Articoli | 16 Marzo 2017

Ferdinand Bilstein Italia: saper fare e saper essere al servizio dell’aftermarket

Flessibilità, adattabilità e reattività connessi con profondità di gamma e qualità del prodotto: queste le linee strategiche di Ferdinand Bilstein Italia, la nuova ragione sociale che unisce febi e Blue Print. Ne parliamo con Emanuela Perino, amministratore delegato del gruppo.
 

Nata in Germania oltre 170 anni fa come azienda per la lavorazione dei metalli e dedicata all’automotive fin dagli esordi di questo settore, Ferdinand Bilstein è una società a forte vocazione internazionale e leadership familiare: con i suoi marchi, riuniti sotto l’ombrello bilstein group, sviluppa la sua attività in 140 Paesi e raggiunge un fatturato di oltre 500 milioni di euro.
Presente in Italia da oltre vent’anni, di recente il gruppo si è dato anche nel nostro paese un assetto nuovo, più adeguato a operare su un mercato che sta mostrando una decisa tendenza alle concentrazioni e in linea con la sua organizzazione nel resto del mondo. Il primo di gennaio 2017 il gruppo ha presentato Ferdinand Bilstein Italia, la nuova azienda che ha in scuderia due cavalli di razza dell’aftermarket indipendente, febi e Blue Print, insieme al marchio storico SWAG, e in cui sono confluite le due aziende che li avevano fin qui distribuiti.
Per capire che cosa significhi questa fusione è necessario fare un passo indietro e vedere cosa è successo in questo ultimo anno.
La prima mossa: un amministratore unico, Emanuela Perino, già AD di febi Italia, che lo scorso marzo prende in mano le redini anche di ADL Italia - Blue Print e alla quale il management tedesco affida il compito di pianificare tutti gli aspetti dell’operazione e di guidare la fase di transizione.
“Si è trattato di gestire la complessità, prevenendo eventuali aspetti critici tipici di processi di questo tipo. Di fatto, entrambe le squadre hanno reagito molto bene e abbiamo portato a termine la fusione nei tempi minimi che avevamo preventivato. Il passaggio è avvenuto senza complicazioni – afferma Emanuela Perino – e i clienti non si sono praticamente accorti di nulla: anche questo è un segno che tutto ha funzionato come doveva”.
Capiamo meglio, allora, insieme al nuovo AD di Ferdinand Bilstein Italia, Emanuela Perino, come sono andate le cose.
 
Cosa significa che febi e Blue Print sono diventati una cosa sola?
Ritorniamo brevemente al momento in cui tutto è cominciato. Annunciando l’acquisizione di Blue Print, sei anni fa, la casa madre tedesca fu chiara nel dare un messaggio che parlava essenzialmente di unione sul presupposto di valori condivisi: l’affiancamento di febi e Blue Print mette in grado il nostro gruppo di offrire all’aftermarket dei ricambi a livello mondiale una soluzione di qualità, veramente completa e - sottolineo - indipendente per tutte le marche e i modelli di veicoli. Questa affermazione è valida al cento per cento anche oggi, e la nascita di Ferdinand Bilstein Italia ci permette di agire con la massima efficacia possibile per concretizzare questa opportunità.
D’altro lato la nuova Ferdinand Bilstein è il risultato di un processo di razionalizzazione, armonizzazione e integrazione delle strategie e delle storicità delle aziende che prima rappresentavano i marchi febi e Blue Print. Ci siamo orientati seguendo due principi: da una parte l’efficienza aziendale, per creare le condizioni per stare al passo con il mercato e servirlo con flessibilità, reattività, velocità di risposta e capacità propositiva. Ecco allora, per esempio, che abbiamo dato priorità all’integrazione dei sistemi informatici per la gestione aziendale. Già nei mesi precedenti la fusione è stata preparata la migrazione all’ERP Navision della sede di Varedo, in modo di allinearla alla situazione di Settimo Torinese, ed è stato sviluppato un sistema per cui oggi entrambe le sedi italiane sono in comunicazione costante anche con la casa madre in Germania, con cui condividono tutte le informazioni in tempo reale.
L’altro criterio che ci ha guidato è stato la valorizzazione della nostra squadra. Del resto la grande attenzione alle persone è un valore che ispira tutto il gruppo, e non a caso da anni in Germania risultiamo tra i migliori datori di lavoro nella classifica Top Employer. Abbiamo fatto interagire le persone, ascoltandone le esigenze e trovando soluzioni flessibili che potessero essere vantaggiose per tutti. Abbiamo fatto e continueremo a fare formazione al personale, così che chi era specialista solo di febi possa acquisire competenze anche su Blue Print e viceversa. Abbiamo definito con esattezza i profili professionali e creato team di lavoro trasversali su Settimo e Varedo, stabilendo ruoli chiari ed eliminando le sovrapposizioni. Mi fa piacere dire che contemporaneamente abbiamo salvaguardato in toto l’occupazione.
 
