Opinioni | 14 February 2022 | Autore: David Giardino

L'editoriale di David Giardino: "Nuovo anno, vecchi problemi"
La lenta uscita dalla emergenza sanitaria, con gli strascichi dovuti alla mancanza e l’aumento dei costi delle materie prime, ha portato e porterà rincari continui dei componenti e la mancanza di alcuni di essi.

La necessità di mantenere alto il livello di servizio ed evitare i probabili rincari a venire da parte dei principali operatori comporta un aumento degli ordinativi e di conseguenza l’abbassamento degli stock nei magazzini dei componentisti, a loro volta in sofferenza a causa del flusso sincopatico della merce proveniente dal Sud Est Asiatico. In mezzo a queste forti turbolenze, la domanda di riparazione rimane forte, e se il nuovo immatricolato soffre di mancanza di prodotti e anche di idee convincenti (il veicolo elettrico convince davvero pochi e anche gli ibridi mostrano parecchie lacune operative), il mantenimento della efficienza operativa di veicoli anche datati porta al nostro settore una consistente richiesta di riparazione e manutenzione.

Certamente il lavoro su veicoli con più di dieci anni di anzianità comporta una richiesta di riparazione a basso costo, stressando il prezzo dei ricambi coinvolti nella riparazione; ciò implica negli operatori una richiesta sempre più aggressiva di condizioni competitive ai loro fornitori, creando un vero e proprio cortocircuito commerciale.

La gestione di queste dinamiche all’interno di operatori strutturati sono certamente più gestibili che in piccole realtà locali, e comporteranno la necessità di rafforzare la propria azienda attraverso una crescita interna se possibile o a nuove aggregazioni fra operatori basate non meramente su fatturato in acquisto.

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