Articoli | 07 September 2017 | Autore: Paolo Longhi

Siamo tutti connessi

Si chiama eCall ed è un nuovo sistema di messaggistica che in caso di incidente manda una richiesta automatica di aiuto. Ecco cos'è, chi lo ha già implementato e quale futuro ci riserva.

Non si tratta di una vera novità. Gli americani di GM, per esempio, con il loro sistema On Star lo utilizzano già da tempo. In questi ultimi anni, però, l'attenzione alla sicurezza è cresciuta sensibilmente e l'impiego di tecnologie di connessione rapide, semplici da usare e, in alcuni casi automatiche, sta diventando un must dell'intero equipaggiamento dei veicoli moderni.

Come funziona il sistema eCall

In caso di incidente, il sistema eCall si occupa di chiamare, in totale autonomia, il numero unico europeo del centro di controllo (112), al fine di segnalare il luogo del sinistro. La reportistica stradale in materia ha dimostrato anche che, talvolta, soprattutto quando l'incidente avviene nelle zone più remote, la localizzazione precisa può diventare un problema, non solo per gli occupanti del veicolo, che magari riportano ferite e sono poco lucidi, ma anche per eventuali altri automobilisti che stanno viaggiando nella medesima zona. Il sistema eCall deve saper fare proprio questo: in un tempo breve, deve riuscire ad inviare un messaggio automatico, secondo gli standard del formato europeo definito, comunicando le coordinate del veicolo e sfruttando ovviamente il sistema GPS che equipaggia il veicolo stesso. Il messaggio inviato da eCall verrà recapitato al PSAP, ossia al Public Safety Answering Points, il destinatario che si occuperà di inviare sul posto i mezzi di soccorso quali ambulanze, vigili del fuoco e corpi di polizia. Oltre alla chiamata automatica, in plancia potrà essere presente uno speciale pulsante di SOS attraverso il quale gli occupanti potranno comunque chiamare aiuto anche manualmente. Quanto detto è previsto dal sistema eCall messo a punto dall’Unione Europea. In realtà, come vedremo poco più avanti, possono esistere delle varianti.
 

Tempi di attuazione

Dall'aprile 2018, ogni veicolo venduto all'interno della comunità europea dovrà essere equipaggiato con il sistema eCall. Dal punto di vista tecnico, un'apposita scatola nera si occuperà di rilevare, di concerto con il GPS, le condizioni di crash e di inviare le chiamate attraverso il sistema di connessione del veicolo.
 

