Opinioni | 04 Ottobre 2019 | Autore: David Giardino

Si stava meglio quando si stava peggio?
Riprendo volentieri un recente editoriale che ha colpito nel segno, provocando reazioni nel mondo della distribuzione e in quello della produzione; mi riferisco all’editoriale “Ritorno al passato” dove indicavo la multi-distribuzione come una delle cause dell’attuale situazione competitiva e di abbassamento della marginalità.

Belli i tempi nei quali l’esclusiva permetteva la tutela del proprio orticello e la crescita tutelata delle proprie marginalità! Alcuni autorevoli operatori del settore mi hanno fatto però notare che i componentisti (almeno non tutti) non avrebbero cambiato il proprio assetto distributivo se non avessero avuto delle forti pressioni dai neo-nati di allora gruppi di distribuzione, che hanno aggregato fatturato di aziende diverse, con lo scopo di aumentare il proprio potere di acquisto e successivamente forzando l’apertura dei marchi a tutti i partecipanti.

Così, a quelli che lo hanno fatto per crescere di fatturato, si aggiungono quelli che sono stati costretti dalle evoluzioni della distribuzione, mentre altri ancora si schermano dietro le ragioni dell’Antitrust che non permette esclusive se si superano determinate quote di mercato. Non esiste quindi un solo responsabile, e le ragioni rimbalzano come le palline da ping pong da un campo all’altro. In un mercato dove si cerca il responsabile di un malessere diffuso, si aggiungono le cause esterne che portano ulteriori occasioni di conflitto fra gli attori di questo mercato. Mi riferisco a quei distributori internazionali che riescono, grazie a condizioni favorevoli di acquisto e di costi, a consegnare merce in 24 ore direttamente dal paese di provenienza.

Crollati i muri dei confini internazionali che hanno mantenuto per anni lontane le importazioni soprattutto dalla Polonia, mettere ordine al fenomeno sempre più acuto del parallelismo è una partita persa in partenza, sulla quale i componentisti di maggiore visibilità non sembra abbiano più carte da poter spendere. Ad aggiungere carne al fuoco sono gli e-commerce aperti da strumenti più o meno leciti di confronto dei prezzi, che mettono a nudo le differenze di condizioni dovute sia dalle inefficienze sia da realtà di paesi molto differenti. Senza confini né segreti, gli sforzi che si devono affrontare in Italia per un distributore locale sono ingenti, e le certezze alle quali aggrapparsi destinate a diminuire nel tempo. E’ il momento di cambiare modello, non di rimpiangere il passato che ormai è troppo lontano per poter ritornare.

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