Opinioni | 06 May 2026 | Autore: David Giardino

"Con le Placche, ma non alla gola", l'editoriale di David Giardino
I primi segnali di una ibridazione del mercato si erano già visti da qualche anno, la Sirmec una delle prime che con la famiglia Messuti ha iniziato l’ibridazione con una buona lungimiranza.

Successivamente a questo primo esempio di contaminazione ne sono avvenuti altri, sia con formule più leggere sostenute da accordi commerciali sia con soluzioni più strutturate con scambi di quote sociali. 

Questo fenomeno, che si sta progressivamente diffondendo fra i più grandi operatori del mercato coinvolgendo soprattutto ricambisti, ottimizza la capacità di servizio verso le officine, permettendo una offerta sia di carrozzeria sia di meccanica che copre la richiesta multimarca e di condizioni commerciali. 

Se le Placche guardano il mercato IAM come una opportunità non solo per completare la gamma, ma anche come fonte di redditività, visti i margini ristrettissimi che offrono i ricambi OES, per gli operatori indipendenti è un riconoscimento di un ruolo di servizio logistico unico, ma anche la possibilità di ottimizzare i costi delle numerose consegne giornaliere. 

Sino a qui tutto chiaro, ma cosa succede invece se una Placca è interessata a un distributore?

Sappiamo che per mandato i distributori di ricambi OES, vendendo direttamente alle officine, sono operatori due step e quindi, accedendo alle condizioni della distribuzione indipendente, potrebbero diventare potenzialmente pericolosi concorrenti del modello distributivo prevalente in Italia.

L’avvicinamento della Placca Proxima in Aldo Romeo, operazione ancora troppo acerba per vedere sviluppi futuri, potrebbe essere uno dei primi esempi esterni di snellimento della filiera.

 

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