Opinioni | 01 Novembre 2011 | Autore: David Giardino

“Padroni in casa propria”
A tutti piacerebbe rimanere “padroni in casa propria”, ma nel caso di coloro che, pur aderendo a dei network di riparazione, gestiscono con la massima disinvoltura acquisti e vendite presso le più disparate realtà che operano sul territorio, mi sento di poter riconoscere una contraddizione e una buona dose di opportunismo. Si chiede di rimanere padroni di una casa dove gli investimenti di consolidamento e ristrutturazione si fanno fare ad altri.

Un simile atteggiamento può essere sostenibile, e per quanto tempo ancora? L’indipendenza non è anarchia assoluta e ciò che il network chiede ai suoi affiliati non può essere eluso solo perché “conviene” fare diversamente. Mi spiego meglio: per un ricambista comprare i ricambi da una fonte esterna al distributore del proprio network è un mal costume diffuso e tollerato, anche se provoca danni enormi alla filiera alla quale lui stesso è affiliato e dalla quale pretende risultati in termini di visibilità, economicità negli acquisti e premi a fine anno.

Tollerato perché, ad oggi, le organizzazioni di riparazione si sono concentrate soprattutto sull’ingrandirsi e reclutare nuovi adepti, meno sulla loro fidelizzazione.

Potrà essere sempre così?
Non credo, anche perché, se il modello di confronto è quello europeo, nel Vecchio Continente i gruppi di distribuzione e di riparazione sono a “trazione unica”, nel senso che la proprietà è unica e quindi distrazioni più o meno frequenti nell’acquisto al di fuori del network - e questo vale sia per le officine sia per i ricambisti - sono di fatto impossibili. Ecco perché i modelli
d’Oltralpe non funzionano qui in Italia: in Francia il network è proprietario del secondo livello e a volte anche dell’officina, in Italia no.

E allora, se si vuole rimanere “padroni a casa propria” (formula usata per il titolo di questo editoriale, ma non condivisa, soprattutto quando si parla di paese), è necessario risolvere la contraddizione e questo vale anche per le realtà distributive e riparative, che devono fare uno sforzo di coerenza e di partecipazione sincera alla strategia comune senza opportunismo. Solo così si potrà formare un modello indipendente di successo e inattaccabile anche dall’estero.

I network nazionali presenti oggi sul territorio italiano dovranno nel futuro selezionare i partecipanti ai loro progetti in base più alla qualità e condivisione che al solo numero, separando i frutti sani da quelli avariati. Meglio essere padroni di una casa comune che illudersi di rimanere padroni della propria avendone venduto le fondamenta.

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