Opinioni | 12 Giugno 2020 | Autore: David Giardino

Nulla sarà più come prima?
“Nulla sarà più come prima”: questa frase ricorrente nei mesi più intensi della fase di chiusura del Paese, suona più come una minaccia che come un augurio; la prospettiva di un modo nuovo di lavorare e di rapportarsi con le persone effettivamente inquieta.

Sarà il legittimo timore di lasciare una strada consolidata per una di cui ancora devono essere delineati nitidamente i contorni a far perdere il sonno ai più? Ciò che abbiamo vissuto sino a qualche mese addietro, però, non era così rassicurante da ritenerlo migliore di qualsiasi altro cambiamento. La traiettoria dei volumi a ogni costo, dei guadagni esigui lasciati ai premi, i pagamenti senza tempo o certezza pur di crescere di fatturato hanno fatto entrare il nostro mercato in un loop negativo, che solo un evento traumatico poteva interrompere.

Ora nei giorni della ripartenza si tracciano nuove regole e si impostano nuove abitudini, consci che se si vuole far sopravvivere la propria azienda a questa situazione, bisogna agire sui costi, sul credito, sul flusso finanziario. Tutte regole aziendali cristalline, ma troppo spesso dimenticate in un recentissimo passato. Ecco che allora il “nulla sarà più come prima” può avere anche un altro suono, meno preoccupante, se significa abbandonare pratiche commerciali suicide a favore di una sana reddittività aziendale, forse l’unica speranza per un mercato ancora troppo frammentato e per questo intrisicamente debole.

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