Esempi già presenti sul mercato

Una delle case più note ad aver impiegato la tecnologia eCall è il costruttore di Monaco, ovvero BMW. Il sistema BMW Assist Advanced eCall è un sistema avanzato in grado di rilevare i potenziali traumi degli occupanti. In caso di incidente, il sistema BMW rileva e trasmette immediatamente, questa volta al centro operativo BMW, informazioni dettagliate sulla posizione, lo stato degli airbag, quello delle cinture di sicurezza e, nei modelli attualmente equipaggiati con sensore specifico, se ci sia stato il ribaltamento della vettura. Per capire, o meglio, per interpretare la severità dell'incidente e per ricostruire la tipologia dei danni a carico degli occupanti, il sistema BMW utilizza uno specifico algoritmo noto con il nome di URGENCY. Il sistema, come già anticipato, può essere attivato anche manualmente attraverso un apposito tasto. Ad incidente avvenuto, il sistema eCall di BMW scansiona tutte le possibili reti disponibili per poter contattare il centro di soccorso. La tecnologia M2M (machine-to-machine) si basa su un chip molto simile ad una SIM che viene saldata con particolari accorgimenti di resistenza al modulo dell'eCall. Secondo i dati forniti da BMW, un terzo della mortalità, in occasione di incidenti gravi, è a carico dei primi dieci minuti, un tempo in cui anche l'eCall non può fare molto. Il sistema di chiamata d'emergenza, invece, fa la differenza per gli altri due terzi della casistica considerata.
Un altro esempio è il sistema eCall di Ford che, sostanzialmente, lavora in modo simile a quello di BMW. In altre parole, il SYNC Emergency Assistance esegue una chiamata automatica ai servizi di emergenza, quando la vettura viene coinvolta in un incidente grave. A differenza di quello BMW, però, il sistema Ford utilizza il telefono del conducente che deve essere connesso via Bluetooth al sistema SYNC di Ford. Dopo aver eseguito la chiamata al 112, l'eCall di Ford comunica in automatico un messaggio con la posizione del veicolo attraverso le sue coordinate GPS. Il messaggio viene ripetuto due volte, in modo tale che l'operatore che raccoglie la telefonata abbia il tempo di annotare tutti i dettagli. A questo punto, il sistema abbandona la chiamata, per lasciare la linea libera nel caso siano necessarie altre chiamate di emergenza. A differenza degli altri sistemi che richiedono una sottoscrizione, quello di Ford è vincolato solo alla presenza di un telefono collegato con la tecnologia Bluetooth. Si tratta quindi di un sistema valido per tutta la vita del veicolo senza costi aggiuntivi.
Un altro sistema già affermato da tempo è il VOC, ovvero il Volvo On Call, che si delinea, però, al pari di quello BMW, come un servizio accessorio e soggetto ad abbonamento. In questo caso, le auto Volvo dotate di VOC sono equipaggiate con un modulo GSM integrato capace di interagire con i servizi VOC. Va segnalato, come ben indicato dal costruttore, che il sistema funziona solo nelle aree in cui i partner di VOC dispongono di copertura GSM e ovviamente solo sui mercati in cui Volvo On Call è attivo.
In caso di incidente, viene avvertito il centro di assistenza VOC che provvede ad inviare i soccorsi. Esiste anche in questo caso un pulsante ad hoc, il pulsante SOS per l'appunto, che se viene premuto per più di 2 secondi attiva il servizio di allarme manuale. Il sistema VOC però va oltre e aggiunge ulteriori funzioni al classico e-call, tanto da fornire servizi di comfort come l'avviamento remoto del riscaldatore, l'accensione del motore e il suo spegnimento, sempre a distanza. Il tutto grazie ad un'App dedicata e disponibile per smartphone Android, Apple e Windows. Vediamo, infine, un ultimo esempio, anch'esso parecchio noto. Un comunicato PSA Peugeot Citroën del gennaio 2012 riportava il seguente titolo: "Un milione di veicoli Peugeot e Citroën equipaggiati con eCall". Ed in effetti il costruttore francese, ultimamente tornato sulle prime pagine dei giornali per aver acquisito Opel da General Motors, dal 2003 al 2012 aveva già realizzato oltre un milione di veicoli con sistema eCall in 10 paesi europei. Il sistema eCall del gruppo PSA, basato sulla tecnologia BTA (Boîtier télématique Autonome), è un sistema a metà strada tra quello di Ford e quello di altre case che prevedono un’architettura dedicata e integrata nel veicolo, che richiede una sottoscrizione. Nel caso di Peugeot, la tecnologia BTA è montata e connessa alla vettura indipendentemente da tutto il resto e offre una propria soluzione di comunicazione che non richiede alcun abbonamento. In altre parole, ci troviamo di fronte ad un sistema autonomo e non legato ad uno smartphone, ma che allo stesso tempo è disponibile gratuitamente per tutta la vita del veicolo. Basti pensare che nel 2010, questo sistema si conquistò il premio EuroNCAP Advanced per la sua tecnologia avanzata. Il suo funzionamento è esattamente identico a quello degli altri sistemi che abbiamo descritto. A rispondere, sarà il centro di assistenza PSA che provvederà a inviare i soccorsi.
 

