Opinioni | 01 Dicembre 2020 | Autore: David Giardino

​Chi aspetta la primavera?
Dopo la prima fase di questo lungo periodo di incertezza, stiamo attraversandone un secondo non meno insidioso.
Il primo, inaspettato e traumatico, ha colto tutti impreparati e in qualche modo giustificati. Nessuno poteva prevedere ciò che effettivamente è successo.

Questa seconda fase, invece, ha già un trascorso, una esperienza precedente; non ha fermato completamente il lavoro, almeno non per tutti.
Per le aziende di riparazione che hanno saputo investire per accogliere i mezzi professionali e mi riferisco alle flotte dei corrieri per esempio, ma anche al noleggio a lungo termine, che pur nel disagio del periodo, hanno comunque un flusso di lavoro costante in officina anche in questo periodo.

Quando l’economia gira liberamente, il settore della manutenzione e della riparazione automotive non sembra conoscere crisi; si può rifiutare di lavorare per utenti esigenti e con parametri di tempo e di costi trasparenti, ma è un errore.
Alzare i propri standard qualitativi, essere costretti a continui investimenti per riuscire a operare su veicoli di ultima generazione, efficientare i processi, non solo garantisce la continuità aziendale per il futuro, ma permette all’azienda di lavorare con programmi stabili e pianificati.
Non una cosa da poco in questo periodo.

Certamente presto o tardi si supereranno queste difficoltà, ma sarebbe stupido dimenticarsene.

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