
CarsItalia punta a raddoppiare gli associati e superare i 75 milioni di fatturato gestito entro il 2027: la strategia di espansione raccontata dal presidente Salvatore Chisari.
Dal 3 al 6 settembre 2026, il Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria di Acconia di Curinga, in provincia di Catanzaro, ha ospitato la convention di CarsItalia, che quest'anno festeggia il venticinquesimo anniversario del consorzio. La scelta della Calabria come sede non è casuale: accompagna una fase di espansione territoriale che il cambio di nome, da CarssiKelia a CarsItalia, racconta bene.
L'attraversamento dello Stretto e l'ingresso in Calabria sono il primo tratto di un percorso che, nelle intenzioni del consorzio, dovrà proseguire verso il Centro Italia, per poi valutare un ulteriore sviluppo al Nord.
È una traiettoria che risponde a una logica comune a tutta la distribuzione: così come i grandi distributori, anche i ricambisti hanno bisogno di rappresentare un territorio più ampio per essere interlocutori credibili sul mercato. Per un'aggregazione come CarsItalia, questo significa conservare la dimensione imprenditoriale delle singole aziende e il loro radicamento locale, pur costruendo una capacità di interlocuzione e progettazione che vada oltre i confini della singola impresa.
Allargare il perimetro comporta anche confrontarsi con aziende diverse per storia, organizzazione e abitudini di acquisto: il numero degli aderenti misura solo una parte della crescita, mentre altrettanto importante è la loro disponibilità a partecipare alle iniziative comuni.
È in questo equilibrio tra dimensione e coinvolgimento che si inserisce la scelta, raccontata da Salvatore Chisari, di ridurre nel 2024 la base associativa, passata da 46 a 43 aziende: una decisione dolorosa, ma necessaria per proseguire con i ricambisti più disposti a condividere obiettivi e progetti. Negli anni successivi il consorzio è tornato a crescere, raggiungendo oggi i 73 associati.
Prima di tornare a crescere nei numeri, il consorzio ha lavorato sulla partecipazione delle imprese già presenti - un punto di partenza da cui muove ora la nuova espansione, con l'obiettivo dichiarato di arrivare a 130 associati nel 2027 e di superare i 75 milioni di euro di volumi gestiti con i distributori a pannello, contro i circa 50 milioni attuali.
Accanto ai volumi, anche i premi restituiti agli associati rappresentano un risultato concreto dell'appartenenza al consorzio, così come i progetti su tecnologia e logistica - dall'app dedicata alle vendite all'ipotesi di un modello condiviso per le consegne - che accompagnano questa nuova fase di espansione. Temi che Chisari approfondisce nell'intervista, insieme alle prospettive di crescita verso il Centro Italia e, più avanti, verso il Nord del Paese.
Quali sono i progetti di crescita di CarsItalia?
Nel 2024 abbiamo ridotto la base associativa, passando da 46 a 43 aziende. Una scelta dolorosa, ma indispensabile per selezionare solo le aziende che avevano voglia di crescere insieme, condividendo obiettivi e progetti. Negli anni successivi siamo sempre cresciuti e oggi siamo 73 associati, con un obiettivo di 130 adesioni nel 2027 e aziende maggiormente coinvolte nei nostri progetti.
A quanto ammonta complessivamente il fatturato che gestite come CarsItalia?
Nel 2026 il fatturato gestito si attesterà a circa 50 milioni di euro con i distributori a pannello e abbiamo l'obiettivo di superare i 75 milioni nel 2027.
Qual è il valore dei premi che ritornano ai vostri associati?
Pur avendo dovuto assorbire le difficoltà di un nostro importante fornitore, andato in sofferenza, con una penalizzazione della sua quota parte, nel 2026 ridistribuiamo i 2/3 del fatturato totale.
Quali sono i progetti comuni sui quali state lavorando?
Lavoriamo per migliorare l’efficienza operativa degli associati. Abbiamo da sempre un piglio tecnologico e un’attenzione alla logistica. Accanto a un’app dedicata alle vendite, non ci dispiacerebbe creare con i nostri fornitori un modello condiviso per le consegne.
Fin dove si spingerà CarsItalia?
Penso che possiamo crescere velocemente nel Centro Italia: abbiamo mentalità e modelli simili. Per espanderci ancora più a Nord aspettiamo solo il tempo di consolidarci nel Centro-Sud.
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