Articoli | 01 February 2006 | Autore: Monica Mistretta

Turchia: il Paese delle mille e una joint-venture

L’Asia non è solo il continente di Cina e Taiwan. C’è un Paese, la Turchia, che esporta oltre il 60% della sua produzione automotive. È il regno delle joint-venture, dove chi porta know-how tecnologico, è sempre benvenuto.

Quando si afferma che la Turchia è un Paese a metà tra Asia ed Europa, non si fa riferimento a un semplice modo di dire. Perché
a Istanbul è davvero possibile fare colazione in Asia e cenare in Europa, varcando semplicemente il celebre ponte sospeso sul Bosforo. Mosaico di culture e di religioni, la Turchia dal punto di vista geografico appartiene all’Asia, ma da quello geopolitico è sempre più vicina all’Unione Europea, di cui entrerà a far parte nel 2015. La Turchia rappresenta sotto molti aspetti il mercato di sbocco ideale per i Paesi dell’Unione, caratterizzati, in questa fase, da una contenuta crescita economica. Gli oltre 10 miliardi di dollari in esportazioni del 2004 fanno del settore automotive il fattore trainante dell’economia locale: nel Paese sono presenti i maggiori costruttori di veicoli internazionali, tra cui Ford, Honda, DaimlerChrysler, Renault, Hundai e Toyota. Non ultima la Fiat, che negli anni ’60 è stato il primo costruttore internazionale a produrre un’autovettura in joint-venture con un gruppo locale. Molti, come Peugeot, General Motors e Volkswagen, sebbene non producano in loco, hanno conquistato considerevoli quote di mercato. Ma se i grandi costruttori hanno da tempo aperto importanti impianti produttivi nel Paese, adesso è il momento delle piccole e medie imprese: i fattori di rischio esistono, se è vero che molti economisti considerano l’economia turca ancora instabile, ma le opportunità non mancano. Per questo, la parola d’ordine, per tutti, è joint-venture.

L’economia delle quattro ruote
Il settore automotive è la locomotiva del Paese: nel maggio del 2005, per la prima volta nella storia della Turchia, le esportazioni di auto hanno superato quelle del settore tessile, fino ad allora considerato il più importante dell’economia locale. E le esportazioni, la maggioranza delle quali è destinata all’Europa, costituiscono il 60% della produzione automotive della Turchia: i tre principali mercati sono Germania, Italia e Francia. Dei 15 costruttori di veicoli presenti con siti di produzione, 13 hanno capitale estero: le società in partnership o joint-venture con aziende europee rappresentano il 75% della produzione totale.
Il 2004 è stato un anno record: la produzione di veicoli è salita del 53,3% raggiungendo le 862.000 unità: di queste, 447.000 erano autovetture. La produzione di minibus ha fatto registrare un balzo del 107%, quella di veicoli industriali è aumentata del 75%, del 43% quella di veicoli commerciali leggeri. La crescita è stata trainata dai forti investimenti da parte dei maggiori costruttori internazionali, attratti da una manodopera altamente specializzata e un costo del lavoro relativamente basso. La prima metà del 2005 ha confermato la tendenza del 2004 con un incremento del 6,9%, raggiungendo le 460.170 unità, di cui 232.336 autovetture. Ford e Renault, entrambi in partnership con gruppi locali, sono i maggiori produttori di veicoli del Paese. La joint-venture di Fiat, Tofas, si colloca al terzo posto.
Nel 2004 anno sono stati immatricolati 753.731 veicoli, con un incremento del 92,1% rispetto al 2003: il 58% erano veicoli di importazione. Nel primo semestre del 2005 le vendite nel Paese hanno subito un calo del 15% rispetto allo stesso periodo del 2004, dovuto principalmente alle alte tasse imposte agli automobilisti e al basso potere d’acquisto della maggioranza dei cittadini turchi. Il calo ha colpito soprattutto le autovetture, che hanno subito una contrazione del 17% e in minor misura i veicoli commerciali (-5%). Rispetto ai principali mercati europei, che in generale stanno registrando una flessione delle immatricolazioni, non si tratta di un calo strutturale. Il mercato turco, infatti, non può essere certo definito saturo: nel 2004 nel Paese c’erano 73 veicoli ogni 1.000 abitanti, contro i 617 dell’Italia, i 554 della Germania e i 375 della Grecia.

