Opinioni | 02 Maggio 2012 | Autore: David Giardino

Tutti travolti da un imprevedibile destino?
Il rallentamento dei consumi non poteva certo risparmiare il mercato della riparazione indipendente; anche se continuiamo a raccontarci che il nostro è un mercato anticiclico, non possiamo negare l’evidenza del fatto che, quando si abbassano i consumi delle famiglie italiane, anche la riparazione e la manutenzione delle autovetture ne rimangono coinvolte. C’è il costo della benzina sul quale pesano in modo imbarazzante le tasse vecchie e nuove, problema già affrontato in un mio passato editoriale (“E io pago...” pubblicato su Notiziario Motoristico Aprile 2011) in tempi meno sospetti di quelli attuali, e tutti i costi aggregati, non meno importanti, che hanno nel tempo inciso e disaffezionato anche gli ultimi romantici delle quattro ruote.
Non è però vero che il rallentamento del lavoro in officina sia tutto e solo colpa della crisi. Abbiamo visto come l’abbassamento dei prezzi di alcuni generi alimentari, le promozioni sugli indumenti e la generazione di sempre nuovi outlet dei consumi abbiano attratto i consumatori in luoghi diversi da quelli che erano tradizionalmente abituati a frequentare.
Ancora oggi, nonostante la pretesa minore affluenza di autovetture in officina, non si vedono altrettante offerte commerciali per rinvigorire la voglia di farsi riparare o manutenere la vettura senza il rischio di essere letteralmente “pelati” dall’officina, che si ostina a non preventivare e a esporre il prezzo pieno di listino dei componentisti; quest’ultima, tra l’altro, è una cosa che neanche i costruttori auto fanno più, sebbene si tratti dei propri.
Se le officine si guardassero attorno vedrebbero condizioni di sconto sui ricambi personalizzati rispetto all’età del mezzo, ricambi rigenerati a prezzo scontato anche del 50% sul nuovo, manodopera che scende in proporzione sempre dell’età del mezzo.
Perché nel nostro mondo non avviene nulla di tutto questo e, se ciò non avviene, ci possiamo poi lamentare di avere meno clienti in officina? Nell’attesa che tutti capiscano che i tempi sono cambiati e che quindi va modificato anche il proprio atteggiamento nei confronti del consumatore, propongo al mercato la fotografia di una iniziativa di una officina di Milano, che ha venduto in tre giorni circa 500 tagliandi. Alla faccia della crisi e del minore afflusso in officina. Qualcuno saprà almeno imitare?

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