
A Prato di Correggio (RE) il gruppo reggiano ha tagliato il nastro di una struttura da 22.000 mq, ad alta automazione e a impatto energetico zero. Oltre settant'anni dopo la fondazione, l'azienda rilancia così il legame con il proprio territorio mentre consolida una presenza in ormai 150 Paesi nel mondo.
Sono passati oltre settant'anni da quando, nel 1954, Erminio Corghi e il fratello Remo fondarono la Corghi Elettromeccanica.
Da allora l'azienda è cresciuta fino a diventare oggi un gruppo internazionale, che non ha mai spezzato il legame con il territorio che l'ha vista nascere: lo dimostra il nuovo hub logistico inaugurato lo scorso 26 settembre in Via Dinazzano 4, a Prato di Correggio (RE). Ed è lo stesso filo che il presidente Giulio Corghi ha scelto di mettere al centro del suo intervento, aprendo la cerimonia insieme al direttore risorse umane Giancarlo Santarello: non un investimento come tanti, ma una tappa che dimostra la capacità del gruppo di innovare, competere e generare valore, anche per la comunità che lo ospita.
Un legame mai spezzato con il territorio
Un legame che Corghi ha tradotto in fatti concreti: è proprio a Correggio che il gruppo ha contribuito nel tempo a trasformare la città in un centro industriale di riferimento mondiale per il settore delle attrezzature, ed è a Correggio che ha scelto di rispondere alla propria crescita, con spazi più grandi e razionali, capaci di ottimizzare i flussi, intercettare le nuove richieste del mercato e offrire un ambiente di lavoro più attento a benessere e sicurezza."Non è un punto di arrivo, ma una nuova linea di partenza", ha dichiarato il presidente Corghi, definendo l'hub una leva strategica per la competitività futura del gruppo. Il tutto, ha voluto ricordare, grazie alle persone e alle idee che lo hanno reso possibile.
Il territorio accoglie l'investimento
Un investimento che il territorio ha accolto come proprio. Sua Eccellenza il prefetto di Reggio Emilia, il Dott. Salvatore Angieri, ha sottolineato infatti il valore che l'operazione porta all'area reggiana, evidenziando l'attenzione alla sostenibilità, dal fotovoltaico ai materiali eco-compatibili, in un gruppo che conta oltre 2.200 dipendenti nel mondo, e ha indicato in Nexion un modello di lungimiranza a cui anche la pubblica amministrazione dovrebbe ispirarsi.Sulla stessa linea il sindaco di Correggio, Fabio Testi, che ha parlato di una giornata di festa per un'azienda con settant'anni di storia alle spalle, brevetti che hanno fatto il giro del mondo e la volontà, mai venuta meno, di restare legata al proprio territorio, a partire dalla cura estetica riservata a un edificio di 22.000 mq.
Un gruppo da 404 milioni di fatturato
È il Corporate General Manager Michele Bergamini a tradurre questo legame in numeri, aprendo il proprio intervento all'insegna della fiducia nel futuro del gruppo. Da Correggio, ha ricordato, l'azienda è arrivata oggi a contare 17 marchi, 12 stabilimenti produttivi e 8 centri di ricerca e sviluppo, con 16 filiali commerciali e una rete di oltre 350 distributori che raggiunge circa 150 paesi nel mondo.Numeri sostenuti da un fatturato di 404 milioni di euro nel 2025, con una crescita attesa anche per il 2026, e da un impegno costante sull'innovazione: 15 milioni di euro investiti ogni anno in ricerca e sviluppo, pari al 4% del fatturato. Ma crescere, ha ricordato Bergamini, significa affrontare una complessità maggiore e aspettative dei clienti sempre più alte: quando il gruppo cresce, deve crescere di pari passo anche la qualità delle infrastrutture, perché è la logistica a garantire la capacità di servire davvero il mercato e di rispondere alle aspettative sui tempi di consegna.
Da qui la scelta di un modello logistico più scalabile, in un settore che secondo Bergamini è chiamato a trasformarsi continuamente e a farlo attraverso nuovi investimenti, perché "l'innovazione non può fermarsi al prodotto". Anche l'impianto fotovoltaico, ha aggiunto, va letto in questa chiave: non un semplice completamento della struttura logistica, ma un tassello pensato per il futuro, che ha già contribuito a incrementare l'efficienza complessiva dell’hub.
Come nasce l'hub: il racconto di Bassoli
A raccontare come questo modello abbia preso forma è stato poi Corrado Bassoli, Industrial Development Manager, definito da Bergamini "l'anima del progetto". È la sua voce a restituire la genesi dell'hub: la carenza di spazio legata alla crescita del gruppo diventata stimolo per ripensare l'intera logistica, con l'obiettivo di alzare il livello di servizio verso i clienti. Un percorso partito dall'approvazione del progetto nel 2022, proseguito con le attività di mappatura, entrato nel vivo dei lavori a metà 2024 e concluso nei primi mesi del 2026. Oggi la struttura è operativa al 100%.I numeri raccontano la portata dell'intervento: circa 25 milioni di euro di investimento, 22.000 mq di superficie, sei baie di carico e scarico contro le due della struttura precedente, e circa 14 km lineari di scaffalature, sviluppate su 7 livelli per un'altezza di quasi 12 metri, in grado di ospitare mediamente 7.600 posti pallet, la maggior parte servita da carrelli a guida autonoma.
A completare il quadro, un impianto fotovoltaico da 1,1 megawatt che copre il 100% del fabbisogno energetico della struttura, un riscaldamento a pavimento privo di combustibili fossili e a zero emissioni di CO₂, e un alto livello di automazione che comprende veicoli a guida laser (LGV), processi automatici di identificazione ed etichettatura e un software dedicato alla gestione dei flussi: un sistema pensato per garantire continuità operativa, tracciabilità e sicurezza, con un monitoraggio costante delle attività. Un intervento che, ha spiegato Bassoli, risponde ai requisiti della transizione 5.0, ma che resta prima di tutto un investimento sulle persone: "Non solo robot e ferro, ma persone e team".
"L'Europa ha bisogno di sterzare"
Proprio sul tema della fiducia si è concentrato anche l'intervento del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, secondo cui una grande impresa si costruisce solo se c'è credibilità dietro. Colla ha richiamato la vocazione all'export dell'Emilia-Romagna e l'orgoglio di una regione abituata a guidare il cambiamento anziché subirlo, in un rapporto tra pubblico e privato che qui, ha precisato, funziona. Uno sguardo che si è allargato al contesto europeo, con l'invito a un'Europa capace di "sterzare" e a dotarsi delle competenze necessarie per governare le nuove tecnologie.La cerimonia si è poi chiusa con il taglio del nastro, la visita guidata al nuovo hub e un rinfresco conclusivo per tutti i partecipanti.
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