Articoli | 01 Ottobre 2002 | Autore: Marco Krivacek

Speciale comandi flessibili e tubi - Resta importante il comparto telecomandi

Tra elettronica e meccatronica l'utilizzo di comandi flessibili nell'auto sta calando sensibilmente. Come si stanno organizzando per affrontare il futuro le aziende di tale comparto che operano in Aftermarket?

L'aumento dell'elettronica a bordo ha ridotto drasticamente le funzioni a comando meccanico; la così detta meccatronica che fino a qualche anno fa sembrava dovesse appartenere ad un futuro relativamente lontano, ora rappresenta un'imminente realtà; aziende importanti del panorama automobilistico come SKF, Brembo e TRW al fianco di alcune case automobilistiche hanno dedicato già molte risorse alla realizzazione di sistemi "by wire" cioè dove le tradizionali funzioni meccaniche regolate da telecomandi flessibili e tubi idraulici (pinze freno, distacco frizione, ecc.) restano sempre meccaniche ma governate da impulsi comunque intermediati da centraline elettroniche. Indubbiamente questo è il futuro dell'auto e la marcia inesorabile delle nuove tecnologie di certo non può arrestarsi, nell'interesse degli automobilisti che possono e potranno sempre di più sedersi al volante di auto in grado di offrire prestazioni e confort fino a ieri inimmaginabili.
Il nostro impegno professionale però, come sempre ci impone di guardare al mondo dell'auto da una prospettiva ben diversa, quella delle aziende che producono ricambi e dei loro clienti della filiera autoriparativa. Le aziende che nel tempo hanno affinato la propria tecnica per produrre o commercializzare cavi flessibili, quando sentono parlare di "drive by wire" o "brake by wire" giustamente si preoccupano per il futuro delle loro attività e probabilmente provano a stabilire strategie commerciali a medio-lungo raggio. Sebbene ad oggi le aziende di questo comparto non lamentino significativi cali della domanda, la realtà del mercato auto impone loro di scegliere tra alcune possibilità: cercare di acquisire quote di mercato in nazioni dove il parco circolante è talmente più anziano di quello italiano che ancora per parecchi anni genererà una domanda per cavi flessibili e tubi freno; ampliare la propria offerta con altre linee di prodotto senza abbandonare la produzione di cavi e tubi; volendo restare nello stesso settore, trasformarsi riqualificando con una vera conversione industriale la propria azienda per rispondere alle nuove richieste della meccatronica; continuare a produrre cavi e tubi, ma per applicazioni diverse da quelle dell'auto (macchine industriali, elettrodomestici, macchine e attrezzature per edilizia, ecc.).

Prendere tempo per non sbagliare
Ognuna di queste scelte è complessa e porta con se problematiche in larga parte nuove. Nessuno vorrebbe lasciare un ambito certo, in questo caso l'Aftermarket automobilistico, per un altro incerto, infatti tutte le aziende da noi intervistate in merito a tale questione ci hanno confermato che preferiscono attualmente "prendere tempo" dedicandosi ad ampliare il numero di Paesi verso cui esportare direttamente o tramite distributori locali e solo in un secondo tempo decidere che strada scecliere.
Un buon diversivo che può aiutare anche a rimandare il problema è quello di offrire un programma di comandi flessibili e tubi freno a settori "collaterali" a quello dell'auto; motociclette, mezzi agricoli, macchine movimento terra, rappresentano un'alternativa valida, anche perché si tratta di veicoli dove per il momento le soluzioni elettroniche più avanzate sono ancora lontane. I motivi di ciò sono di natura commerciale prima ancora che tecnici: se il parco auto (e anche quello dei Veicoli Commerciali) ha dimensioni tali da spingere le case costruttrici ad investire enormi capitali e risorse umane in ricerca e sviluppo per ottenere veicoli sempre più "avanti", lo stesso non si può dire per le altre famiglie di veicoli che visti i numeri non offrono il medesimo interesse; difficilmente il sistema frenante di una moto si trasformerà a breve da meccanico a elettronico, perciò la richiesta di cavi freno resterà ancora a lungo invariata (crisi del mercato delle due ruote a parte).
Come dicevamo sopra, la fotografia attuale delle aziende italiane del comparto, mostra un grande interesse per le esportazioni. L'Europa per molti anni ha rappresentato il naturale target di riferimento, sia per motivi geografici, sia per analogie di mercato; oggi invece le distanze sembrano essere un dettaglio trascurabile e si cerca di offrire prodotti adatti anche a mercati molto diversi dal nostro. La ditta Ricambiflex per esempio, ci ha spiegato che al di fuori della comunità Europea, grande importanza per la propria attività rappresentano oggi molti dei paesi dell'Est Europa, più alcune realtà lontane di cui ne citiamo una per tutte, le Isole della riunione. La ditta Allegri Cesare che si rivolge prevalentemente al primo equipaggiamento auto e moto, riguardo all'Aftermarket ha scelto mete lontane e mercati difficili: Cina, Giappone, Australia, Nuova Zelanda. La ditta Impergom fa particolarmente affidamento all'export, che rappresenta ormai circa l'80% del suo fatturato e viene realizzato prevalentemente in Europa. Pimax, che addirittura vende circa il 90% dei suoi prodotti all'estero, ha realizzato il catalogo aziendale in 10 lingue e così anche il sito internet. Ciò rientra in una precisa strategia aziendale che privilegia rapporti commerciali con il maggior numero di Paesi del mondo con un unico catalogo per ogni famiglia di prodotti (e che per i cavi conta ben 5.000 applicazioni); ciò consente una flessibilità tale da non subire mai forti contraccolpi anche in situazioni critiche di mercato, come quella attuale sudamericana.

