
A Milano, l’evento bilstein group ha riunito i protagonisti dell’aftermarket europeo per analizzare sfide, opportunità e strategie di crescita in un mercato sempre più complesso e interconnesso.
Si è svolto il 26 marzo 2026 a Villa Torretta, a Milano, “Driving the Future”, l’evento organizzato da bilstein group che ha riunito operatori provenienti da tutta Europa. Un appuntamento che, per qualità dei contenuti e livello dei relatori, si è configurato come uno dei momenti più alti per il settore negli ultimi mesi.
Il punto di partenza è stato esplicito: l’aftermarket continua a dimostrarsi uno dei comparti più resilienti dell’automotive, con un valore complessivo stimato intorno ai 500 miliardi, ma si trova oggi ad affrontare una fase di crescente complessità. La competizione aumenta lungo tutta la filiera e il ritmo del cambiamento impone una capacità di lettura più raffinata rispetto al passato.
In questo contesto, il messaggio che attraversa l’intero evento è quello della cooperazione. La crescita non può più essere interpretata come un risultato individuale, ma come un processo condiviso tra produttori e distributori. La relazione evolve oltre la logica tradizionale di disponibilità e servizio, diventando uno spazio in cui comprendere il mercato, discutere scenari e costruire competenze.
La giornata si è articolata secondo un programma che ha alternato visione strategica e contributi operativi. In apertura, Roland Berger ha inquadrato il prossimo decennio dell’aftermarket, seguito dall’intervento di Philipp Hess, direttore vendite di bilstein group, che ha richiamato la necessità di mantenere focalizzazione in uno scenario segnato da instabilità geopolitica e variabili difficilmente prevedibili.
Il tema della supply chain è stato approfondito da Cristóbal Montero Bautista, category manager di bilstein group, che ha evidenziato il passaggio da logiche just in time a modelli più orientati alla resilienza. A questo si è affiancato l’intervento di Terry Streather, focalizzato su performance, motivazione e leadership, mentre nella sessione pomeridiana Pehr Oscarson, CEO di Mekonomen, ha portato l’esperienza di una rete con oltre 4.500 officine affiliate, offrendo una lettura concreta dell’evoluzione dei modelli organizzativi nel passaggio dall’endotermico all’elettrico.
La seconda parte della giornata ha visto un doppio binario tra procurement e sales. Sul primo fronte, Giovanni Giacchetti e Christoph Schenter, entrambi di Inverto - società del gruppo Boston Consulting Group - hanno affrontato rispettivamente il tema della competitività negli acquisti e quello della digitalizzazione e della formazione legata all’intelligenza artificiale.
Sul versante commerciale, la tavola rotonda ha messo al centro l’evoluzione della forza vendita nella distribuzione aftermarket, evidenziando come le competenze richieste stiano cambiando in funzione delle esigenze delle officine.
A chiudere i lavori, l’intervento di Lars Sudmann ha riportato il focus sulla leadership in contesti incerti, prima della sintesi finale affidata nuovamente a Philipp Hess.
L’elettrificazione è stata affrontata con un approccio pragmatico, lontano da narrazioni semplificate. Se da un lato le vetture elettriche introducono nuove dinamiche, dall’altro non riducono necessariamente il valore aftermarket. Componenti più costosi, maggiore peso dei veicoli e nuove esigenze di manutenzione ridefiniscono il mix economico, aprendo spazi per nuove specializzazioni e modelli di servizio.
L’impressione complessiva è quella di un settore che continua a reggere anche in uno scenario instabile, ma che è chiamato a lavorare sempre più sulla propria capacità organizzativa e relazionale. Non è tanto una questione di prodotto o tecnologia, quanto di interpretazione del contesto e di gestione della complessità.
La giornata si è conclusa con una cena conviviale, ulteriore occasione di confronto informale tra i partecipanti, a conferma di un’impostazione che ha messo al centro non solo i contenuti, ma anche le relazioni all’interno di una filiera sempre più interconnessa.
