Articoli | 06 Dicembre 2017 | Autore: Tommaso Caravani

AD: presente e futuro di un aftermarket “international”

Perché oggi un distributore che voglia definirsi eccellente deve essere multimarca e “multimestiere”? Deve cioè non fermarsi alla vendita, ma fornire soluzioni che permettano di sviluppare il business dei propri clienti autoriparatori. Ne parliamo con Stéphane Antiglio CEO di Autodis Group e Presidente di Autodistribution.

 

Il mercato francese in questi ultimi anni sta evolvendo su più fronti e può essere un punto di riferimento per capire meglio quali trasformazioni coinvolgeranno tutto il settore dell’aftermarket automotive. Quale occasione migliore di un’intervista a Stéphane Antiglio CEO di Autodis Group e presidente di Autodistribution, per delineare i trend dell’autoriparazione del futuro?
A Equip Auto, dove il brand Autodistribution è di casa, il gruppo francese ha allestito uno stand tecnologico per mostrare il futuro della riparazione. Iniziamo quindi dalla kermesse parigina e da ciò che è stato presentato in conferenza stampa.
 
AD France è un marchio che gode di grande notorietà in Francia, a cosa deve il suo successo?
Innanzitutto noi puntiamo molto sulla comunicazione e il 39% della notorietà di AD in Francia è dovuto proprio alla grande attenzione che poniamo alla canalizzazione dei clienti verso le officine per incrementare il business.
Dal punto di vista dei nostri servizi, in estrema sintesi possiamo indicare due elementi principali come chiave del successo di AD France: la logistica e il web.
A Equip Auto abbiamo presentato il nuovo centro logistico Logisteo di Reau che è già operativo: 32.000 mq, che a pieno regime ci permetterà di stoccare 120.000 referenze ed evadere 60.000 righe d’ordine al giorno con consegne tra le 8 e le 24 ore. Logisteo e le altre piattaforme a cui ci appoggiamo ci permettono di rispondere con grande tempestività alle richieste dei clienti.
Un altro elemento fondamentale nel nostro business è il portale Autossimo, creato appositamente per le officine, dove è possibile ordinare direttamente tutti i ricambi che distribuiamo: dalla meccanica alla carrozzeria (ricambi e verniciatura), gomme e ricambi utilizzati dai costruttori per la revisione.
Il portale ha un grande successo: conta circa 10.000 abbonati e genera un fatturato di circa 200 milioni di euro.
Si basa su quattro pilastri: semplicità, rapidità, precisione, completezza. In particolare, ci tengo a sottolineare la precisione nell’identificazione del pezzo, perché le officine ancora faticano a trovare il ricambio corretto. Il sistema è studiato proprio per identificare velocemente il ricambio corretto, diminuendo il numero di schermate da passare per arrivare al ricambio. La nuova versione di Autossimo è molto più dettagliata e consente non solo di effettuare la ricerca del prodotto ma di avere molte informazioni aggiuntive, come ad esempio la disponibilità della merce, i dati tecnici e una presentazione dei brand e dei distributori, un tariffario, i manuali di manutenzione dei costruttori e grande novità, le stime sui costi della manutenzione dei costruttori.
Le attrezzature invece viaggiano su un canale separato.
 