Auto connesse e guida autonoma

Il sistema eCall di cui abbiamo parlato poco sopra è solo una piccola porzione del tema ben più vasto delle auto connesse e, in ultima analisi, della guida autonoma, ossia il tanto discusso problema delle auto super connesse che guidano da sole.
I costruttori impegnati su questo fronte sono ormai moltissimi, ma qui di seguito, per ragioni di spazio citeremo brevemente solo alcuni.
A Stoccarda, per esempio, Mercedes è seriamente impegnata nello studio delle auto connesse e capaci di offrire la guida autonoma. Gl esempi più noti sono la Classe S 500 INTELLIGENT DRIVE, la F 015 Luxury in Motion e, se vogliamo andare oltre la sfera di interesse del nostro giornale, il Future Truck 2025. Sempre per rimanere nel mondo dei truck, sono noti sia il Freightliner Inspiration Truck che circola su alcune strade del Nevada negli USA, oppure il Mercedes-Benz Actros provato in Germania.
Tutti questi sistemi di guida autonoma sfruttano hardware e software dedicati. Telecamere e sensori radar sono ampiamente diffusi, ma l’autonomia del veicolo può essere gerarchizzata su differenti livelli. Il primo livello corrisponde ad un’automazione parziale, in cui gli “occhi” del veicolo informano il conducente sullo stato della marcia e lo consigliano affinché egli possa prendere decisioni corrette in tempi adeguati. Si pensi agli avvisi di cambio di corsia oppure ai radar di collisione che, attraverso indicazioni visive e acustiche, allertano il conducente su un possibile collisione con il veicolo che precede. In tutti questi casi, però, il veicolo non ha il potere del sopravvento. In altre parole, l’auto non è in grado di impartire comandi di guida diretti.
Nei sistemi ad elevata automazione, invece, il veicolo può espletare alcune funzioni dirette come, per esempio, la frenata d’emergenza, la regolazione della distanza di sicurezza dalla vettura che precede o il rientro automatico in traiettoria.
Il terzo e ultimo atto è la guida totalmente autonoma, in cui sia il conducente, sia gli occupanti non devono prestare attenzione alle condizioni di marcia e si possono occupare di tutt’altro.
Un altro costruttore seriamente impegnato sull’argomento è senz’altro Ford. Il costruttore di Deaborn ha dichiarato di voler mettere sul mercato veicoli a guida totalmente autonoma entro il 2021. È probabilmente nota la collaborazione di Ford con alcune startup della Silicon Valley. Raj Nair, vice presidente di Ford, ha dichiarato che Ford sta studiando e testando la guida autonoma da oltre 10 anni. Al momento, sulle strade di Arizona, California e Michigan stanno girando circa 30 Fusion Hybrid a guida autonoma. Ricordiamo che la Ford Fusion americana non è niente altro che la Ford Mondeo che conosciamo qui in Europa, sebbene con motorizzazioni e sistemi di trasmissione talvolta specifici per i singoli mercati.
Audi, dal canto suo, prevede di immettere sul mercato le prime auto a guida totalmente autonoma nel 2020, quelle per capirci definite di livello 4 secondo standard SAE. Nel caso del costruttore di Ingolstadt, la guida autonoma integra un sistema di intelligenza artificiale Nvidia, mentre per le varie dimostrazioni alla stampa, Audi ha utilizzato una Q7 così equipaggiata.
Altri esempi già noti di costruttori impegnati sulla guida autonoma sono Tesla, Toyota, Volkswagen, Renault e Peugeot. Diciamo che l’approccio alla guida autonoma sarà un obbligo per tutti i costruttori. Ciò che vedremo sulle strade da questo momento in poi non sarà altro che un incremento costante di tecnologie di bordo atte ad automatizzare alcune funzioni una volta pensate solo per il conducente. L’insieme di tutte queste tecnologie serviranno per convergere definitivamente sul veicolo a guida autonoma totale. Il problema rimarrà ovviamente legato alle infrastrutture che necessiteranno un serio aggiornamento tecnologico, per poter dialogare con i sistemi esperti montati a bordo dei veicoli. Un’ultima nota, ma come si dice sempre, non certo in ordine di importanza, le stesse auto dovranno essere dotate di sistemi software in grado di dialogare tra loro e quindi non solo con le strutture esterne dedite alla regolamentazione del traffico. Una sfida importante per un percorso ormai definito.
 

Photogallery

Tags: auto connessa eCall

Leggi anche