Aftermarket d’importazione
Con lo sviluppo della produzione automobilistica nel Paese, che ha subito una forte accelerazione a partire dal 1996, anno in cui la Turchia è entrata nell’Unione doganale europea, sono arrivati anche i maggiori componentisti internazionali come Delphi, Bosch, Valeo e Federal Mogul; attualmente il Paese conta oltre 70 joint-venture tra produttori di componenti internazionali e locali. Anche l’industria locale è molto forte, con oltre 700 aziende produttrici di componenti e servizi, molte delle quali sono realtà di piccole e medie dimensioni, ma in possesso di avanzate tecnologie e di certificazioni internazionali, quali l’ISO 9000 e l’ISO 14000. Eppure, nel 2004 solo il 40% dei componenti e dei ricambi montati sui veicoli di produzione locale è stato fabbricato in Turchia. In particolare, il mercato dei ricambi e delle attrezzature destinati all’aftermarket, il cui valore nel 2005 è stato valutato intorno ai 6.500 USD, è costituito per oltre il 50% da prodotti di importazione, pari a 3.900 USD. La principale fonte di approvvigionamento è l’Europa, avvantaggiata dalla mancanza di dazi di importazione rispetto a Stati Uniti e Paesi asiatici; i prodotti più ricercati sono: cuscinetti, parti motore, sistemi di climatizzazione, trasmissione e attrezzature per le officina.
In Turchia circolano 7,5 milioni di veicoli – 4,7 milioni di auto e 2,9 di veicoli commerciali, di cui 6,5 milioni con più di tre anni di vita. Per l’assistenza, gli automobilisti si rivolgono, oltre che alle reti autorizzate, diffuse soprattutto nei principali centri urbani, anche a decine di migliaia di officine indipendenti e 7.500 stazioni di rifornimento, che offrono anche servizi di manutenzione, riparazione e tuning.

La crescita del Diesel
Gli alti prezzi del petrolio hanno modificato le preferenze degli automobilisti turchi: se nel 2002 solo il 2% dei veicoli circolanti era a gasolio, nel 2004 la percentuale è salita al 20%. Attualmente, la maggioranza dei veicoli industriali è equipaggiata con motori Diesel; quasi tutti i veicoli commerciali leggeri sono alimentati a gasolio. Gli esperti prevedono una crescita simile a quella registrata in Europa, dove la percentuale delle auto Diesel ha superato la soglia del 50%.
Il mercato dei componenti del settore ammonta a circa 1,3 miliardi di dollari ed è dominato dalle importazioni. I motori common rail da 1,4 litri sono i più diffusi. L’Italia è il terzo importatore di componenti e ricambi Diesel: nel 2003 ha fatturato 210 milioni di dollari, una cifra che l’avvicina ai 221,3 della Gran Bretagna e ai 227,3 della Germania.

Il mercato delle attrezzature
La rapida crescita del parco auto e la diffusione di nuovi modelli di veicoli caratterizzati da un maggiore contenuto elettronico, hanno creato una forte domanda di attrezzature per la diagnosi e la riparazione dei veicoli. Una domanda che i produttori locali non hanno saputo, fino ad oggi, soddisfare: il valore di questo mercato in Turchia nel 2004 è stato stimato intorno ai 400 milioni di dollari, di cui il 95% costituito dalle importazioni. L’Italia con 75,6 milioni di dollari e la Germania, dall’alto dei suoi 117,8 milioni di dollari, detengono quasi il 50% delle quote totali. Si tratta di un dato estremamente incoraggiante per il nostro Paese, che conferma la forte competitività internazionale delle aziende italiane del settore. Cresce, in particolare, la domanda di attrezzature per la manutenzione degli impianti di climatizzazione, che equipaggiano un numero sempre maggiore di veicoli locali. La recente introduzione di nuovi standard per il controllo delle emissioni e per la sicurezza stradale, inoltre, ha ulteriormente incrementato il mercato delle attrezzature: per poter circolare, tutti i veicoli devono essere sottoposti a revisione ogni due anni (ogni tre le vetture di nuova immatricolazione); attualmente vengono revisionati i sistemi frenanti, le luci e i sistemi di scarico.

Scenari possibili
L’industria dei componenti e dei ricambi turca ha raggiunto alti livelli qualitativi sia per quanto riguarda i processi produttivi sia il prodotto finale. Tuttavia, in alcuni settori, come per esempio quello dei ricambi Diesel e delle attrezzature, resta ancora molta strada da percorrere.
Le aziende locali ne sono consapevoli e per questo sono disponibili ad accordi con partner internazionali, in grado di trasmettere loro il necessario know-how tecnologico e produttivo. Per le società europee del settore si tratta di una grande opportunità. Tenendo però presente che, mentre l’entrata nel mercato turco a partire “da zero” è ancora considerata rischiosa, le partnership, i contratti di licenza, le acquisizioni e le joint-venture, in assoluto la forma di cooperazione internazionale più diffusa in Turchia, offrono le migliori possibilità di penetrazione del mercato. E non sono sempre i partner internazionali a prendere l’iniziativa: spesso, sono le imprese locali ad avere a disposizione le risorse finanziarie necessarie per queste operazioni di consolidamento.

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