Opinioni | 04 September 2023 | Autore: David Giardino

L'editoriale di David Giardino: "Ancora tu, senza stupirmi più"
Durante l’incontro del Consorzio Assoricambi a Milano, fra le cose dette, Umberto Seletto ha ricordato un passato episodio di attrito reciproco, avuto a seguito di un commento a un mio editoriale nel quale si contestava sostanzialmente l’idea di mercato della riparazione divisa fra OES e IAM.

Alla supposta attività discriminatoria da parte dei costruttori auto nei confronti dei sempre presenti “pirati” dell’IAM da me sostenuta, lo stimatissimo Seletto contrapponeva l’idea di “libero mercato per liberi imprenditori”.

La recente proroga della BER, pur avendo inserito all’interno degli operatori della riparazione anche la distribuzione indipendente, così da rendere possibile l’accesso alle informazioni tecniche, in particolare da parte degli editori delle stesse, ha mancato nella determinazione dell’accesso ai ricambi OES da parte della rete di distribuzione indipendente oggi così come allora. Se da una parte, infatti, si conferma la possibilità di manutenzione IAM anche sui veicoli nuovi senza per questo perdere la garanzia dei 24 mesi (siamo nell’ambito B2C), dall’altra si permette la negazione all’accesso ai ricambi OES da parte della rete indipendente.

La disdetta dei contratti di concessione a molte reti autorizzate e la conseguente disgiunzione del ricambio dalla vendita dei veicoli ha dato la possibilità di riorganizzazione la distribuzione dei ricambi da parte dei costruttori che, come nel caso Stellantis, hanno scelto delle placche per affidare la logistica di questo servizio.

Nei contratti selettivi qualitativi si nega però ai loro distributori di vendere i ricambi a utenti che non siano riparatori e immagino ai consumatori. I costruttori tedeschi si stanno rivelando fra i più solerti ad attivarsi laddove dei concessionari vendano al di fuori del perimetro, pur lecitamente segnato.

Non credo sia un caso però che la nuova BER continui a mantenere saldo il principio che lascia mano libera ai costruttori di decidere chi sia il cliente dei loro ricambi, data l’importanza nelle riparazioni dei prodotti definiti “captive”, quelli cioè che hanno solo loro, creando di fatto differenze nel mercato fra chi ha tutto e chi invece non può.

La frammentazione del circolante e la conseguente crisi delle officine autorizzate a favore di quelle multimarca ha necessariamente convinto i costruttori a mettere a disposizione le informazioni tecniche anche alla riparazione indipendente, così da poter contare su una diffusa capacità riparativa di molti operatori a favore del servizio al loro cliente, ma non hanno però abdicato al condizionamento del mercato tenendosi stretti i ricambi.

Non vedere nella negazione alla vendita di ricambi alla distribuzione indipendente, una forzatura importante alla libera concorrenza fra operatori, non ci stupisce più, ma non per questo ci vogliamo rassegnare.

L’IAM rappresenta la migliore risposta al mercato della riparazione per efficienza e capacità degli operatori coinvolti; se si voleva aiutare il consumatore, bastava togliere i lacci al mercato, con buona pace di chi sostiene il contrario.
 

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