Approfondimenti | 13 Febbraio 2020 | Autore: Giorgio Spolverini

Focus cinghia di distribuzione: sincronia perfetta

La cinghia di distribuzione, installata per la prima volta di serie sulla Glas 1004, è fondamentale per la longevità del motore. Se si usura, o peggio si rompe, son dolori. Qualità e rispetto delle prescrizioni del costruttore auto, riparano da spiacevoli sorprese… 

Semplice, economica e robusta, la cinghia di distribuzione ha letteralmente rivoluzionato il modo di intendere il collegamento tra i principali componenti preposti al funzionamento del propulsore, ovvero da albero motore a uno o due alberi a camme in testa e relative valvole.
Proprio lei, la cinghia, ha decretato la definitiva scomparsa dei motori ad aste e bilancieri.
 

La cinghia fra passato e futuro

Le cinghie dentate, o sincrone che dir si voglia, sono comparse per la prima volta negli anni ‘40 in USA per merito della Uniroyal e ben presto sono state impiegate in maniera massiccia su macchine e macchinari vari.
La prima casa automobilistica però che ha utilizzato la cinghia dentata per azionare l’albero a camme su una vettura di serie è stata la tedesca Glas di Dingolfing, marchio che poco dopo è stato assorbito niente meno che da BMW.

Il modello, in particolare, era la Glas serie 1004: presentata nel 1961 ed entrata in produzione l’anno successivo, questa rivoluzionaria vettura dal temperamento sportivo era dotata di un piccolo motore da 992 cm3 con distribuzione monoalbero.
Capo progetto era Max Ischinger, ex ingegnere BMW.

La strada tracciata dalla piccola Glas 1004 fu molto importante, perché già a partire dagli anni 70 molte case automobilistiche utilizzarono questa soluzione per le proprie vetture di serie, quali Alfa Romeo, BMW, Jaguar, Lancia, Mercedes, tanto per citarne alcune.
Naturalmente i motori diventavano via via più complessi, quindi per mantenere la corretta tensione della cinghia per il suo progressivo e inevitabile allungamento con il passare dei chilometri, è stato necessario progettare efficaci dispositivi atti a correggere continuamente e progressivamente questa tendenza, per assicurare la sua massima longevità.
Ciò logicamente determinò un innalzamento dei costi tale, che ancora oggi alcuni costruttori, specie nipponici, preferiscono la catena, mentre altri restano orientati verso la cinghia.
Tra i pregi della cinghia, oltre al costo ridotto, sono la silenziosità di funzionamento e la mancanza di articolazioni che, soggette a usura, determinano un allungamento della catena difficilmente ripristinabile nelle “misure” originarie.

Fin dagli inizi le cinghie sono dotate di inserti resistenti inestensibili: una volta settata la corretta tensione della cinghia durante la sua installazione, non occorrono più ulteriori regolazioni. In pratica, sistema di tensionamento e guida rimangono semplici, efficaci ed economici.
Storiche auto dotate di distribuzione a cinghia e conosciute dai più sono per esempio la Fiat 124 Sport Spider con motore bialbero, destinato quest’ultimo successivamente alla Fiat 125.
Ben presto anche Opel presentò auto con distribuzione a cinghia, come pure Ford che in anni decisamente più recenti si è fatta conoscere dal mercato per le sue cinghie di distribuzione a bagno d’olio, al fine di assicurare alla stessa una durata ancora superiore rispetto a quelle standard.

L’Alfa Romeo Alfasud di inizio anni 70, venduta in centinaia di migliaia di esemplari, aveva anche lei distribuzione a cinghia, così come le Volkswagen e le Audi di quel periodo.
Insomma, ben presto la cinghia di distribuzione ha collegato gli organi di trasmissione motore della maggior parte della auto in circolazione, senza escludere addirittura le più “performanti” vetture sportive: la cinghia di distribuzione venne preferita alla catena per esempio su alcuni motori Cosworth e sui V6 Turbo by Renault.
 

Cinghia: i sintomi dell’usura

Storia a parte, inevitabilmente la cinghia di distribuzione continuerà a popolare i tecnologici motori del futuro, almeno fino a quando i motori saranno alimentati con carburanti tradizionali e non elettricamente.
Però, si sa, anche un componente oramai perfettamente sviluppato e progettato, in altre parole maturo, può usurarsi e danneggiarsi, con il rischio di non coordinare più le componenti interne del motore che, in un istante, si danneggerebbero anche in maniera grave.