Parliamo della rete di officine AD: come promuovete il vostro network?
Ad oggi il network conta 2001 autoriparatori: 1.970 officine già aderenti e 31 in fase di affiliazione. A questi si aggiungono circa 660 carrozzerie. Come dicevamo prima il nostro marchio è fra i più noti di quelli della riparazione indipendente tra gli automobilisti, grazie al supporto offerto dal gruppo in termini di comunicazione e di servizi all’automobilista. A supporto del network abbiamo realizzato dei portali rivolti all’automobilista (ad.fr e idgarages.com) che in totale contano su un volume di visite pari a 350.000 utenti/mese, che in previsione genereranno un fatturato di 7 milioni di euro nel 2017.
Il punto sul network e su molte tematiche della riparazione indipendente lo faremo in occasione del congresso di Malta del 2018 e tra gli argomenti che sicuramente tratteremo in maniera diffusa ci sarà quello dell’auto connessa e i cambiamenti che porterà al mondo della riparazione.
A questo proposito abbiamo realizzato, insieme a un partner che ci ha supportati nel progetto a livello tecnologico, un dispositivo che si chiama AD Auto Connect (vincitore del Trofeo d’Oro dei Grands Prix di Equip Auto) da posizionare nella presa OBD. Grazie a questo strumento, collegato a una App, l’automobilista potrà tenere sotto controllo una serie di parametri dell’auto, registra i dati relativi ai consumi (portando così a un miglioramento dello stile di guida) e agli interventi di manutenzione programmata (tagliandi) e nel caso di necessità gli viene indicata l’officina AD più vicina.
Questa soluzione rappresenta uno delle opportunità di business che offriamo, come distributore, ai nostri clienti finali, le officine, affinché possano incrementare il traffico in officina con un servizio che va ben al di là della semplice riparazione del veicolo.
 
Autodis è un gruppo internazionale, attivo in molti paesi sia direttamente sia attraverso soci locali. Dato il vostro punto di vista privilegiato, come vede la situazione europea della distribuzione aftermarket?
In Europa assistiamo a un processo di consolidamento che è iniziato circa 4-5 anni fa. Anche se può sembrare un tempo già molto lungo, ritengo che tale processo durerà ancora per diverso tempo.
Questo perché, nonostante le recenti acquisizioni, il mercato della distribuzione ricambi europeo è ancora molto frammentato. La tendenza è che pochi gruppi cresceranno acquisendo i piccoli distributori, che sono invece moltissimi, per questo reputo ci vorrà ancora parecchio tempo.
 
A proposito di acquisizioni, si vocifera che Autodis Group voglia comprare Stahlgruber, è vero?
Come sempre, quando una grande azienda è sul mercato, iniziano a circolare tante voci che, ovviamente, non possiamo né confermare né smentire.
Quello che posso dire è che Autodis Group è leader in Francia e grazie al fondo di investimento Bain Capital, che ci supporta finanziariamente dal 2015, vogliamo giocare un ruolo da protagonisti in Europa.
 
Grazie alla concentrazione del mercato, oggi alcuni distributori hanno dimensioni paragonabili a quelle di un gruppo d'acquisto. Che futuro hanno questi consorzi?
Il nostro gruppo è stato tra i fondatori di AD International, quindi è ovvio che abbiamo creduto molto in questo tipo di attività e anche oggi vogliamo restare tra membri di ADI. In quest'ottica ritengo che se riuscissimo a crescere ancora, sarà un bene per tutti. Noi siamo molto leali nei confronti di ADI, tanto che tutte le acquisizioni finiscono sotto un unico cappello, in modo da allineare le strategie.
Inoltre, oggi siamo pronti a un cambio di scala, non a caso AD International fa parte di un gruppo che comprende Europa e Stati uniti, che si chiama 1Parts e opera Oltreoceano con i nostri partner Pronto e Federated Auto Parts.
 
Avete progetti diretti negli Stati Uniti?
Gli attori Transatlantici hanno dimensioni di fatturato molto maggiori rispetto alle nostre. Onestamente ritengo ci sia molto da fare in Europa prima di pensare o avere le dimensioni per aggredire il mercato statunitense. Inoltre, negli Stati uniti esistono due differenti tipologie di distributori: i cosiddetti retailers, che hanno anche le officine di proprietà, e i distributori indipendenti, che vendono alle officine.
A scanso di equivoci, noi crediamo fortemente in questo secondo modello, perché ognuno deve fare il proprio mestiere.
 
