Opinioni | 30 Giugno 2017 | Autore: David Giardino

L’aftermarket indipendente alle prese con il “tribar” dell’informazione
Se non vi è mai capitato di vedere dei quadri dell’artista olandese Escher, non fatevi scappare questa occasione per vedere le forme geometriche impossibili proposte dai Penrose nei suoi quadri. Il “triangolo impossibile” e la “scala impossibile” sono due esempi eloquenti su come la mente possa essere tradita da dei giochi di prospettiva.
Se si osservano solo frammenti separati dell’oggetto, senza guardare la figura geometrica nel suo complesso, non si notano anomalie; ma appena si tenta di raggruppare tutte le parti in un disegno complessivo ci si scontra con una contraddizione insanabile.
Succede così che ACEA (l’Associazione Europea dei Costruttori di veicoli) abbia commissionato una ricerca nel nostro mercato atta a conoscere se esiste o meno una limitazione delle informazioni, in particolare di quelle relative alla identificazione dei ricambi originali in maniera univoca e corretta nella filiera della distribuzione e riparazione indipendente.
Per scoprire tutto ciò ha incaricato ICDP, una società di ricerca indipendente che lavora prevalentemente per costruttori e concessionari in tutta Europa.
A fronte di questa iniziativa, FIGIEFA consiglia ai propri aderenti di non rispondere al questionario cercando di boicottarlo, anche se non esiste un quorum necessario per invalidarlo e così il rischio è che rispondano solo aziende orientate a favore dei costruttori, alimentando un risultato già oggi più che prevedibile.
L’idea è quella di proporre una contro indagine promossa dagli aderenti locali di FIGIEFA utilizzando le stesse domande per contrapporle al momento della presentazione dei dati in Commissione Europea e contrastare così i risultati raccolti dai questionari ICDP.
La sfida del mercato post-vendita in Europa si sta giocando proprio sulla qualità delle informazioni. I costruttori questo lo sanno e vogliono mantenere una posizione di controllo delle informazioni di qualità e mi riferisco soprattutto alle chiamate al VIN, quelle alle 17 cifre, le uniche che restituiscono una risposta certa.

Riusciranno i costruttori a far vedere alla Commissione della Concorrenza e del Mercato un disegno a loro favorevole dimostrando che il mercato non ha bisogno del VIN ed è per questo che non serve fornirlo al mercato indipendente?

Saprà la Commissione Europea riconoscere l’insieme e non farsi ingannare?

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