Articoli | 01 Aprile 2001 | Autore: Redazione

Revisioni auto 2000: -17,5%

Nel 2000 vi è stato un calo del 17,5% nel numero delle revisioni, ma in termini di fatturato la contrazione per le officine è stata molto più contenuta in quanto queste strutture hanno potuto beneficiare per l'intero anno dell'aumento della tariffa (da 35.000 a 50.000 lire) introdotto a metà del 1999. Il bilancio economico dell'attività è però tutt'altro che florido.

Il primo ottobre 1994, data dell'entrata in vigore del nuovo codice della strada, l'Italia si adeguava ufficialmente al regime delle revisioni auto europee. La grande novità stava nel passaggio dalla scadenza del 10 + 5 (prima revisione a 10 anni dall'immatricolazione e le successive ogni 5 anni) alla scadenza del 4 + 2. Da quel 1° ottobre all'inizio di fatto delle revisioni presso le officine autorizzate passarono più di due anni. A quell'epoca la Motorizzazione Civile non riusciva assolutamente a smaltire nei tempi corretti l'enorme mole di revisioni annue previste. Nei tre anni successivi, dal 1997 al 1999 le domande accolte da parte delle officine private per diventare centri di revisione autorizzati furono 4.350, cioè 350 in più di quelle previste. Questi nuovi soggetti del mercato hanno permesso di smaltire tutto il lavoro arretrato della Motorizzazione entro la fine del'99, permettendo di cominciare il 2000 in pari con le richieste imposte dalla periodicità 4 +2. Ma per considerarci europei a tutti gli effetti evidentemente dobbiamo ancora fare passare qualche anno, infatti nel 2000, delle 12 milioni di revisioni previste, ne sono state portate a termine meno di 8,5 milioni (vd. Tabelle) e non perché le officine non riuscissero a stare al passo delle richieste, ma perché circa 3,5 milioni di italiani si sono "dimenticati" di portare l'auto in revisione. Nel 2000 gli automobilisti italiani hanno speso 601 miliardi per la revisione delle automobili. Il dato emerge da un'indagine dell'Osservatorio Autopromotec - diretta emanazione dell'omonima rassegna espositiva internazionale di attrezzature e prodotti per autofficine, che si svolgerà a Bologna dal 23 al 27 maggio. Di questa torta, 422 miliardi sono stati incassati dalle officine private di revisione, mentre 179 miliardi sono finiti nelle casse dello Stato sotto forma di Iva e di altre imposte. Rispetto al 1999, nel 2000 vi è stato un forte calo nel numero delle revisioni. I controlli eseguiti sono stati 8.448.342 con una diminuzione del 17,5% rispetto al 1999. In termini di fatturato la contrazione per le officine è però molto più contenuta in quanto queste strutture hanno potuto beneficiare per l'intero anno dell'aumento della tariffa (da 35.000 a 50.000 lire) introdotto a metà del 1999. Il bilancio economico dell'attività è però tutt'altro che florido per le officine di revisione.

Diminuzione di fatturato
Tra il 1999 e il 2000 il numero delle officine private autorizzate è passato da 3.948 a 4.453. Ciò significa che il fatturato medio è sceso da 109 milioni a 95 milioni. Si tratta di cifre assolutamente inadeguate a coprire il costo del servizio. Basti pensare che un'operazione di revisione dura circa mezz'ora, che comporta la presenza del responsabile tecnico e di un operatore di linea, che vi è un non indifferente carico di lavoro burocratico e amministrativo e che sulla gestione dell'attività gravano l'ammortamento delle attrezzature, il costo dei locali occupati e naturalmente le spese generali. Secondo l'Osservatorio Autopromotec per coprire tutti i costi di questa attività ogni linea di revisione dovrebbe produrre un volume d'affari annuo di almeno 180 milioni, che corrisponde a circa 3.600 operazioni all'anno. Si tratta di cifre ben lontane da quelle effettivamente realizzate nel 2000, che non sono andate oltre le 1.900 vetture controllate e i 95 milioni di fatturato. A tutto quanto detto fin qui possiamo aggiungere come ulteriore elemento negativo l'andamento del mercato delle auto usate. Sebbene i risultati dei primi mesi del 2001 siano preceduti da un segno "più", l'andamento complessivo dello scorso anno è stato negativo. In pratica il numero di auto circolanti già nella seconda fascia di mercato, quella delle revisioni ogni due anni, è in calo. Indubbiamente la perdita del 5,5% rispetto al 1999, del mercato dell'usato è imputabile soprattutto alla fiscalità elevata che penalizza i trasferimenti di proprietà. Tuttavia le officine continuano ad essere interessate a gestire le revisioni in quanto, l'operare per conto dello Stato consente un ritorno positivo in termini di immagine.

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