News | 20 March 2026 | Autore: Redazione

​RicambistiDay 2026: dalla performance individuale alla leadership di sistema

Dalle parole di Manuela Di Centa alla visione di Gianfranco Bacchi, il filo conduttore dell’evento mette al centro la dedizione al lavoro e la capacità di fare squadra in una filiera che cambia.


C’è un filo che attraversa l’edizione di quest’anno del RicambistiDay ed è meno scontato di quanto possa sembrare. Non riguarda direttamente prodotti, logistica o marginalità, ma qualcosa che sta a monte di tutto questo: il modo in cui individui e organizzazioni affrontano la complessità.

Il punto di partenza è apparentemente lontano dal mondo dell’aftermarket. Manuela Di Centa, Dirigente sportiva, ex fondista italiana, campionessa olimpica ai XVII Giochi olimpici invernali di Lillehammer, campionessa in uno sport profondamente individuale come lo sci di fondo, ha riportato il discorso su una dimensione essenziale: la coerenza tra ciò che si vuole fare e ciò che si è disposti a sostenere nel tempo. Il suo intervento ha messo insieme dimensione personale e responsabilità collettiva, anche alla luce del suo ruolo attuale, ancora legato a quel mondo che le ha dato tanto.

Il racconto non è stato quello della vittoria, ma del percorso. Tenere fede a ciò che si è, anche quando il contesto non è favorevole. In un ambiente storicamente maschile, la scelta di continuare su quella strada non è stata scontata, ma necessaria per restare coerente con se stessa. È qui che entra il tema della fatica, intesa non come sacrificio fine a se stesso, ma come parte di un processo: i conti, alla fine, tornano. Non subito, ma tornano.

Emblematica, in questo senso, la risposta data a un allenatore del Nord Europa che le chiese se volesse una casa piccola o una casa grande. La sua risposta fu un grattacielo. Non un’immagine retorica, ma la sintesi di un approccio: avere un obiettivo ambizioso significa accettare un percorso lungo, fatto di piccoli passi, dove il risultato finale è solo una parte del valore complessivo.
Allenarsi, in questa prospettiva, non è solo preparazione fisica ma filosofia. Un processo fatto di condivisione, costruito giorno dopo giorno, dove anche la sconfitta diventa parte della vittoria. Il vero traguardo, come ha sottolineato, è poter fare ciò che si ama, restando coerenti con il proprio percorso.

Dal piano individuale si passa poi a quello collettivo con Gianfranco Bacchi, Capitano di Vascello, centoventiduesimo Comandante della Nave scuola della Marina Militare Italiana Amerigo Vespucci. Qui il tema si sposta dalla disciplina personale alla leadership, ma il punto non cambia: la performance non è mai solo tecnica.

Il comando dell’Amerigo Vespucci parte da un presupposto meno scontato di quanto si immagini: non è il comandante a scegliere l’equipaggio, ma l’equipaggio a “scegliere” il comandante. Nei primi giorni a bordo si crea un processo di accettazione silenzioso, in cui chi ha il “timone “viene osservato, valutato e messo alla prova. La reputazione, in questo contesto, precede il ruolo.

La conoscenza è il Nord, ma non come accumulo di dettagli tecnici. Significa comprendere il sistema e, soprattutto, le persone. Conoscere per nome tutti gli oltre 400 marinai dell’Amerigo Vespucci, vuol dire creare un rapporto diretto, abbattere le distanze per accendere le emozioni. Un approccio che Bacchi ha descritto come un vero moltiplicatore di performance.

La costruzione del team passa anche da elementi apparentemente semplici, come i momenti di condivisione. La pizza di mezzanotte, ogni giorno, diventa un rito che trasforma un insieme di individui in una squadra. È lì che si crea coesione, si costruisce fiducia e si prepara il terreno per affrontare le emergenze.

E proprio nelle situazioni critiche emerge il modello di leadership. L’errore non è mai solo individuale, ma spesso di sistema. Isolare una persona significa perderla. Recuperarla, invece, rafforza il gruppo. L’episodio raccontato da Bacchi, con la scelta di affidare una manovra complessa proprio a chi aveva sbagliato, restituisce bene questo approccio: responsabilizzare per ricostruire fiducia.

