Approfondimenti | 24 Luglio 2014 | Autore: Francesco Giorgi

Il “mercato nero” dei ricambi da rottamazione

Impiantare un’attività di autodemolizione, e farla andare avanti, impone spese tutt’altro che insignificanti. Personaggi senza scrupoli, però, agiscono in maniera illegale, a danno della filiera “onesta” dell’aftermarket

C’è rottamazione e rottamazione. C’è quella legale e – purtroppo – c’è anche quella illegale. Quest’ultima popolata da un esercito di piccoli demolitori, che spesso agiscono “in nero” o quasi, alla faccia delle numerose normative che regolano il settore delle demolizioni di veicoli. Un settore delicato, data la propria natura, tanto che viene regolato da specifici regolamenti e leggi. Gli operatori sanno bene, ad esempio, che l’apertura di un’attività di autodemolizioni è una faccenda piuttosto complessa dal punto di vista burocratico: siccome l’attività viene strutturata in ambiti differenti fra loro – dalla raccolta al trasporto allo stoccaggio delle carcasse, al deposito e allo smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi, al commercio di componenti e ricambi – la documentazione è corposa: occorre infatti l’iscrizione alla Camera di Commercio (Albo gestori ambientali), in adempimento al D.Lgs. 22/1997 art. 30; il rilascio dell'autorizzazione da parte di Provincia e Comune per il deposito o centro raccolta carcasse automezzi, in adempimento al D.P.R. 915/1982 - Legge 8.8.1985 n°443 - Leggi regionali - D.Lgs. 22/1997 art. 30; non basta: occorre anche effettuare la DIAP (dichiarazione di inizio attività produttiva ad effetto immediato) e presentare alla Camera di Commercio del territorio nel quale si vuole operare un’autocertificazione del possesso dei requisiti morali per l’esercizio della professione (ai sensi del Decreto legislativo 114/98) e aprire una Partita Iva come ditta individuale o come società se si vuole fare commercio di rottami al dettaglio o all’ingrosso (la procedura è differente nei due casi), sempre secondo quanto previsto dal Decreto legislativo 114/98.

Insomma: è chiaro che non basta la semplice Partita IVA. Il legislatore ha deciso di obbligare l’aspirante autodemolitore a compiere questo percorso perché, come si diceva, si tratta di un’attività delicata dal punto di vista ambientale; tanto che, oltre ai “papiri” che soddisfano la burocrazia (e oltre a procurarsi le attrezzature necessarie: almeno un carro attrezzi, un “ragno”, una pressa, una compattatrice), bisogna anche pensare alle infrastrutture: sotto, dunque, con i capannoni e le aree di stoccaggio. E va tenuto conto che le normative ambientali prescrivono che il terreno sul quale sorge l’autodemolizione sia cementato, e che le acque reflue e di scolo, acque piovane comprese, debbano essere depurate prima di venire reimmesse in circolo.
Estrema attenzione all’ambiente, dunque: e senza badare a spese (se l’autodemolizione può diventare un’attività redditizia, va tenuto presente che l’investimento iniziale è tutt’altro che ridotto).

E’ anche per questo – cioè: per eludere la legge, e per… velocizzare l’iter burocratico con la più classica “arte di arrangiarsi”: il che porta ad alimentare il mercato nero dei ricambi da rottamazione - che, di tanto in tanto, un’attività di autodemolizione abusiva viene pizzicata sul nostro territorio. L’ultimo caso in ordine di tempo arriva dalla Sicilia: nei giorni scorsi, la Guardia di finanza di Vittoria (Ragusa) ha scoperto e stroncato un’attività di traffico illecito di autoricambi. Più nel dettaglio, sotto torchio delle Fiamme Gialle è finita un’area di 600 metri quadri, che veniva impiegata da un meccanico abusivo per il proprio lavoro “in nero” e per il commercio illegale di ricambi auto usati. L’azione della Finanza ha portato al sequestro di 18 autoveicoli, la maggior parte dei quali priva di documenti perché ufficialmente rottamati; circa 4.000 kg di ricambi usati per auto e camion; circa 5.000 kg di rottami ferrosi e 4.000 kg di scarti da demolizione. Un vero e proprio centro di demolizione, adiacente a quella che con il tempo è diventata una discarica abusiva: carcasse di autoveicoli, olii esausti sul terreno, scarti di demolizione, rifiuti dati alle fiamme, e quintali di pezzi di ricambio per autovetture e autocarri belli pronti per essere rivenduti. Alimentando, lo diciamo ancora una volta, il mercato illegale.

Questo non è che un esempio di come si possa lucrare in maniera illecita. La strada, spulciando negli archivi degli organi di stampa, è più o meno sempre la stessa: personaggi senza scrupoli impiantano attività di autodemolizione “in nero”; gli autoveicoli sono, quasi tutti, cancellati dal PRA per esportazione verso Paesi extra – UE: in realtà, i veicoli vengono spolpati, e i ricambi buoni immessi in un “mercato nero” e venduti sottobanco alle officine. Ovviamente, senza documenti di trasporto né fatture. Con buona pace delle migliaia di aziende grandi e piccole che da nord a sud svolgono la propria attività quotidiana onestamente, con spese tutt’altro che insignificanti. E della filiera “trasparente” dell’aftermarket, che si vede danneggiata da questo tipo di commercio illegale.

Solo in questi giorni, un primo giro di vite a questo fenomeno sembra essere stato dato. Ci si riferisce al divieto definitivo della radiazione dei veicoli per “esportazione preventiva”, secondo quanto disposto dalla circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 4202 del 3 luglio 2014. In pratica, ora resta possibile la restituzione al Pra delle targhe e dei documenti del veicolo – cioè “libretto” di circolazione e certificato di proprietà – e la cancellazione del veicolo dagli archivi del Pubblico registro, soltanto una volta che il veicolo stesso sia stato nuovamente immatricolato all’estero. In altre parole: la richiesta di radiazione va accompagnata con la fotocopia della carta di circolazione estera, o in alternativa, con i documenti che comprovano l’avvenuta reimmatricolazione all’estero. Nel caso che l’esportazione avvenga in Paesi extraeuropei, occorre anche allegare la traduzione della carta di circolazione, certificata da una perizia. Con questo provvedimento, si limita in maniera drastica anche il fenomeno dei veicoli radiati per esportazione che poi non vengono più reimmatricolati: fenomeno che alimenta il mercato illegale di ricambi e l’approvvigionamento di centri di raccolta non autorizzati.

 
>> Approfondimenti normativi


Per consultare online il testo del Decreto legislativo 22/97
Per consultare online il testo del DPR 915/82
Per consultare online il testo del Decreto legislativo 114/98

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Tags: autodemolizioni mercato nero ricambi

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