Opinioni | 09 Ottobre 2020 | Autore: David Giardino

Il mondo del post vendita automotive: più certezze o più dubbi?
L’Italia, forte del circolante sopra i 30 milioni di veicoli, e per giunta uno dei più datati d’Europa, garantisce agli operatori coinvolti nella manutenzione e nella riparazione di veicoli un costante e robusto flusso di lavoro.

Da una recente indagine effettuata da Deloitte, e da poco commentata al “RicambistiDay Live Streaming” da Marco Martina, partner Deloitte Consulting, risulta che il rallentamento economico dovuto alle ormai note motivazioni sanitarie, prolungherà il modello attuale di manutenzione e riparazione veicolare, premiando la capillarità offerta dagli operatori presenti sul territorio.
Queste buone notizie non devono però ritenersi sufficienti per rilassarsi negli anni a venire, poiché il trend innestato dalla elettrificazione del parco circolante si può ritenere solo rallentato e non certamente esaurito. Sprecare i tempi supplementari, così imprevedibilmente concessi al nostro mercato, sarebbe dunque un enorme peccato, considerando le iniziative necessarie che i network di riparazione indipendenti devono e possono ancora mettere in campo. Si parla ovviamente di vendita di piani di manutenzione e di servizi collegati alla mobilità che possano incrementare i passaggi in officina (il cambio gomme invernali ne è un esempio eloquente, ma non solo).

La digitalizzazione della previsione della manutenzione o della riparazione attraverso strumenti di monitoraggio e assistenza remota permetterebbero alla riparazione indipendente di affacciarsi con coerenza al nuovo mondo delle auto connesse, sdoganando la propria immagine verso il cliente ancora dubbioso sulle capacità di intervento sulle tecnologie montate sui nuovi modelli.
Anche dal lato della logistica di approvvigionamento dei ricambi per la filiera della riparazione ci sono spazi tecnologici da recuperare; la manualità e il flusso dei ricambi dal distributore all’officina passa ancora da troppe mani e operatori, causando un ricarico del prezzo finale del singolo componente sempre meno sostenibile e giustificabile, ma sempre più visibile agli occhi di un mercato e di un consumatore ormai capaci di reperire informazioni attraverso un utilizzo massivo del web.

L’automatizzazione del flusso che parte dalla preventivazione di un intervento all’ordine dei ricambi darebbe maggiori garanzie al mondo professionale di non venire messo alla gogna dalla visibilità dei prezzi dai portali B2C che registrano una costante crescita in termini di volumi, grazie al continuo abbassamento delle condizioni di vendita.
Il mercato della distribuzione di ricambi, così come lo conosciamo e così come ci piace, se vuole sopravvivere deve imparare a fidarsi dei propri fornitori (e anche sceglierne alcuni senza continue speculazioni), al fine di ottimizzare l’azienda sul supporto e sulla vendita alle proprie officine.

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