A proposito di mercato, le strategie commerciali di febi e Blue Print erano tradizionalmente diverse, in virtù di una dinamica competitiva differente. Come si pone la nuova società a riguardo?
Non c’è dubbio che i due marchi siano percepiti dal mercato in modo differente. È il risultato di scelte precise compiute nel corso del tempo, che hanno puntato a capitalizzare gli elementi distintivi di ciascuno. Il marchio febi è connotato come un premium brand, caratterizza un’offerta di ricambi molto tecnici, che copre praticamente tutte le componenti essenziali di auto tedesche ed europee, e si muove secondo le dinamiche di un mercato di fascia alta. Blue Print è sinonimo di ricambi per vetture asiatiche e americane, specialista per freni, frizioni e filtri, e si trova a confrontarsi con l’aggressività tipica di questo segmento del mercato.
Non si tratta ora di snaturare, quanto di riequilibrare questa impostazione, facendo emergere aspetti che permettano di armonizzare una situazione che in passato può essere stata vissuta quasi come contrapposizione. In concreto: per Blue Print continueremo a fare tutto quello che occorre per essere competitivi nelle 3F, ma esiste contemporaneamente una gamma cospicua di ricambi che forse finora sono rimasti un po’ in secondo piano e che si prestano in tutto e per tutto a essere trattati e proposti come ricambi tecnici e di servizio. Li vogliamo valorizzare in modo che diventino fonte di guadagno per i nostri partner. Viceversa su alcune linee febi abbiamo margini di manovra utili per aumentarne incisività e penetrazione.
 
Quale è secondo lei il vantaggio più importante di questa fusione per i vostri clienti?
Il primo vantaggio è avere come interlocutore un’azienda solida ed efficiente, come dicevo, completamente dedicata all’aftermarket. Significa che offriamo l’affidabilità di un gruppo importante e dai numeri ragguardevoli e contemporaneamente la snellezza di un’organizzazione fluida, che sa e può muoversi e decidere con rapidità.
Inoltre con il nostro know-how di produttori di una parte dei nostri ricambi siamo in grado di fornire al mercato una gamma davvero completa e di qualità: ad esempio il marchio febi offre un assortimento completo di parti sterzo e sospensioni per tutti i veicoli, così come Blue Print lo può fare per il frenante. Abbiamo ricambi di alta, media, bassa e anche bassissima movimentazione, come recita uno slogan che abbiamo utilizzato molto “febi ce l’ha” e lo stesso vale per Blue Print: una condizione attraverso la quale mettiamo i nostri partner in grado di offrire ai loro clienti servizio e qualità. Inoltre, nei prossimi mesi abbiamo in programma di lavorare sul marchio SWAG in modo più organico di quanto fatto in passato, arrivando così a offrire una soluzione globale al mercato.
Infine, ci tengo a sottolineare la nostra competenza nel “crossare” le referenze: siamo molto attenti, infatti, a fare in modo che tutti i nostri codici siano sempre aggiornati rispetto ai riferimenti OE, così che il ricambista e l’officina possano sempre identificare correttamente il ricambio e con facilità. È un’attività molto importante, che richiede tempo e risorse, ma che rappresenta un valore aggiunto nel lavoro quotidiano dell’autoriparatore.
 
Torniamo a parlare del vostro “profilo” di realtà completamente dedicata all’IAM: oltre a essere un’azienda commerciale siete anche un produttore di ricambi: quali vantaggi comporta questa duplice anima sia per voi sia per i vostri clienti?
L’esperienza di produzione è nel DNA del gruppo ed è per il mercato la garanzia della qualità dei nostri prodotti. Posso anche dire che è una competenza che non solo appartiene alla storia dell’azienda ma anche al suo futuro: è di questi giorni, infatti, la notizia che è stata ultimata la realizzazione del nuovo impianto di produzione che dovrebbe diventare pienamente operativo entro l’estate.
Con il nuovo complesso produttivo, che prevede un’area di 10.000 metri quadrati attrezzati con la più moderna tecnologia, si intende potenziare ulteriormente il livello della produzione interna e del controllo di qualità dei propri ricambi tecnici e di precisione. È da sottolineare anche che il nuovo impianto è stato realizzato proprio presso la sede centrale e direttiva di Ennepetal in Germania, a ribadire la centralità e la strategicità della produzione e del controllo di qualità per bilstein group.
 
Infine diamo uno sguardo al mercato: in questi ultimi anni si assiste all’insorgere di nuovi player e scenari e le dinamiche della distribuzione ricambi stanno ricevendo numerosi impulsi, anche in contrasto fra loro. Qual è la sua opinione sulle trasformazioni in atto e sul ruolo di ricambisti e distributori nella filiera tradizionale?
Abbiamo assistito negli ultimi due anni a importanti movimenti e nell’ultimo periodo a una vera accelerazione del mercato con operazioni di fusione e acquisizioni, attraverso le quali grandi operatori, anche già affermati nella distribuzione italiana, si sono ulteriormente consolidati e strutturati. Alcuni di loro stanno investendo molto per poter controllare l’intera filiera, dai ricambisti alle officine. La filiera lunga è una nostra particolarità e ha un ruolo fondamentale nel garantire una distribuzione capillare dei prodotti in un paese con una conformazione geografica e peculiarità locali così marcate.
La situazione è così magmatica che risulta difficile fare previsioni; tuttavia non bisogna essere indovini per poter dire che tra i grandi player della distribuzione vincerà proprio chi saprà legare a sé i ricambisti e a cascata le officine, fornendo loro non solo ricambi ma consulenza e servizi in tutti gli aspetti tecnici e gestionali, e ponendosi quindi come partner insostituibile a trecentosessanta gradi per lo sviluppo del business. Piuttosto, sarà interessante vedere quali strategie e quali strumenti saranno messi in campo. Per parte nostra, la nostra collaborazione con molti di questi grandi player è da tempo operativa e poggia su solide basi.
 

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