Opinioni | 13 Marzo 2017 | Autore: David Giardino

Che ne sanno i 2000?
I miei figli, che sono ancora piccoli, ascoltano spesso questa simpatica canzone; per chi non la conoscesse, basta scrivere il titolo dell’editoriale su Google e immediatamente sarete anche voi aggiornati sul tema che ha ispirato questo mio editoriale.
Per tutti coloro nati dopo il 2000, i nomi citati in questa canzone non possono rappresentare altro che una occasione di rima, e i più giovani canticchieranno il ritornello senza capire che nei fatti parla proprio di loro, ma i miei figli si divertono e questo mi basta.
Alla fine questo è il destino a cui vanno incontro tutti gli status quo, i miti, che siano essi persone, modelli di business, di mercato, tutti dimenticati in più o meno tempo, tutti destinati a essere, per le nuove generazioni, nel migliore dei casi un testo canticchiato per una occasionale rima?
La feroce trasformazione, che chiamo così proprio per la rapidità degli avvenimenti che giornalmente mi passano sulla scrivania, mi lascia pensare che non sono lontanissime le generazioni interessate al mercato indipendente della filiera riparativa dell’automobile che troveranno completamente trasformato il mercato attuale, sino a perdere completamente i riferimenti organizzativi precedenti.
Dal mio posto di osservazione, non è difficile vedere la tendenza, la virata forte che i capitali in gioco stanno dando al mercato, imponendo dei ritmi incalzanti alle aziende forti, e degli ultimatum a quelle più deboli.
La forte verticalizzazione prevedibile nei prossimi anni disegnerà un mercato costituito sempre più da attori che controlleranno sempre più in profondità la filiera sottostante.
Tanto più forza finanziaria sarà a disposizione, tanto più forte sarà il controllo.
La filiera indipendente, così come è organizzata in Italia, dove operano ottimi imprenditori, bravissimi localmente, ma con grandi difficoltà a crescere territorialmente, rende necessario un intervento esterno, che abbia la capacità di ottimizzare le risorse per migliorare l’efficienza dell’impresa.
La marginalità che sta diminuendo è un tema noto a tutti, le previsioni di una riduzione degli operatori della riparazione - dovuta a una serie congiunta di ragioni che non voglio per questioni di spazio affrontare in questo editoriale, ma di cui parlerò sicuramente nel prossimo RicambistiDay a Verona - non lasciano spazi a scenari diversi, creando contesti dove solo i migliori saranno in grado di competere. La concentrazione è un fenomeno di tutti i settori economici e coinvolgerà tutti, bisogna accettarlo e bisogna organizzarsi per tempo.
La distribuzione e la riparazione auto per quelli nati nel 2000 non sarà mai più quella che noi riconosciamo ancora oggi.
 

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