Articoli | 16 Maggio 2018 | Autore: Giorgio Spolverini

Focus cambi automatici: io cambio da sola

Ha i giorni contati il cambio manuale: quello automatico infatti lo soppianterà definitivamente, anche per ragioni di sicurezza. Quindi è bene prepararsi per tempo al passaggio. Ecco tutto quello che è interessante sapere e quali sono pregi e difetti di ogni tipo.
 

Se fino a un po’ di anni fa era “roba da americani”, ora sempre più automobilisti italiani lo scelgono quando si recano in concessionaria per valutare la propria nuova auto.
Automatico, robotizzato o CVT che sia, negli ultimi cinque anni la percentuale di vetture dotate di trasmissione priva di pedale frizione è passata da quasi il 15% a poco meno del 30%: praticamente un terzo del circolante. I numeri sono tali da aver convinto molte case auto a spingere forte su promozioni e iniziative per incentivare l’automobilista a prediligere l’automatico: Renault per esempio lo propone su alcuni modelli al prezzo di quello manuale, e non da meno fa FCA così come altri costruttori.
Circa il 70% di acquirenti di vetture segmento D si è già dimenticata del manuale (nel 2012 la quota era del 40%) e la crescita è inarrestabile anche nelle categorie inferiori: basti considerare che nel segmento C la quota si è triplicata, aumentando dall’11% a più di 30 punti percentuali. Per non parlare poi dell’oltre 70% di presenza sui più modaioli SUV di taglia “XXL”. Insomma, ancora non vince (sul manuale), ma convince, e la presenza dell’automatico sulle nuove vetture sarà sempre più diffusa. Di questo, in assistenza, qualcuno se n’è già accorto da tempo, tant’è che molte aziende hanno improntato il loro business sulla revisione di questo genere di cambi.
 
Premere la frizione e inserire la marcia giusta in funzione dei giri motore e della velocità, anche se divertente, sarà un ricordo che si potrà rivivere alla grande su auto storiche, vintage e youngtimer. Oggi si sa, grazie all’innovazione, la tecnica si sostituisce sempre di più al conducente.
Non ci piove, guidando un’auto con cambio automatico ci si concentra di più sul traffico, per esempio. Elettronica e tecnologia di ultima generazione, materiali migliorati e lubrificanti super raffinati hanno nobilitato il cambio automatico che, purché sottoposto a periodica manutenzione, non ha più nulla da invidiare al manuale in termini di piacevolezza di guida, durata e affidabilità.
I cambi di tipo automatico oggi disponibili si suddividono principalmente in quattro grandi famiglie:
  1. Cambio automatico con convertitore di coppia
  2. Cambio robotizzato
  3. Cambio a variazione continua CVT
  4. Cambio a innesto diretto con doppia frizione.

Cambio automatico con convertitore

Questo tipo di cambio è un grande classico che si è sempre più affinato nel tempo e si distingue per la sua “dolcezza” di funzionamento. Funziona con un convertitore di coppia idrodinamico e rotismi epicicloidali disposti uno dietro l’altro.
Il convertitore idraulico collega il motore e l’innesto del cambio, garantendo così innesti e demoltiplicazione. Il liquido contenuto nel convertitore è l’ATF (Automatic Transmission Fluid), ovvero un olio dalle specifiche caratteristiche. Il convertitore consiste della pompa che conferisce al fluido la spinta necessaria per il movimento della turbina (una ruota a palette), che lo raccoglie e ne imprime la spinta al cambio. Lo statore modifica la direzione del flusso, permettendo in questo modo al convertitore di ottenere una coppia di uscita superiore. Quest’ultima la si può facilmente avvertire alla guida in particolare nelle partenze da fermo più prestanti. In molti casi è possibile tramite l’elettronica di impostare un programma di marcia “Sport” per ottenere spunti ancora superiori in accelerazione, mentre dal lato opposto è previsto un programma “soft” che agevola la partenza su fondi scivolosi.
Sempre più costruttori offrono il cambio semi-automatico sequenziale, soprattutto sulle sportive, che regala a chi guida la piacevole sensazione di comandare maggiormente il veicolo attraverso pulsanti, paddles o leva cambio. Fino a qualche anno fa i cambi automatici disponevano di 5 marce, oggi se ne contano persino 9. Questo incremento di rapporti scaturisce dalle esigenze di “Downspeeding”, ovvero viaggiare a più basso numero di giri possibile per contenere emissioni e consumi.

Cambio robotizzato

Non è un automatico, ma di fatto ormai lo si fa rientrare in questa famiglia. Viene utilizzato sui bolidi da corsa, sia sulle normali auto. Nello sport automobilistico naturalmente rapidità e precisione di cambiata sono imperativi, mentre sulle auto di tutti i giorni la priorità consiste nei passaggi marcia dolci e confortevoli.
I due campi di applicazione però hanno qualcosa in comune. Il cuore del cambio robotizzato consiste in una scatola meccanica a cinque o più marce con frizione. Il comando della frizione e l’innesto delle marce sono operati non più da chi guida ma attraverso attuatori sotto centralina. Il sistema permette di cambiare automaticamente marcia se si aziona la leva selettrice o si preme sul pedale dell’acceleratore.
I dati relativi a modalità di guida preimpostata, carichi o condizioni strada sono elaborati dalla centralina, che sceglie il rapporto e il momento d’innesto/disinnesto giusti. Il cambio robotizzato può anche riconoscere situazioni di sorpasso rapido per gestire adeguatamente il cosiddetto kickdown, ovvero la scalata in un flash.