Anche nei momenti più complessi, come la missione durante il Covid, la leadership si traduce in capacità di adattamento. L’impossibilità di essere visibili fisicamente si trasforma in una strategia di comunicazione nuova, fatta di video, musica e racconto. È la nave che va dagli italiani, non il contrario.

Su questo sfondo si inseriscono i contributi più strettamente legati al mercato. L’analisi di Carlo Covini (Project Manager in Cati) ha riportato il confronto sul contesto europeo, con particolare attenzione al mercato spagnolo. Un sistema dove i gruppi funzionano perché esistono regole chiare, partecipazione attiva e una reale capacità di incidere sulle scelte operative.
Il ruolo dei private label, le dinamiche tra i grandi gruppi come AAG e PHE e i modelli di aggregazione mostrano un mercato dove fare gruppo significa accettare vincoli, non solo benefici. Un passaggio che, letto dal punto di vista italiano, evidenzia una distanza culturale prima ancora che organizzativa.

Il quadro è stato completato dall’intervento di Silvano Guelfi, Responsabile Centro di Ricerca IAM del Politecnico di Torino, che ha restituito un’immagine di mercato fatta di luci e ombre. I ricambisti hanno chiuso il 2025 in crescita rispetto all’inflazione, confermando un settore ancora tonico. Ma la sfida resta quella di presidiare il territorio in modo innovativo, prima che siano altri a farlo.

Il confronto tra imprenditori ha reso concreto questo passaggio. Karin Rivella, membro del Consiglio di Amministrazione e rappresentante di D.R. Torino, Presidente IAS, ha sottolineato il valore dell’appartenenza a un gruppo strutturato come Groupauto, evidenziando come l’accesso a servizi e competenze sia oggi un elemento competitivo decisivo. Allo stesso tempo, ha ribadito l’importanza della gestione interna, della marginalità e della solidità finanziaria.

Cristina Galvanin, Responsabile Amministrazione, Finanza e Logistica di S.A.R.A. Autoricambi, ha mostrato una visione fortemente territoriale, costruita su prossimità e servizio. Otto punti vendita concentrati in un’unica provincia, consegne fino a otto volte al giorno e un lavoro costante sulla rotazione del magazzino. Una strategia che dimostra come la crescita possa passare anche dalla profondità, non solo dall’estensione.

Massimo Sperotto, Amministratore Delegato di Sperotto Ricambi, ha invece raccontato un percorso di aggregazione, nato per aumentare competitività e capacità di investimento. L’ingresso in Neoparts e la costruzione di una rete più ampia hanno portato a una crescita significativa, confermando che fare squadra può essere una leva concreta, non solo teorica. In questo contesto, spazio anche all’attualità: Sperotto, dopo aver annunciato la nascita del gruppo Sperotto-Fabretti, ha rilanciato il progetto Ri-Cambio, la rete di impresa esistente tra le due realtà, che oggi cresce con l’ingresso di Fratelli Salti e Terreni Tito.

Durante la tavola rotonda della mattina, tra i vari argomenti, Karin Rivella ha parlato anche di rapporti umani e tecnologia (la scelta di tornare di internalizzare la consegna dei ricambi ha permesso all’azienda di aumentare le vendite, riattivando rapporti di fiducia con i propri clienti che non posso essere garantiti da un corriere terzo. Su questo tema David Giardino ha chiamato un intervento anche di Alessandro Ligabò, Founder e CEO di Q Ricambi. Il confronto ha riportato la tecnologia su un piano concreto: la pressione sui margini generata dagli strumenti di comparazione prezzi e il ruolo dell’intelligenza artificiale come leva di efficienza. Un’opportunità, ma solo se integrata nei processi e orientata al servizio del cliente. Ligabò non si è sottratto alla provocazione, rispondendo che la miglior tecnologia è quella che lavora a fianco dell’essere umano e non in sua sostituzione.

Subito dopo, un’altra notizia fresca di mercato con Mauro Bianco e Mino Ortu, rispettivamente presidente e direttore generale e membro del board di Coarsa, insieme ad Andrea Vistarini, presidente di S.D.R. Sardegna, che hanno annunciato lo scambio di quote tra le due realtà. Un’operazione che mette insieme una placca Stellantis e un distributore indipendente, unendo due modelli storicamente separati. Non solo un accordo societario, ma uno scambio di cultura tra originale e aftermarket, partito dalla logistica e, nelle intenzioni dei protagonisti, destinato a estendersi.

