Opinioni | 12 Giugno 2018 | Autore: David Giardino

Passa il tempo, non l'approccio
Il mercato del post-vendita automobilistico ha da sempre creato nei costruttori auto molte aspettative, con strategie di fidelizzazione verso i propri clienti non sempre di successo. La crisi del nuovo immatricolato ha ridotto il numero degli operatori autorizzati, molti dei quali sono diventati di proprietà dei costruttori stessi; la manutenzione è un elemento strategico anche nella vendita dell’auto nuova, la mancanza di rete ne pregiudicherebbe non poco i presupposti.

Per questo nel tempo si è consolidata una specifica strategia di manutenzione programmata collegata alla vendita del nuovo, che arriva a coprire il servizio di assistenza fino a quattro anni (cioè due anni in più rispetto alla garanzia legale) oppure 100.000 chilometri nei due o quattro anni. Questi esempi adottati da molti costruttori, unitamente a campagne promozionali dedicate alla manutenzione, hanno spostato e stanno spostando dei volumi dalla rete indipendente a quella autorizzata. Come se ciò non bastasse, anche le formule di vendita con restituzione del mezzo permettono finanziamenti bassi per l’utilizzo del veicolo senza però entrarne mai in possesso poiché dopo quattro anni verrà sostituito con uno nuovo.

La crescita del mercato del noleggio a lungo termine, inoltre, canalizza la riparazione di ulteriori veicoli con logiche differenti utilizzate dal singolo consumatore. In un mercato che vede assottigliarsi sempre di più le autovetture di proprietà con più di quattro anni di vita, le conseguenze inevitabili sono una riduzione dei volumi e del lavoro per la filiera indipendente, sempre che non sia capace di agire in maniera organizzata sia verso il consumatore finale, proponendosi come alternativa affidabile ed economica alla rete del costruttore, sia verso gli operatori professionali del noleggio a lungo termine con logiche forti di servizio e professionalità e di prezzo. Tutto questo sarebbe possibile se negli anni addietro le risorse a disposizione fossero state investite con questo intento, ma sono rarissimi gli esempi di reti omogenee in tutta Italia per qualità e prezzo dell’offerta.

Non ultima, la ancora stucchevole presa di posizione di alcune organizzazioni di concessionari, che definiscono il ricambio indipendente con slogan degli anni 50, negando l’evidenza che la qualità degli stessi è analoga a quella fornita dai magazzini dei concessionari a marchio del costruttore. La sfida a colpi anche bassi fra canale autorizzato e indipendente è sempre viva, facendo dimenticare forse a troppi che si avrebbero più vantaggi che svantaggi a collaborare.

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