Aldilà della durata della cinghia raccomandata dal costruttore (intorno a 120.000 km in media o 10 anni), è molto importante riconoscere i sintomi di un suo eventuale ammaloramento, che possono essere diversi ma ugualmente determinanti per la longevità operativa del propulsore.

Tra questi, a parte rispettare scrupolosamente le indicazioni del costruttore, conviene “allungare” l’orecchio per avvertire eventuali rumori di ticchettio da sotto il cofano o scoppiettii dal motore.
Può essere un campanello d’allarme l’auto che non si accende, anche se batteria e motorino d’avviamento funzionano perfettamente.
Prestare attenzione alla spia di avaria motore accesa o lampeggiante.
Anche un’improvvisa perdita di potenza del motore mentre si guida potrebbe rappresentare un problema alla cinghia.
Il ticchettio motore può indicare lo sfilacciamento se non una rottura della cinghia di distribuzione. Quindi, procedendo per esclusione, e appurando che il ticchettio non dipende da una bassa pressione dell’olio motore, sarebbe bene procedere a un’ispezione visiva della cinghia, che purtroppo sulla maggior parte delle vetture è ben nascosta all’interno del motore.
Se si gira la chiave, si accende il quadro ma il motore non parte pur funzionando batteria e motorino, anche in questo caso la causa potrebbe dipendere dalla cinghia di distribuzione rotta o laceata. In altre parole, il motore potrebbe non avviarsi poiché la cinghia preposta non trasmette l’energia prodotta dal motorino.
Da un certo punto di vista, se succede questo caso, è il migliore che possa capitare nella negatività della situazione, poiché è molto meno probabile che da fermo possano occorrere gravi danni al motore.

La spia gialla di avaria motore accesa è sempre un avvertimento che non bisogna sottovalutare. Una delle possibili cause della sua illuminazione può essere un danno interno al motore. Se il problema è proprio la cinghia di distribuzione, la spia mostra uno o più codici avaria relativi all’albero a camme o all’albero motore.
Come spiegato infatti, l’albero a camme e l’albero motore sono infatti le componenti chiave che assicurano la corretta sincronizzazione del motore per via della presenza della cinghia di distribuzione.

Un altro indesiderato sintomo acustico è lo scoppiettio proveniente dal vano motore. In caso lo si avverta, è bene spegnere immediatamente il motore, poiché questo scoppiettio può dipendere da molti fattori, come per esempio il riscaldamento delle pareti metalliche del motore.
Tuttavia questo scoppiettio può anche essere causato da una cinghia di distribuzione usurata o, nel peggiore dei casi, rotta. In questo caso, succede che alcuni cilindri potrebbero non essere sincronizzati con le rispettive valvole, poiché la cinghia usurata non permette più la rotazione sincrona degli ingranaggi.
La conseguenza è un movimento del motore errato che in pochi chilometri potrebbe riportare danni molto seri.

Il caso più eclatante di tutti rimane la perdita di potenza del motore mentre si guida. La cinghia di distribuzione è infatti composta da denti che agganciano ingranaggi per farli ruotare perfettamente insieme. Basta che uno solo di questi si rompa per compromettere la funzione di sincronizzazione della cinghia.
Contemporaneamente alla perdita di potenza o qualche istante dopo si accenderà inevitabilmente la spia di avaria al motore e questo rappresenterà l’avviso definitivo di avaria dell’auto.
 

Le cause dell’usura

Purtroppo, per quanto possa essere ben sviluppata, la cinghia di distribuzione, come anche la catena di distribuzione, tende a invecchiarsi e a logorarsi.
In altre parole, come altre parti meccaniche dell’auto, è da considerarsi a tutti gli effetti un materiale di consumo.
In particolare, se nel caso della catena le maglie tendono ad allungarsi, nel caso della cinghia di distribuzione la gomma potrebbe cristallizzarsi e perdere la sua elasticità, non solo con il passare dei chilometri, ma anche con quello del tempo.

Non a caso gli intervalli sostitutivi suggeriti dalle case automobilistiche sono sia di ordine chilometrico, sia temporale: la cinghia di distribuzione può danneggiarsi anche se rimane parecchi anni ferma, proprio come una guarnizione che invecchia.
Il consiglio quindi è sempre quello di prestare massima attenzione e puntualità di servizio, al fine di preservare per molto tempo la durata utile della vita di tutto il motore.
Inoltre, scegliendo ricambi di qualità accertata, si garantisce ancor più l’intervento svolto sulla veicolo.  

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Tags: cinghie cinghie di distribuzione

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