Sul fronte dell’autoriparazione, l’intervento di Massimo Speri, presidente di Confartigianato Autoriparazione Verona, e della giovane Giada Degani, apprendista meccanico, presso Autofficina Castellani Roberto, ha portato il tema delle competenze e della passione. In un contesto, quello dell’autoriparazione, dove il lavoro non manca, la difficoltà è trovare persone.

Il tema delle risorse umane è stato poi approfondito da Silvia Canepa (HR Solutions Consultant di Randstad Box), Federica Bertoldi (Communications Director LKQ Rhiag) e Filippo Girardi, responsabile commerciale di Eurocar (ricambsta socio di inSIAMO) evidenziando un disallineamento profondo tra imprese e nuove generazioni.

Le aziende faticano a raccontarsi in modo attrattivo, mentre i giovani cercano significato, crescita e coinvolgimento. Progetti come quello in collaborazione tra Randstad, LKQ Rhiag e il Consorzio di ricambisti inSIAMO e le iniziative con le scuole rappresentano un tentativo concreto di colmare questo gap.

A chiudere la sessione mattutina Piergiorgio Beccari, presidente ADIRA, che ha ribadito come l’associazione operi a tutela della libera concorrenza, rappresentando e difendendo gli interessi degli operatori dell’aftermarket indipendente. Inoltre ADIRA agisce come interlocutore attivo nei confronti delle istituzioni, portando avanti le istanze dei propri associati.
Nel corso degli anni, ADIRA si è evoluta adattandosi ai cambiamenti del settore, rafforzando il proprio impegno con azioni concrete a supporto delle imprese.

La sessione pomeridiana si è aperta con l’intervento di Efrem Bresolin, Direttore Aftermarket Networks, Arval Service Lease Italia, che ha annunciato che la flotta rivedrà il proprio metodo di approvvigionamento, perché le criticità attuali stanno cambiando il sistema: i ricambi scarseggiano e oggi, più che il prezzo, conta il servizio. Parola su cui Bresolin ha insistito, perché non è tanto il risparmio sul ricambio, ma la capacità di abbassare i tempi del fermo tecnico dell’auto a fare la differenza per operatori che lavorano per garantire la mobilità dei propri clienti.

Efficientare tutti processi coinvolti nella gestione dell’assistenza ai veicoli è stato il tema centrale anche dell’interventi di Simone Guidi, General Manager di CSM360, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di leggere il cambiamento come un processo progressivo, che richiede adattamento continuo più che risposte immediate, tenendo una rotta con una bussola specifica, quella dei dati associati alle performance di tutto il processo riparativo.

La tavola rotonda finale ha messo a confronto posizioni diverse lungo la filiera con Paolo Appendino (direttore commerciale Cati), Stefano Aquila (Automotive Sales Director Northern Italy, LKQ Rhiag), Ugo Carini (Vicepresident Autodis Italia), Paolo Colabucci (General Manager ProParts) e Sergio Monzeglio (CEO IDIR Group), con il contributo di Paolo Saluto del Politecnico di Torino, toccando il tema della multicanalità e il ruolo della distribuzione e della possibilità di efficientare la filiera attraverso automatismi quale il riordino automatico anziché la ricerca spasmodica della condizione migliore.

Il filo iniziale, a quel punto, torna evidente. Dalla disciplina individuale raccontata da Di Centa alla leadership empatica di Bacchi, fino alle scelte industriali della distribuzione, il tema è sempre lo stesso: costruire percorsi sostenibili nel tempo.

In una filiera che continua a interrogarsi su modelli, dimensioni e tecnologie. Il racconto visto al RicambistiDay suggerisce quanto ancora prima delle strategie, conti in modo decisivo la persona, la sua motivazione e la sua capacità di coinvolgere nel proprio sogno coloro che possono aiutarla a realizzarlo.

Ringraziamo tutti i relatori, i partecipanti e gli sponsor che hanno permesso lo svolgimento dell’evento e contribuito al suo successo!
Diamo appuntamento a tutti alla prossima edizione il 18 marzo 2027 al Centro Congressi VeronaFiere.

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