Opinioni | 10 Febbraio 2014 | Autore: David Giardino

Le idee giuste, i modi sbagliati

Quando un investimento non ha successo, non è facile capire se è sbagliata l’idea di partenza oppure, seppur l’idea sia buona, non si è stati in grado di portarla a termine con l'efficacia e la determinazione di cui ogni buona intuizione ha bisogno per affermarsi sul mercato.

La mancanza dei necessari investimenti, la penuria di forze umane preparate e motivate, la scarsa organizzazione e determinazione sono, a mio parere, più importanti della bontà della idea stessa. Così vediamo affievolirsi, proprio per mancanza della necessaria propulsione, iniziative che avrebbero potuto, almeno sulla carta, portare al successo i suoi protagonisti. Il punto più importante, del quale sono convinto, è che non è possibile avere successo senza i necessari impegno e determinazione, a prescindere della qualità della idea stessa, anzi, in questo senso, l’idea è sicuramente secondaria.

Nel nostro settore, la creazione di network di autofficine è vitale per la riparazione e la distribuzione indipendente. La ragione che più di dieci anni fa ha dato il via a questa propulsione, con l’affermarsi di insegne ora scomparse, è oggi ancora più evidente e necessaria. Una rete di riparazione efficace, slegata dai legami con il costruttore auto e capace di riparare le sempre più tecnologiche autovetture è una necessità indispensabile, che parte dal consumatore automobilista e risale prepotentemente tutta la filiera della distribuzione. Mantenere aggiornati e preparati tecnicamente i riparatori, oltre a consolidare il rapporto dei network di distribuzione che li supportano, determina il successo nella competizione con la rete dei costruttori, permettendo alla riparazione di conquistare sempre maggiori quote di mercato.

Questi mi pare siano fatti sui quali si è tutti d’accordo, almeno sulla carta. È nella pratica sul territorio che si distinguono le idee, tutte buone, tra quelle che hanno successo e funzionano, e quelle che invece faticano a trovare una sintesi efficace. La differenza che ne traccia il solco sono gli investimenti, la qualità delle persone coinvolte e il loro numero, la voglia di fare selezione sulla base della qualità riparativa della autofficina e non sulla sua capacità di acquisto di ricambi. Il mondo dei network di riparazione è prevalentemente gestito dalla distribuzione, che ha nel proprio DNA la vendita di ricambi, poche volte anche altro. L’eccezione nel mondo dei componentisti la fanno Bosch e pochi altri, con propri network di autofficine affiliate alle quali si preoccupano di fornire oltre ai ricambi e alla attrezzatura anche corsi di aggiornamento tecnico apprezzati dai riparatori per la loro qualità.

Mi chiedo, alla luce del successo di questa esperienza, se nel mondo della produzione di ricambi non ci debbano essere anche altri componentisti che non possano, magari aggregando le loro diverse competenze, proporre alla riparazione la loro esperienza e le loro conoscenze sul prodotto. È sotto gli occhi di tutti la graduale disgregazione della rete della riparazione autorizzata, provocata anche dalla progressiva acquisizione dei concessionari più strategici da parte dei costruttori auto, entrando così di fatto direttamente in conflitto con la rete sottostante. Avere la capacità tecnica di proporsi alla rete autorizzata con la stessa qualità e servizi fino ad oggi forniti loro dai costruttori è una opportunità che sarebbe un peccato sprecare.

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