Opinioni | 31 Agosto 2016 | Autore: David Giardino

Professare male e razzolare bene
Il mercato della distribuzione di ricambi dopo 40 anni di immobilismo, sta affrontando una forte ristrutturazione che ne determinerà in fasi progressive e successive, soprattutto territorialmente, un cambiamento significativo. Anche se molti tendono a mistificare i movimenti dei principali gruppi di distribuzione internazionale che sono sbarcati in Italia e chiedono ad i loro fornitori un “patto di sangue” per mantenere inalterata la filiera, sono essi stessi i primi a sapere che non saranno sufficienti i sorrisi e le strette di mano, quando saranno le condizioni a cui si arriva alle officine che detteranno le regole della distribuzione moderna e competitiva. Ed allora le parole vanno in un verso diverso a ciò che si sa che si deve fare sperando che le stesse possano allungare il più possibile od almeno rallentare la velocità del cambiamento. Oggi serve tempo per organizzare una risposta competitiva a coloro che hanno mezzi finanziari e competenze per aggredire un mercato ancora troppo confidente sulla propria capacità di competere grazie alla sua “elasticità”, caratteristica molto italiana (…). Non sarà così o lo sarà sempre meno. I giganti della distribuzione internazionale, i costruttori auto (soprattutto francesi ma non solo) stanno investendo capitali ingenti per comprare pezzi importanti della distribuzione. Questa accelerazione data da LKQ con l’acquisizione di RHIAG, PSA che ha comprato MisterAuto in Francia, e seguito da PGA con il Gruppo Aurilis, AD con l’acquisizione di Doyen, l’interesse ancora sottotraccia di Renault ad Oscaro, e di altre operazioni tutte sopra i 100 milioni fanno intravedere qual è il livello degli investimenti e della grandezza necessaria per essere sia competitivo che appetibile sul mercato. Tutti coloro che ne stanno al di sotto rischiano di essere sempre più marginali costretti ad attività di retroguardia. Non è facile per la mentalità stessa di molti operatori del nostro mercato accettare di perdere il possesso della propria azienda a favore di una struttura più grande ma adeguata per affrontare uno scontro finanziario inevitabile. Non è facile trovare i manager che abbiano una sufficiente preparazione ed autorevolezza per dipanare ogni incertezza e resistenza al cambiamento. Prevarrà la forza centrifuga dei più grandi, così come abbiamo già visto accadere con Idia Group, oppure si saprà trovare una strada diversa?
 

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