Opinioni | 09 Luglio 2020 | Autore: David Giardino

Tutto ancora troppo normale

Grazie alla scossa al mercato del comparto batterie, la filiera della riparazione indipendente tira un sospiro di sollievo dopo mesi di fatturato anche sotto dell’ottanta per cento.

La parola d’ordine più diffusa è razionalizzazione dei costi, alleggerendo di molto anche il magazzino, così da recuperare la liquidità necessaria per assolvere alle scadenze dei fornitori posticipate a causa delle conseguenze della emergenza.

Il mercato è ripartito, senza dubbio per quelle riparazioni improrogabili causate dalla lunga sosta nei parcheggi, ma non certamente per quelle attività di manutenzione ordinaria o di carrozzeria rimandabili a una maggiore tranquillità economica. Così, mentre la mobilità torna a dei livelli vicini ai primi giorni di febbraio, il lavoro in officina stenta ancora a decollare, smentendo le previsioni di un effetto accumulo per lo smaltimento di lavoro arretrato che molti speravano di vedere alla fine del lockdown.

Non si vendono nuove autovetture, si riducono all’essenziale gli interventi su quelle usate, si percorrono meno chilometri per effetto dello “smart working” e delle restrizioni delle visite in azienda; bisognerà superare il momento per ritornare ai valori abituali del mercato. Davanti a tutti si vede un percorso difficile e selettivo.

Non rimane che consolarsi al paragone rispetto ad altri settori produttivi, che faticano molto più del nostro, rimanendo in attesa di segnali da parte del Governo che indirizzi gli attesi investimenti nella giusta direzione.


 

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