Esportare uguale impegno e professionalità
Sebbene le esportazioni possano offrire alle aziende anche grandi opportunità di guadagno, esse portano "in dote" notevoli problemi e preoccupazioni da affrontare. Spedire merce dall'altra parte del mondo significa localizzare un distributore ben introdotto e fidato nel Paese di destinazione, realizzare un prodotto adatto alle richieste locali, preoccuparsi della spedizione (trasporto, dogane, documenti, ecc.), gestire amministrativamente tutte le operazioni, investire in frequenti trasferte, riscuotere i crediti, ecc. Insomma gli oneri sono diversi e richiedono all'azienda interessata una certa struttura interna, come riassume bene Ennio Bini della ditta Effebi: "Le maggiori differenze tra il lavoro in Italia e quello all'estero sono i pagamenti ed i trasporti; pur conoscendo l'affidabilità dei clienti, ci sono variabili che vanno al di là della correttezza del cliente stesso (rischio Paese, rapporti diplomatici, ecc.) e per quanto riguarda il trasporto invece la distanza e la burocrazia costituiscono spesso uno scoglio da superare e ciò non giova certamente allo sviluppo delle vendite nei mercati esteri".
Al di là delle varie valutazioni fin qua fatte, alla base di tutta l'attività di una buona azienda risiede un buon prodotto. La considerazione può sembrare scontata, ma i diretti interessati sanno bene quanto un'azienda indipendente dell'Aftermarket debba lavorare con criterio per riuscire a restare sul mercato e in maniera competitiva. La presenza di alcune aziende italiane sullo scenario internazionale da molti anni, da sola dovrebbe bastare a testimoniare la qualità dei loro prodotti, infatti qualità scarsa in Aftermarket è sinonimo di vita breve!

Prodotti e loro caratteristiche
Parlando dunque di prodotto abbiamo chiesto alle aziende intervistate di voler riassumere le caratteristiche della loro offerta e in particolare quali sono i materiali normalmente utilizzati nei vari tipi di cavo e nei tubi e perché vengono scelti certi materiali e non altri:
Corteco: "Sono due gli elementi che in particolar modo contraddistinguono i tubi freno Corteco: la marcatura del raccordo e la prova a pressione eseguita sul 100% dei particolari prodotti.
La prima caratteristica evidenzia la qualità del prodotto; sul tubo è stampato il lotto di fabbricazione, il marchio CRTC, il giorno, il mese e l'anno di fabbricazione, secondo la legge sulla sicurezza della Federal Motor Vehicle MVSS 106.
Per quanto riguarda la prova pressione, tutti i tubi freno hanno superato il test della prova pressione ad aria a 120 bar. L'avvenuto passaggio al banco prova è identificabile tramite la punzonatura sul raccordo che offre garanzia di affidabilità e di alta tecnologia del tubo freno prodotto dalla Corteco.
I tubi freno Corteco sono testati e controllati secondo norma D.O.T., MVSS106, prodotti nell'applicazione delle procedure ISO 9002.
Corteco è in grado di offrire una gamma di circa cinquecento riferimenti per automobili che caratterizzano il mercato italiano ed europeo (Fiat, PSA, BMW, Volvo e altro), oltre ad alcuni riferimenti per i modelli giapponesi".
Allegri Cesare: "La nostra società circa 15 anni fa decise di produrre unicamente tubi raccordati in PTFE e oggi dobbiamo dire che la scelta fu coraggiosa ma anche lungimirante, in quanto le esigenze di contenimento dei pesi e degli ingombri, unitamente ad una richiesta di resistenza a temperature sempre più elevate ci ha trovati preparati ed in posizione avvantaggiata rispetto alla concorrenza che utilizzava e utilizza ancora i tradizionali tubi in gomma".
Ricambiflex: "I materiali da noi normalmente utilizzati nei vari tipi di cavi e nei tubi sono: guaina in acciaio ricoperta in PVC, filo in acciaio, particolari in ferro, in nylon, in zama e in gomma".
Effebi: "La scelta dei materiali impiegati nella nostra azienda è molto delicata in quanto costruiamo prodotti di sicurezza (tubi freno e cavi freno). Stesso discorso vale per le attrezzature utilizzate per le lavorazioni e per la mano d'opera che dev'essere ai massimi livelli. In conclusione si può dire che il comparto dei comandi flessibili insieme ad alcune altre nicchie di mercato, sta attualmente soffrendo di fronte allo sviluppo tecnologico dell'auto; in certi casi in primo impianto scompaiono determinati componenti, in altri casi la migliorata qualità dei componenti riduce la domanda di ricambi in Aftermarket. Di fronte a ciò le aziende italiane, spesso di dimensioni medio-piccole fanno della propria grande flessibilità produttiva e commerciale il motivo del loro successo, riuscendo a sfruttare la loro lunga esperienza internazionale per trovare nuovi stimoli ed opportunità.

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