
Dalla diagnosi predittiva ai dati del veicolo, passando per comunicazione, fidelizzazione e nuovi servizi: la convention Telos 2026 ha mostrato come l’autoriparazione indipendente stia cercando di ripensare il proprio ruolo in un’auto sempre più connessa.
Un’apertura che ha chiarito subito il filo conduttore dell’evento: non la tecnologia fine a sé stessa, ma il modo in cui l’officina indipendente dovrà evolvere per restare rilevante agli occhi del cliente finale.
Il gruppo oggi conta 60 filiali sul territorio e 650 dipendenti, mentre nel corso dell’ultimo anno è stata introdotta anche la divisione truck.
Ma la convention è servita soprattutto a leggere il mercato e i cambiamenti che stanno attraversando l’automotive indipendente perché “quest’anno abbiamo deciso di non parlare di noi, ma di come il lavoro in officina si sta modificando”.
Da riparatore a piattaforma di servizi
Un’analisi che, al contrario della situazione generale, rimane però ottimistica: “il parco circolante continua a crescere pur con immatricolazioni sostanzialmente stabili. Le rottamazioni sono inferiori alle nuove immatricolazioni, le vetture cambiano più spesso proprietario e l’ibrido continua ad aumentare il proprio peso all’interno del circolante” prosegue Ghioni.In questo scenario, Telos invita a guardare oltre la semplice evoluzione tecnica del veicolo. Anche la crescita dei marchi cinesi, tema ormai ricorrente nel settore, viene letta soprattutto dal punto di vista dell’assistenza e della disponibilità del ricambio.
“Non sarebbero un problema se ci fossero i ricambi”, è stata una delle considerazioni emerse dal palco.
Parallelamente cambia anche il comportamento del cliente finale. L’automobilista sceglie sempre più comodità, servizi chiavi in mano e semplicità d’utilizzo. Ed è qui che la convention ha introdotto uno dei temi centrali della giornata: l’officina indipendente non può più limitarsi a riparare il veicolo, ma deve iniziare a ragionare come piattaforma di servizi.
Resta centrale il tema dei dati
Il vero spartiacque, però, riguarda i dati del veicolo. Durante la convention si è parlato delle prospettive aperte dal Data Act europeo e della possibilità per l’aftermarket di accedere progressivamente alle informazioni generate dalle vetture connesse.Un tema affrontato anche da Piergiorgio Beccari, che ha richiamato il ruolo della BER, le prospettive regolatorie e l’attività di Afcar Italia.
La sensazione emersa dal palco è che la competizione futura non si giocherà soltanto sulla disponibilità del ricambio o sulla capacità tecnica, ma sull’accesso ai dati e sulla possibilità di trasformarli in relazione continua con l’automobilista.
In altre parole, una parte del modello tipico delle case auto sta progressivamente entrando anche nell’autoriparazione indipendente.
La diagnosi predittiva
Da qui il passaggio verso la diagnosi predittiva. Ghioni ha raccontato il caso della “signora Anna”, automobilista che utilizza l’auto quotidianamente per accompagnare il figlio a scuola e che, senza saperlo, sta progressivamente intasando il FAP.L’idea è quella di un sistema capace di prevedere il problema prima del fermo vettura, trasformando l’officina da soggetto che interviene sul guasto a struttura che anticipa il bisogno del cliente.
“Sembrano cose lontane e lo sono, ma prima o poi arriveranno”, è stata la sintesi dell’intervento.
Comunicazione: uno strumento per attirare clienti
Se il futuro passa dai dati, il presente continua però a dipendere dalla capacità di portare clienti in officina. Su questo punto è intervenuta Chiara Levati, direttrice marketing, che ha spostato il discorso sulla comunicazione e sul posizionamento dell’autoriparazione indipendente.L’idea proposta durante l’intervento è quella di cambiare anche la percezione del meccanico, passando da riparatore a una figura di “technical expert”, con logiche di comunicazione più vicine a quelle utilizzate dalle concessionarie.
Un approccio che viene visto anche come leva per rendere il settore più attrattivo verso i giovani.
Nel ragionamento entrano anche nuovi modelli di servizio. Durante la convention è stato citato “MyPost”, insieme a una riflessione provocatoria: perché non immaginare formule in abbonamento dedicate all’automobile?
Un passaggio che mostra come parte dell’aftermarket stia iniziando a ragionare non più soltanto per interventi singoli, ma per continuità di servizio.
Sul finale è intervenuto Fabrizio Toniolo, direttore di Telos Tech, riportando il focus sulla professionalità dell’officina e sulla necessità di renderla più visibile agli occhi del cliente.
Il paragone utilizzato è stato quello della ristorazione: così come gli chef hanno trasformato la cucina in uno spazio aperto e visibile, anche le officine dovrebbero imparare a raccontare meglio il proprio lavoro.
In questo quadro rientrano anche strumenti come il Passthrough, la diagnosi remota e il Sermi, citati durante l’intervento come elementi sempre più centrali per accedere ai dati delle case auto e operare sui veicoli di nuova generazione.
Ma il tema emerso dal palco è stato anche un altro: molti automobilisti non conoscono queste competenze e questi investimenti. Per questo, secondo Toniolo, l’officina indipendente deve imparare a comunicare meglio il proprio valore.
Durante l’intervento si è parlato anche dell’aggiornamento della legge 870 sulla revisione e dell’introduzione della revisione per i mezzi agricoli veloci.
La relazione personale: un valore aggiunto
A chiudere la convention è stato nuovamente Davide Ghioni, tornando su quello che probabilmente rappresenta ancora il principale vantaggio competitivo dell’autoriparazione indipendente: il rapporto personale con l’automobilista.“Sarete identificati a 360 gradi come persone cui rompere le scatole se uno ha un problema con una vettura”, ha detto Ghioni. Una battuta che sintetizza bene il senso della giornata: mentre il settore parla sempre più di dati, connettività e diagnosi predittiva, il valore della relazione continua a restare centrale.
La chiusura finale della convention ha allargato ulteriormente il concetto, parlando della necessità di costruire un ecosistema tra tutti gli attori della filiera. Non soltanto empatia verso l’automobilista, quindi, ma anche collaborazione interna tra distributori, officine, fornitori e servizi.
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