Opinioni | 02 Settembre 2019 | Autore: David Giardino

Barcollo ma non mollo
La notizia (quasi) inaspettata è quella del ripiegamento a Est dell’armata Inter Cars, annunciata da Maciej Oleksowicz, presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda, durante l’intervista rilasciata in occasione della scorsa edizione del Ricambisti Day, dove, fra le righe, rivelava la scelta di investire più nei paesi dell’Est piuttosto che in un mercato come quello italiano che, seppur dotato di un potenziale molto buono, era ritenuto comunque di difficile approccio.

Dopo questa dichiarazione, si è passati dai segnali ai fatti. E così, a luglio, è arrivato l’annuncio delle chiusure delle filiali italiane del gruppo polacco, a favore di un rilancio della distribuzione a tre passaggi, sposando così la tradizione consolidata nel nostro paese.
Questo risultato, non certamente brillante per un gruppo europeo che faceva presagire con la sua entrata in Italia tutt’altro epilogo, dimostra come oggi sia difficile lavorare nella filiera della riparazione post-vendita, che ha lasciato sul campo spazi e marginalità importanti, tanto da non essere scalabile da altri se non a costi e investimenti ingenti e non di breve periodo.
Meglio allora investire altrove, dove per ragioni strutturali il mercato cresce.

Tutto bene quindi? La risposta è nelle pieghe della rinuncia: meglio sarebbe stato un nuovo competitor, almeno avrebbe significato lavorare in un mercato vivo e redditizio; peccato non sia più così, almeno in parte.
La lezione e la paura dovrebbero aver insegnato a molti qualcosa. La ricetta di Inter Cars, oltre a sottrarre risorse umane al mercato, ha applicato anche una strategia semplice ma assai complessa da realizzare, che passa dall’utilizzo massivo della informatica attraverso e-commerce performanti, scelte logistiche ottimizzate, razionalizzazione di ogni voce di costo.
Ciò nonostante, i polacchi hanno lasciato, perché non soddisfatti dei risultati economici delle filiali, ritenuti da loro sotto la soglia minima di interesse; hanno vinto così gli imprenditori italiani, disposti a lasciare sul campo punti di reddittività pur di mantenere il loro lavoro e la loro tradizione.
Sarà da oggi interessante vedere, se il cambiamento della strategia di Inter Cars in Italia convincerà i ricambisti a comprare nei suoi magazzini, dimenticando, grazie alle condizioni proposte, il pericolo scampato, almeno per il momento.

Pur non essendo così giovane da potermene ancora stupire, non credo che a breve potremmo aspettarci una riproposizione simile nel nostro mercato; mi preoccupa invece molto di più l’attività aftermarket dei costruttori auto, che dimostrano con linee dedicate e ricambi rigenerati e usati di avere le idee più chiare di molti componentisti.

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