Cambio a variazione continua CVT

Questo tipo di cambio non si può certo definire una novità nel panorama automobilistico, però anche lui con il passare degli anni si è molto affinato. Il concetto base, geniale seppur semplice, ha debuttato sulla mitica DAF Variomatic.
I componenti centrali non sono ingranaggi stavolta, bensì coppie di pulegge (variatori) su cui si avvolge una cinghia dal diametro variabile in funzione della pressione idraulica conferita. Viene così a realizzarsi un numero infinito di rapporti di trasmissione, con passaggi di regime senza cambiate avvertibili. La gestione elettronica determina continuamente il rapporto ideale e permette al motore di lavorare intorno al regime di maggiore efficienza.
Per chi rimpiange il manuale, numerosi CVT offrono una gamma di rapporti programmati a comando manuale.

Cambio a doppia frizione

Altro non è che un’interessante evoluzione del semi-automatico o robotizzato (e quindi di fatto non un automatico vero e proprio...). Il cambio a doppia frizione appunto, utilizza due frizioni per il set d’ingranaggi collegati ai due alberi, uno con i rapporti pari e l’altro con quelli dispari.
Grazie alla contemporanea rotazione degli alberi, sono sempre pronti due rapporti per volta, permettendo così un’incredibile velocità di cambiata. Questo sistema permette in pratica di ingranare due marce, di cui solo una trasmette naturalmente la coppia motore, visto che la seconda viene lasciata libera di ruotare.
L’innesto della frizione avviene sempre automaticamente, con una brevissima interruzione della forza motrice. Anche in questo caso, è possibile inserire le marce manualmente.

Non trascurare i fluidi

L’olio è una parte molto importante del cambio automatico, che non va assolutamente trascurata durante l’utilizzo della vettura. A eccezione dei cambi robotizzati, l’olio è importante perché deve assicurare massima lubrificazione degli ingranaggi, il raffreddamento e l’attivazione di tutte le parti coinvolte al funzionamento a qualsiasi temperatura.
Non esiste un olio universale: il lubrificante deve rispettare determinate caratteristiche. L’olio ATF per esempio è ormai a base sintetica, ossia caratterizzato da viscosità e resistenza all’uso elevata. Un olio vecchio può generare malfunzionamenti.

Cambi: perché si, perché no

Manuale

Allo stato attuale, oltre il 60% del circolante italiano ne è equipaggiato. Rappresentando la soluzione più economica, lo si trova su molte “entry level” e veicoli commerciali. Richiede una manutenzione minima ma, a seconda dell’uso, può essere richiesta la sostituzione della frizione.
 
Vantaggi: + Sportività, + Indipendenza (chi guida di fatto ne decide l’uso)
Svantaggi: - Stressante in città e negli incolonnamenti
 
Suggerimenti: l’auto con cambio manuale consuma poco, a patto di usarlo in modo proprio. Molte auto moderne per questo indicano sul cruscotto quando conviene cambiare marcia.

Robotizzato/Doppia frizione

Siccome la scatola cambio è praticamente identica a quella del manuale e l’automatizzazione avviene tramite componenti aggiuntive, sono necessarie modifiche facili a costi ragionevoli. Il cambio a doppia frizione offre a sua volta un comfort paragonabile all’automatico, con consumi persino inferiori a quelli del manuale.
 
Vantaggi: + Comfort in città (assenza di frizione), + Costo leggermente superiore al manuale (robotizzato), + Brevissima interruzione forza motrice (doppia frizione)
Svantaggi: - Maggiore complessità tecnologica rispetto al manuale, - Lunga interruzione forza motrice (robotizzato), - Sovrapprezzo in alcuni casi ancora non giustificato
 
Suggerimenti: con il robotizzato, si può risparmiare carburante viaggiando in “D” (Drive). Se questo programma mancasse, si raccomanda di salire rapidamente di marcia per viaggiare a bassi giri ed emettere meno inquinanti.

Automatico

L’evoluzione tecnologica in atto ha permesso di eliminare con il tempo tutti gli inconvenienti tipici delle unità con convertitore di coppia, a livello di prestazioni e affidabilità. Nelle auto di classe media, la diffusione di questo cambio è ancora ostacolata in parte dal maggior prezzo.
 
Vantaggi: + Comfort di guida, + Nessuna interruzione della forza motrice, + Particolarmente adatto al traino
Svantaggi: - Sovrapprezzo eccessivo rispetto al cambio manuale
 
Suggerimenti: Per contenere consumi ed emissioni, è preferibile viaggiare in “D” (Drive). Sollevando il piede dal pedale dell’acceleratore, si favorisce l’innesto delle marce alte e quindi la riduzione dei consumi.

CVT

Cambio a forte innovazione tecnologica, ha tutte le carte in regola per imporsi su larga scala. Essendo migliorata la resistenza delle cinghie che scorrono sulle pulegge alle forti sollecitazioni, il sistema può essere utilizzato anche su vetture di grossa cilindrata o ibridi/elettrici dalla forte coppia. Lavorando per giunta sempre al regime ideale, il CVT garantisce consumi ed emissioni contenuti.
 
Vantaggi: + Comfort di guida, + Rapporto efficienza/consumi, + Nessuna interruzione della forza motrice
Svantaggi: - Rumore avvertibile (motore) può disturbare poiché lavora sempre a regime intermedio
 
Suggerimenti: Con il CVT si risparmia a patto di dosare il gas, altrimenti il motore lavora spesso a regimi elevati.    
 
 

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