Opinioni | 26 Gennaio 2017 | Autore: David Giardino

Un “colpo” da Maestro o da Ragioniere?
Tanto si è detto e scritto sull’individualismo atavico degli imprenditori italiani.
La micro imprenditorialità è un fenomeno tipico della nostra penisola, che determina la forza e nel contempo la debolezza delle sue imprese.
Per un imprenditore, perdere l’indipendenza a favore di una struttura più forte e competitiva, è uno sforzo titanico, spesso inaffrontabile.

Così si rinuncia alla propria impresa solo quando è troppo tardi, cioè quando ci si rende conto che non si è più capace di fare utili o di sostenere gli indispensabili investimenti. Si sarebbe disposti a vendere solo quando ormai la propria azienda non vale più nulla e nessuno è più disposto a comprare.
Questa lunga introduzione, molti di voi lo avranno già capito, vuole sottolineare la forza e la novità che l’aggregazione Ovam, Top Car, e Ricauto ha portato al nostro mercato e in generale all’approccio imprenditoriale italiano.

L’operazione lascia intravvedere una regia intelligente, forse anticipata in una convention, dove, del tutto inattesa, veniva annunciata ai componentisti una fusione delle aziende di distribuzione presenti; e questo con stupore soprattutto delle stesse.
I più importanti distributori di ricambi auto in Italia stanno crescendo, spostando le loro attenzioni da Ovest a Est, e da Sud a Nord. I singoli distributori appartenenti a gruppi con esclusive territoriali hanno visto concretizzarsi sempre con maggiore forza la debolezza del modello aggregativo, che premiava le aziende meno efficienti a discapito di quelle che avrebbero voluto e potuto crescere maggiormente anche allargando il proprio territorio di servizio.
Così è successo in occasione dello scioglimento del gruppo I.di.a. per le necessità di crescita di I.di.r. e di Ovam; così dovrà essere definito presto l’orientamento di gruppi che hanno ancora questo vincolo, che sembra ormai appartenere a un mercato che non esiste più.

Il Nord Est in breve tempo è diventato terreno di conquista di tutti i più importanti distributori nazionali, mettendo pressione alle aziende che lì avevano fatto la loro fortuna, ma che non potevano replicare il modello all’esterno per ragioni strutturali e anche contrattuali. Un angolo dal quale sarebbe stato difficile uscirne senza danni.
Sapremo più avanti tutti i dettagli di questa operazione, che vede le realtà coinvolte beneficiare del nuovo assetto, creando di fatto il secondo distributore italiano, che per la prima volta può ambire al primato rimasto per più di mezzo secolo incontrastato.
 

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