Articoli | 18 Settembre 2020 | Autore: redazione

L’aftermarket in Europa: come ha reagito alla crisi

L’impatto del Covid-19 e le proposte per la ripresa: un osservatorio nato da un’indagine FIGIEFA condotta per conto della Comunità Europea.

Per meglio comprendere l’impatto del Covid-19 in particolare nel settore automotive, la Commissione Europea ha svolto un’indagine attraverso le associazioni di categoria di ciascuna nazione. Sotto i riflettori dunque un importante settore dell’economia europea, che coinvolge circa mezzo milione di aziende (molte delle quali sono PMI) e i loro 43 milioni di addetti: attività post-vendita (servizi aftermarket quali riparazione e manutenzione veicoli, vendita di ricambi, accessori, lubrificanti, ma anche noleggio, vendita auto, ecc.)

Per quanto riguarda il nostro settore, FIGIEFA si è fatta carico di contattare le associazioni di categoria per svolgere un’indagine anonima tra i distributori di ricambi dell’aftermarket indipendente: 50.000 centri appartenenti a 30.000 aziende e oltre 350.000 addetti.

Tra il 15 aprile e il 22 maggio, in totale 408 aziende in tutta Europa (incluse alcune nazioni limitrofe quali Islanda, Norvegia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Ucraina) hanno risposto alle domande sull’impatto sul proprio business e sui posti di lavoro della crisi decretata dal Covid-19 e sulle misure prese dai rispettivi governi per affrontare la crisi.

Di queste, circa l’80% (326 società per l’esattezza) sono PMI (aziende con meno di 250 dipendenti e meno di 50 milioni di fatturato, secondo la definizione della Comunità Europea); 75 hanno un fatturato superiore e solo cinque hanno più di 5.000 dipendenti.

La maggior parte delle risposte (il 68,38%) sono arrivate da aziende che hanno sede nei paesi più colpiti dalla pandemia: Francia, Italia e Spagna.

L’impatto del Covid-19 sul business

Il primo dato che si registra è che praticamente tutte hanno potuto continuare la loro attività, il 60% delle quali senza alcun tipo di restrizione; solo 3 aziende su 408 hanno dichiarato di aver dovuto chiudere completamente. Una proporzione che rispecchia quanto successo in Italia, dove il settore della manutenzione e riparazione e tutta la filiera erano considerati strategici e dunque chi ha potuto ha continuato a lavorare, anche se con ritmi sicuramente differenti rispetto a prima.

In Europa, chi ha sofferto di più sono le aziende che vendono anche ai privati, mentre le attività B2B sono rimaste aperte. In ogni caso da metà marzo il crollo dei volumi delle vendite ha toccato tutti: più della metà delle aziende ha dichiarato un calo del 50%, mentre il 30% delle aziende parla di oltre il 65% di perdita.

L’impatto del Covid-19 sull’occupazione

Il drastico calo delle vendite ha ovviamente avuto importanti conseguenze sui livelli occupazionali. La maggior parte delle aziende ha dichiarato di usufruire di misure per la riduzione parziale dell’impiego concesse dallo Stato, con il 57% delle aziende che hanno optato per una riduzione di oltre il 50% della forza lavoro. Si tratta di misure temporanee, che mirano a salvaguardare i posti di lavoro a lungo termine, ma di fatto solo una piccola parte si dichiara certa di non ricorrere al licenziamento nel breve e medio periodo, mentre il 56% sta valutando la cosa e rimanda la decisione in attesa di una chiara ripresa del mercato.

Le azioni dei governi

Molti governi hanno messo in atto misure economiche e finanziare a supporto delle imprese, ma la sensazione è che le cose vadano molto a rilento e le aziende fatichino ad avere risposte positive; la necessità di velocizzare le modalità di acceso al credito e alla liquidità è un elemento comune. Sicuramente il problema più sentito dalle aziende è quello della liquidità, considerato anche che normalmente le PMI non hanno grandi fondi a cui appoggiarsi.

Si attendono dunque misure ad hoc che possano principalmente assicurare liquidità alle aziende, sia attraverso una riduzione delle tassazioni sia attraverso misure di sostegno e incentivi.

In secondo luogo si attendono interventi specifici per il settore aftermarket, che possano garantire una leale competizione eliminando le attuali difficoltà di accesso ai dati, il monopolio delle case auto su ricambi captive, assicurando il proseguimento delle garanzie della B.E.R. e infine evitando uno svecchiamento forzato del circolante a suon di incentivi. Infine, un coordinamento a livello europeo è auspicabile per tutte le aziende, con una riapertura della circolazione delle merci senza dazi penalizzanti e una armonizzazione della tassazione. Ci vogliono dunque anche misure di ampio respiro che non siano solo una risposta emergenziale, ma permettano un rilancio a lungo termine del mercato.

Le 12 proposte per il rilancio

FIGIEFA, insieme altre sei associazioni di categoria europee del settore automotive (ADPA, AIRC, CECRA, EGEA, SMEunited, UEIL) ha stilato un documento con 12 proposte per il rilancio post Covid-19 del settore da consegnare alle autorità europee per aiutarle a identificare le misure da intraprendere.

L’intento è quello di dare delle linee guida utili per il medio e lungo periodo che possano rendere il settore automotive più solido e resiliente in caso di nuove crisi o eventi inaspettati.

Queste proposte rispondono anche ai quesiti e alle aspettative espresse dalle aziende che hanno partecipato all’indagine effettuata da FIGIEFA per conto della Unione Europea.

1. Affrontare il problema della liquidità delle PMI;

2. Misure mirate per chi ha bisogno;

3. Opportunità di finanziamento specifiche per investimenti responsabili e manodopera qualificata;

4. Libera circolazione dei lavoratori;

5. Libera circolazione delle merci;

6. Luoghi di lavoro sicuri per i dipendenti in Europa;

7. Incoraggiare le persone a ottenere il "controllo ecologico" dei loro veicoli;

8. Contribuire a garantire un ambiente più pulito - eliminare gli "inquinanti" durante le PTI;

9. Digitalizzazione: rapida adozione della legislazione dell'UE sull'accesso ai dati e alle risorse di bordo necessari;

10. Promuovere l'economia circolare e passare a un settore dei servizi automobilistico più sostenibile e circolare;

11. Mantenere e modernizzare il regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico;

12. Organizzare un vertice europeo sulla catena del valore automobilistico.

Sia per il piano di ripresa sia per il mondo post Covid-19, porre le PMI al centro dell'attenzione contribuirebbe a scatenare il loro importante contributo all'intera economia europea. Allo stesso modo, in linea con gli obiettivi dell'UE, aiutare il settore a diventare più digitalizzato e circolare, renderà l'UE e la sua economia più sostenibili, resistenti e adatte alle sfide attuali e future in materia di mobilità, lavoro e ambiente.

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Tags: figiefa aftermarket

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