Opinioni | 12 Novembre 2015 | Autore: David Giardino

A novembre si fa festa, del Ringraziamento
Solo negli USA si poteva far fare la fine del tacchino a un costruttore auto. Ad oggi, pur essendo molti meno i veicoli coinvolti nel “Dieselgate” VW dei 40 milioni di tacchini che solo negli Stati Uniti vengono serviti sulle tavole degli americani la terza domenica di novembre, non è detto che non vengano col tempo superati.

Al momento sono 11 milioni i veicoli VW coinvolti nello scandalo del software truccato, è un numero che potrebbe rivelarsi solo la punta di un iceberg che anni di indolenza nei controlli hanno celato. Ci chiediamo perché il trucco è stato scoperto solo negli Stati Uniti, quando la maggior parte dei veicoli con il motore truccato circola in Europa? A questa domanda si aggiungono le precedenti, che ci siamo fatti ai tempi della introduzione del filtro antiparticolato, che poco ci soddisfava e pochissimo ci soddisfa ancora, per la scelta tecnica di disintegrare le polveri PM10 riducendole a tal punto da non essere più rilevabili, ma di fatto molto più pericolose per l’ambiente e per l’uomo.

Ci siamo chiesti anche perché fosse tollerato che sul libretto di circolazione fossero dichiarati dei consumi che poi, nell’utilizzo abituale, sono puntualmente smentiti senza che nessuno si prenda la briga di porre il problema anche di carattere etico. Gli organi competenti e la politica europea in generale, dopo essersi accorti di un problema di concorrenza nel settore dell’automotive, ha abbandonato la B.E.R. troppo presto, facendo rientrare il settore delle costruzioni dei veicoli nei regolamenti abituali della concorrenza. Il settore della produzione dei veicoli, però, non è un comparto “normale” della produzione industriale: è un settore strategico per le economie dei paesi evoluti e non esistono ancora soluzioni alternative credibili per un trasporto che possa rinunciare a quello privato su 4 ruote.

Ecco che allora la soggezione dimostrata da tutte le motorizzazioni europee nei confronti dei costruttori auto, ha permesso ad alcuni di essi di creare le normative “ecologiche” e le scorciatoie per eluderle, senza che nessuno degli organi preposti avesse neanche il dubbio o il buonsenso di controllare, pur essendo pagati per questo. Se dai mille controlli su tutti i veicoli circolanti promessi in Italia si scoprisse che anche altri produttori hanno trovato una scorciatoia alle normative, non mi stupirei poi tanto; succede quando a valle i controlli e l’atteggiamento in generale è ossequioso e preconcetto. La nostra redazione durante l’inchiesta di Report è stata coraggiosa a mettere in dubbio (da sola) sia i sistemi di controllo, sia il metodo di smaltimento delle polveri; basterà questo scandalo a svegliare le coscienze e i controlli agli organi competenti?

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