Opinioni | 06 Febbraio 2018 | Autore: David Giardino

Le bufale, ma non solo quelle campane
Il futuro dell’automobile sarà sempre più digitale; lo impongono le nuove tecnologie che invadono prepotentemente tutti gli aspetti della nostra esistenza, dalla domotica all’auto a guida autonoma. Il fascino e la forza dell’Internet of Things applicato al mondo automotive apre degli scenari molto affascinanti sotto il profilo tecnologico, ma davvero inquietanti se si pensa alla filiera tradizionale della riparazione. Le autovetture sono sempre al centro di tutti i mali possibili, per via dell’inquinamento, del traffico, delle tasse e degli incidenti provocati in maniera particolare dai SUV (chissà poi perché...).

Ecco che allora, per abbassare l’inquinamento nelle città, si sospende la circolazione sino agli Euro 4 (ma non erano stati venduti come non inquinanti?) senza peraltro ottenere, da parte delle amministrazioni pubbliche, alcun significativo risultato concreto, se non quello di poter dire “abbiamo fatto il possibile”. Ora è arrivato il momento dell’auto elettrica, non perché sia davvero meno inquinante; bisognerebbe conoscere esattamente quanta CO2 si produce per fare arrivare l’elettricità necessaria alla ricarica e il peso energetico per produrre gli accumulatori e poi successivamente la gestione del loro smaltimento, per essere certi di stare dalla parte del pianeta e non da quella di Elon Musk (AD di Tesla Motors e di altre importanti imprese tecnologiche), che a mia opinione diventerà sempre più ricco grazie alla vendita di accumulatori e non di vetture elettriche. Sarà così necessario, politicamente parlando, rottamare le automobili con motori a scoppio, partendo da quelle ad alimentazione diesel, le quali sono state prima intubate e soffocate per colpa delle trappole del particolato; ma oggi è stato deciso che questo non basta più. Avranno ancora tempo le motorizzazioni a benzina per soluzioni ibride, dopo sarà solo elettrico.

Una parabola che coprirà almeno i prossimi venti anni per realizzarsi, mentre in paesi meno democratici, come la Cina, dove le decisioni draconiane vengono prese con maggiore disinvoltura, il parco circolante cambia da un giorno all’altro. Se fosse possibile risolvere il problema dell’inquinamento globale attraverso la sostituzione del circolante a scoppio con quello a trazione elettrica, sarei anche io da questa parte, ma temo che non sia così. Sicuramente i veicoli elettrici, carichi di tecnologia e di centraline elettroniche che dialogano in maniera autonoma (oltre a guidare) con il loro produttore, determineranno la fine della riparazione, così come oggi la concepiamo. I punti di riparazione, più simili ad Apple Store che a una autofficina, saranno solo dei punti di contatto per il produttore, che gestirà da remoto e rigidamente ricambi e assistenza. Certo qualcuno sarà contento, ma non si dica che è stato fatto per salvare il pianeta...

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