Articoli | 02 May 2018 | Autore: Osservatorio Revisione Veicoli

Revisioni: la novità è che non c’è alcuna novità, ma questa non è una novità
Da quattro anni siamo in attesa di sapere come tradurre in pratica la direttiva europea che dovrebbe stabilire le nuove regole per i centri di revisione. Ancora però non ci siamo e i termini sono oramai in scadenza…
 
La situazione per le revisioni in questo momento è in una fase critica, perché in attesa di una trasformazione che non sta prendendo piede. È forse arrivato davvero il momento di indignarsi per il protrarsi di questo stato di cose, che sembrano essere affrontate con troppa superficialità e chiedere di intervenire adeguatamente.
 

Ripercorriamo le tappe degli avvenimenti.

Nell’articolo pubblicato sul numero di marzo di Notiziario Motoristico avevamo già segnalato il problema: “Mancano meno di tre mesi alla fatidica data del 20/5/2018, giorno di entrata in vigore della direttiva 2014/45/UE e del conseguente DM 214 del 19/5/2017, destinati a rivoluzionare la revisione veicoli in Europa e in Italia. C’è però un problema: mancano ancora i Decreti Attuativi e senza decreti, niente regole del gioco.”
E avevamo concluso l’articolo scrivendo: “Sino alla pubblicazione dei decreti attuativi non ne sapremo di più. Il punto, però, è: quando arrivano?
Negli ultimi mesi, tutti i massimi dirigenti di Motorizzazione sono andati via: chi in pensione, chi trasferito. L’attuale DG va in pensione a maggio.
Avranno fatto in tempo a scrivere qualcosa in vista del 20 maggio 2018? Speriamo.
Se non lo hanno fatto, quando il DM 214 sarà in vigore, sarà il caos perché nessuno saprà cosa fare.
I nuovi dirigenti chiederanno tempo per ambientarsi e documentarsi per poi decidere.
Tanto, come disse l’Ing. Baccarini in un recente convegno, c’è tempo sino a gennaio 2023.
Adesso mancano pochi giorni al 20 maggio e non sappiamo ancora nulla di ciò che accadrà a breve.

Voci interne al tavolo dei lavori per l’attuazione della direttiva dicono che la dirigenza di MCTC non è particolarmente motivata a muoversi in fretta. D’altronde, se il direttore generale va in pensione a fine mese e se il nuovo direttore della divisione 4, quella tecnica, di revisioni veicoli non conosce i temi e le problematiche che comportano perché proviene da un dipartimento che si occupava di dighe, cosa possiamo aspettarci?
Nulla, tanto “c’è tempo sino a gennaio 2023”.
Viene da pensare che stiamo bruciando un’occasione importante per ridare credibilità e rispetto alla revisione veicoli in Italia.
 

Autoriparazione vs revisione?

Al disinteresse della pubblica amministrazione dobbiamo purtroppo aggiungere il fatto che ci sono anche alcune associazioni che sembrano più preoccupate di tutelare l’attività dell’autoriparazione rispetto a quella di revisione, con una presa di posizione che cerca il modo di sminare la minaccia della separazione dei ruoli tra meccanico e ispettore, voluta dall’Europa per eliminare il conflitto di interesse tra chi ripara e chi ispeziona.
Non siamo contro la libera impresa e il profitto; al contrario.
Ma non dobbiamo dimenticare che, con l’Articolo 80 del Codice della Strada, lo Stato ha concesso l’attività di revisione ai privati in primis per sopperire alle sue carenze di strutture e organico che non garantivano un’adeguata capacità di controlli in funzione del parco circolante.
Manutenzioni e riparazioni d’officina dovevano essere complementari.
In sintesi, il patto era: “Tu, centro di revisione, mi assicuri un buon livello di sicurezza stradale e di rispetto dell’ambiente dei veicoli che controlli (e ottieni un equo compenso), poi, se hai l’officina, puoi anche intervenire con l’assistenza (ottenendo un ulteriore profitto anche da questa attività).”

In sostanza, l’attività di riparazione doveva (e deve) essere subordinata alla revisione; non viceversa.
Invece è stato permesso che avvenisse esattamente l’opposto con la conseguenza che i centri di revisione spuntassero come funghi in tutta Italia, col solo fine di aver maggiori profitti in officina.
Ovviamente, più crescevano i centri, più calavano le revisioni procapite e ciò ha portato all’offerta di sconti sempre più aggressivi per acquisire clienti ma, soprattutto, ha incentivato le revisioni facili o false.
In passato c’erano i cosiddetti “timbrifici”, centri che revisionavano i mezzi solo con il libretto in mano; poi è arrivato MCTNet2 ma i “timbrifici” non sono scomparsi; si sono adeguati ed evoluti, ingannando la tecnologia.

E di ciò, una buona parte dell’utenza se ne è accorta, e oggi pretende sia lo sconto sia il superamento della revisione, a prescindere dal reale stato dei mezzi e purtroppo trova sempre chi l’accontenta.
C’è chi si offende quando diciamo a voce alta: “I furbi e i disonesti stanno vincendo su tutta la linea”, ma c’è un limite a tutto ed è il caso di dire chiaramente che il patto sociale tra Stato e Centri di revisione privati è saltato.
 

Siamo in Italia, dov’è la novità?

La direttiva 2014/45/UE è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea il 29 aprile 2014: abbiamo avuto quattro anni a disposizione e non abbiamo ancora fatto nulla.
Non possiamo continuare ad accettare passivamente questa situazione: è ora di reagire e pretendere rispetto per chi lavora onestamente e professionalmente, secondo le regole.
Vogliamo una revisione europea e la vogliamo nei termini e con le modalità europee.
È ora che chi ha responsabilità istituzionali se le assuma in toto, senza tergiversare e procrastinare ulteriormente.

Per questo motivo l’Osservatorio Revisione Veicoli ha inviato una lettera aperta al MIT, a MCTC e alle associazioni di categoria, assieme a uno studio di 34 pagine, che illustra vent’anni di errori e orrori tollerati per convenienza o disinteresse da istituzioni, associazioni e operatori del settore e lo ha pubblicato sul proprio blog, perché non ci sia più nessuno che possa dire “Io non sapevo”.
Vedremo se servirà a smuovere le coscienze e la deontologia professionale dei singoli.
 
La lettera aperta e il rapporto sono pubblici su www.osservatoriorevisioneveicoli.com
 
 

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