Opinioni | 15 Settembre 2017 | Autore: David Giardino

Auto connessa certa, futuro incerto
Il fascino che porta con sé lo sviluppo tecnologico è davvero tanto; lo abbiamo visto con la trasformazione della vita comune attraverso la navigazione virtuale in negozi di tutto il mondo, cercando occasioni o pezzi introvabili; lo abbiamo visto attraverso il controllo della temperatura di casa dal proprio smartphone, che nel frattempo non è più un telefono, ma la memoria di emozioni, di contatti, di attività.
Siamo tutti connessi, tutti (o quasi) con un profilo virtuale, divisi fra la vita reale e quella virtuale. Si comprano ormai anche i gelati sul web, che arrivano a casa freschi dopo meno di un’ora. Tutto bellissimo sino a qui. Non vendiamo gelati, non abbiamo un negozio di quartiere e Amazon o eBay non fanno poi così paura.
Se pensiamo all’impatto tecnologico che il mondo informatico porterà al prodotto autovettura da qui a dieci, quindici anni, allora la musica cambia. L’auto a guida assistita prima e la guida autonoma poi cambieranno indubbiamente e in maniera traumatica il modo stesso di concepire
l’assistenza e la riparazione degli autoveicoli.
Il modello di assistenza Tesla è eloquente e stiamo parlando di una vettura già su strada, non di una ipotesi o di una fantasia. L’auto di Tesla non la riparano tutti, ma soltanto gli autorizzati Tesla, dopo aver frequentato dei corsi (in Olanda e Inghilterra) a pagamento e cari, dopo aver comprato l’attrezzatura e i ricambi online (anche questi forniti in esclusiva) e dopo che Tesla stessa farà arrivare i clienti all’officina dando indicazioni attraverso il web su dove andare e quando.
Un mercato chiuso quindi, dove chi controlla la centralina della vettura in remoto via wifi (non ci sono prese OBD), di fatto controlla il business e la canalizzazione al 100%.
Se pensiamo alla difficoltà e alla precisione delle tarature dei sistemi coinvolti nella assistenza alla guida, radar e telecamere, anche il banale cambio di un parabrezza o di un braccio sospensione potrebbero rivelarsi un ostacolo insormontabile per un’officina non attrezzata e non inserita nel circuito autorizzato.
La possibilità da parte dei costruttori auto di sapere in remoto dove si trova il veicolo, quanti chilometri ha percorso, il livello di usura di pastiglie e i prossimi interventi di manutenzione ordinaria o di riparazione aprono delle serie preoccupazioni per il mercato indipendente della riparazione scollegato dai canali privilegiati di dialogo con le vetture tecnologiche.
Le ragioni della sicurezza saranno le principali armi dei costruttori, che potranno sostenere, senza troppe difficoltà, che se saranno dei riparatori non autorizzati a fare gli interventi loro non potranno più garantire il perfetto funzionamento dei sistemi di sicurezza ormai tutti collegati l’uno con gli altri. Frenare, sterzare accelerare sono attività collegate in una unica centralina elettronica il cui cuore sarà tenacemente custodito da chi l’ha concepito.
La tecnologia avrà nel nostro settore un impatto tanto più forte quanto più si farà trovare impreparato ad approcciare i nuovi sistemi di sicurezza.

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