Opinioni | 13 Maggio 2016 | Autore: David Giardino

Per colpa di chi?!
È interessante constatare che spesso, durante gli scambi di opinione con gli operatori della filiera della distribuzione indipendente, alla segnalazione di una inefficienza, di una abitudine sbagliata o di una qualsiasi sofferenza, generalmente l’interlocutore - a prescindere dal suo ruolo nella filiera - individua il problema nel comportamento altrui, ma mai su se stesso. È un comportamento comprensibile, molto umano, ma poco utile per affrontare i problemi e se possibile risolverli, o almeno reagire.

È ormai passata abbastanza acqua sotto i ponti dal primo RicambistiDay e sono stati numerosissimi gli operatori che, successivamente alla loro presenza, hanno voluto manifestare apertamente la soddisfazione di aver partecipato a un incontro finalmente finalizzato a stimolare importanti riflessioni sul cambiamento dello scenario competitivo in Italia all’alba dell’ingresso di tre fra i più importanti gruppi di vendita di ricambi alle officine d’Europa.

Altri operatori, invece, hanno segnalato più o meno esplicitamente un certo disagio verso un evento che per la prima volta ha messo a nudo la debolezza strutturale distributiva italiana, proponendo a tutti i suoi attori una necessità vitale di cambiamento.
Come se per questi il problema fosse il RicambistiDay e non Stahlgruber, SAG o Inter Cars.

La proposta distributiva Italiana, concepita con la partecipazione di numerosissime micro imprese, senza alcuna o pochissima omogeneità fra loro, salvo rare eccezioni, senza la capacità di condizionare gli acquisti se non in minima parte, è la causa principale della propria debolezza e dell’interesse stesso da parte di operatori internazionali (un mercato inefficiente è facilmente aggredibile) verso questo mercato che è il secondo d’Europa per valore.

Mettere la testa sotto la sabbia, pretendere che non si parli di questa evidenza, nascondere ai ricambisti le dinamiche competitive, sperando che solo questo possa bastare a prolungare anche solo di un giorno la propria attività che per anni è stata tanto redditizia per molti, è inutile se non dannoso. Proporre una nuova strategia, fatta di accordi strutturati fra imprese, con l’intento di rafforzarsi reciprocamente con il vantaggio di tutti, è una delle proposte che hanno solo aleggiato in Italia per più di dieci anni, senza però aver ancora portato dei risultati concreti e diffusi. Le aggregazioni di ricambisti che spaventano i distributori, anziché stimolarli a una interpretazione differente del rapporto cliente/fornitore, sono solo la punta dell’iceberg di un atteggiamento fortemente reazionario del mercato. Solo pochi sembrano capaci di capire che la struttura distributiva deve cambiare e anche velocemente se vuole sopravvivere.

Non basteranno le pressioni sui fornitori a non servire direttamente i ricambisti (se non lo fanno è solo per motivi di costi logistici, non per altro), non basterà neppure chiedere alle imprese di comunicazione di non affrontare i temi della distribuzione in convegni dedicati per evitare che il mercato cambi.

Sarebbe importante, sempre che non sia troppo tardi, attuare con determinazione una propria strategia, cercando di recuperare il tempo perduto in anni passati senza proporre sostanziali contenuti, senza più perdere tempo cercando di chi sia oggi la colpa.
 

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