E in Italia quali progetti avete?
La nostra intenzione è quella di crescere in Italia grazie ai nostri soci italiani e attraverso Autodis Italia, la società che abbiamo creato con i nostri partner Ovam, Top Car e Ricauto per gestire le attività.
Detto questo, bisogna precisare anche un altro punto: l'Italia è un paese che gli americani chiamerebbero a tre step, ossia con una filiera formata da distributore, ricambista e officina. È una situazione analoga a quella che abbiamo in Belgio. Ma attenzione, la nostra intenzione è quella di rispettare la filiera ed essere partner dei ricambisti. Vogliamo essere la migliore scelta per loro e non sostituirci ad essi.
Ovviamente, poi, come per tutti gli altri paesi in cui operiamo, stiamo cercando di capire se gli strumenti che abbiamo studiato e realizzato in Francia possano essere utili e funzionare anche in Italia, a partire dal nostro portale Autossimo.
 
Durante la presentazione stampa ad Equip Auto avete presentato dei numeri del vostro B2C (ad.fr e idgarages.com) che a fronte di molte visite (350.000 al mese) realizzeranno circa 7 milioni di euro nel 2017. Non è poco?
Penso che il mercato del B2C sia già arrivato a una certa maturazione. Gli automobilisti avranno sempre bisogno di professionisti per la propria vettura, ma la buona notizia è che con l'aumentare della tecnologia questa tendenza sarà sempre più marcata.
Se guardiamo poi alla situazione in generale, qui in Francia sono nati alcuni dei portali più efficienti dal punto di vista dell'e-commerce B2C, eppure dopo anni di crescita a doppia cifra oggi crescono a una cifra. Quello che voglio dire è che probabilmente il mercato non riesce ad assorbire di più.
 
Un’ultima domanda: non temete che con l'auto elettrica e con quella connessa il business della riparazione indipendente possa finire?
Sono due domande in una, da una parte l’auto elettrica, dall'altra l'auto connessa.
Per l'elettrico, posso dire che abbiamo sicuramente il tempo per prepararci e che abbiano una visione chiara almeno per i prossimi 10 anni. In questo arco di tempo non prevediamo cambiamenti radicali del business della riparazione. Per capire il perché basti pensare che se da domani il 25% delle nuove immatricolazioni (che è una cifra enorme) fosse elettrico, tra dieci anni avremmo ancora la maggior parte del parco circolante con motori tradizionali.
Per quanto riguarda l'auto connessa, invece, i cambiamenti arriveranno prima, ma per capire come cambierà, e quali impatti ci saranno sul nostro settore, bisogna studiare; per questo noi abbiamo iniziato ad acquisire start-up e abbiamo lanciato, proprio qui a Equip Auto, il dispositivo di cui abbiamo parlato prima, AD Auto Connect.
Oggi sono tutti infatuati dalle opportunità dell'auto connessa, a partire dalle case auto fino agli operatori aftermarket, che vedono un modo per dialogare direttamente con l'automobilista. Quello che è noto, e che si dimentica molto spesso, è che sarà proprio l'automobilista a decidere e lo farà con la sua testa e non perché sia “teleguidato”. Quindi bisognerà anche capire fino a quanto, anche noi, come consumatori, siamo disposti a ricevere indicazioni su tutto, perché se l'auto è troppo invasiva le opzioni saranno solo due: o disattivare il sistema o, se non è possibile, scegliere un altro modello.
Però anche su questo punto vorrei fare una precisazione. Spesso si dimentica che noi siamo degli operatori aftermarket, il che significa che lavoriamo poco con le auto nuove. Per fare qualche esempio, in Francia si vendono circa 1.9 milioni di auto nuove all'anno, mentre la compravendita di usato è di quasi 3 milioni, se poi consideriamo solo gli acquisti di auto nuove da parte dei privati arriviamo a 1 milione scarso. Quindi il mercato dell'usato rimane fondamentale e questo dato ci è confermato dal nostro portale Autossimo, dove in un anno vengono inserite per la consultazione circa 25 milioni di targhe: il 45% di queste appartengono ad auto con più di 14 anni e abbiamo ancora auto con 25-30 anni di anzianità.
Il nostro business sarà ancora florido se terremo a mente i nostri pilastri, che sono quelli di essere multimarca, professionali e per dirla all'inglese "affordable", che significa sostenibili economicamente per i nostri clienti in relazione all'età della propria auto.
 

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Tags: distribuzione ricambi autodistribution

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