News | 29 July 2026 | Autore: Redazione

Auto aziendali, il Fisco spinge sul ricambio delle flotte

Il correttivo alla riforma fiscale aumenta il fringe benefit per i veicoli con più di cinque anni e include gli optional nel calcolo. Il testo è ancora all’esame del Parlamento e potrebbe essere modificato.


Le auto aziendali tornano al centro della politica fiscale. Lo schema di decreto legislativo correttivo della riforma fiscale prevede infatti un aumento del valore imponibile del fringe benefit per le vetture con più di cinque anni dalla prima immatricolazione.

Il provvedimento, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno, è stato trasmesso alle Camere il 21 luglio come Atto del Governo n. 430. Le Commissioni parlamentari devono ora esprimere i propri pareri, prima del ritorno del testo in Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Le nuove regole, quindi, non sono ancora entrate in vigore e potrebbero cambiare.

Come si calcola il fringe benefit

Il fringe benefit rappresenta il valore attribuito all’utilizzo privato di un veicolo aziendale concesso al dipendente in uso promiscuo. Non corrisponde direttamente all’imposta da pagare, ma alla somma che concorre alla formazione del reddito imponibile.

Il calcolo parte dal costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI, moltiplicato per una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui. Per i veicoli soggetti alla disciplina introdotta nel 2025 si applica una percentuale del 50% per benzina, diesel, GPL, metano e ibridi non ricaricabili, del 20% per le ibride plug-in e del 10% per le elettriche.

Per le assegnazioni precedenti continuano invece a operare, in presenza dei requisiti previsti, le vecchie percentuali basate sulle emissioni di CO2. La sovrapposizione tra norme e clausole di salvaguardia ha creato un quadro complesso, nel quale il trattamento dipende anche dalle date di ordine, immatricolazione e assegnazione del veicolo.

Dopo cinque anni aumenta l’imponibile

La principale novità è la maggiorazione del 50% del valore convenzionale del fringe benefit dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della prima immatricolazione.
Questo non significa che il dipendente pagherà automaticamente il 50% in più di imposte. Ad aumentare è la base imponibile attribuita all’auto, mentre l’effetto sulla busta paga dipenderà dall’aliquota IRPEF e dalla situazione contributiva del lavoratore.

In termini sostanziali, la percentuale applicata a un veicolo termico passerebbe dal 50 al 75% del costo convenzionale ACI. Per una plug-in salirebbe dal 20 al 30% e per un’elettrica dal 10 al 15%. La penalizzazione riguarderebbe quindi tutte le alimentazioni, pur mantenendo un vantaggio per le vetture ricaricabili.
La regola seguirebbe inoltre il veicolo: assegnare l’auto a un altro dipendente non farebbe ripartire il conteggio dell’anzianità.

Nel calcolo entrano gli optional

Il correttivo interviene anche sugli accessori e sugli allestimenti non già valorizzati nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore. In questi casi il valore convenzionale verrebbe aumentato forfettariamente del 5%.

L’obiettivo è includere nel calcolo anche il valore delle dotazioni aggiuntive che non emerge dalla semplice identificazione del modello. Le somme eventualmente trattenute al dipendente continuerebbero invece a essere sottratte dal valore imponibile.

Le regole per i veicoli precedenti

Per le auto concesse in uso promiscuo tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024 continuerebbe ad applicarsi il precedente sistema basato sulle emissioni di CO2. La stessa tutela riguarderebbe i veicoli ordinati entro la fine del 2024 e assegnati durante il 2025, anche in caso di successiva attribuzione a un altro dipendente.

La salvaguardia avrebbe però un limite: superati i cinque anni dalla prima immatricolazione, anche il valore determinato con il vecchio sistema verrebbe maggiorato del 50%.

Gli effetti sul mercato

La nuova impostazione renderebbe meno conveniente trattenere a lungo le auto aziendali o riassegnarle più volte. Le imprese potrebbero anticiparne la sostituzione, mentre il noleggio a lungo termine troverebbe un ulteriore argomento a favore di cicli contrattuali più brevi.

Un ricambio più frequente aumenterebbe anche il flusso di vetture relativamente giovani verso il mercato dell’usato. Auto che, prima della rivendita, richiedono spesso manutenzione, pneumatici, ripristini di carrozzeria e attività di preparazione, con possibili ricadute per officine e operatori del remarketing.
L’impatto potrebbe però essere limitato sulle grandi flotte, nelle quali le vetture vengono già normalmente sostituite entro cinque anni. La misura inciderebbe soprattutto sulle aziende più piccole, sulle flotte di proprietà e sui veicoli riassegnati internamente per prolungarne l’utilizzo.

Cosa può ancora cambiare

Il testo non è definitivo. Camera e Senato possono chiedere interventi sulla soglia dei cinque anni, sulla percentuale di maggiorazione, sulla decorrenza e sulle clausole di salvaguardia. I pareri parlamentari non sono vincolanti, ma dovranno essere valutati dal Governo prima dell’approvazione finale.

Il punto più delicato resta l’applicazione delle disposizioni già dal periodo d’imposta 2026. Una decorrenza così ravvicinata potrebbe costringere le aziende a rivedere calcoli, cedolini e politiche di assegnazione ad anno già iniziato. È quindi probabile che il confronto parlamentare si concentri soprattutto sulla fase transitoria.

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Tags: flotte aziendali tasse flotte

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