Opinioni | 02 Luglio 2012 | Autore: David Giardino

Alla ricerca del “coming out” dell’autoricambio indipendente
Da più parti, e con sempre maggiore interesse da parte del consumatore, vi è la richiesta di risparmiare sulla riparazione dell’auto. Certo non è un argomento inedito di questo editoriale, visto che sono ormai due numeri che, bene o male, ne parliamo.

La prima occasione è stata data dal tagliando sottocosto “Groupon”, un'iniziativa probabilmente sottovalutata da parte dell’officina, che è stata sommersa da più di 400 richieste, che avranno sicuramente messo in crisi oltre ragione le possibilità di effettuare credibilmente tutte le manutenzioni vendute.

E allora cosa sta succedendo? Semplicemente che c’è un mondo di automobilisti che naviga, si informa, compra ricambi pur di risparmiare. Tutto alla luce del sole, tutto ormai da troppo tempo senza una adeguata risposta.
Aggiungiamo poi che da una ricerca ICDP risulta che quasi la metà dei consumatori chiede ricambi alternativi a quelli originali per la riparazione, pur di risparmiare, e l’inchiesta “cambio l’autoricambio” di Altroconsumo mette l’indice sulla mancanza di alternative ai ricambi dei costruttori da parte delle officine incontrate per la riparazione di un falso guasto.

Il dato che emerge è che sono pochissimi i riparatori che propongono il ricambio alternativo per la riparazione, e la mancanza di una offerta differenziata sul ricambio utilizzato non aiuta il consumatore a scegliere la riparazione indipendente. Interessante il suggerimento che Altroconsumo propone ai propri lettori: comprare il ricambio dal ricambista, dove si trovano le migliori occasioni, per poi farselo montare da un autoriparatore; “la scelta migliore” così conclude in sintesi l’articolo.

Roba da far venire i capelli dritti a più di una officina. Dato che il mercato lo si può solo interpretare, ma non condizionare, se è questa la tendenza, bisognerà farsene una ragione e alla fine adeguarsi al suggerimento ormai da più parti indicato di vendere al meglio la propria professionalità, proponendo costi della manodopera proporzionati alla lavorazione effettuata.

Se si perde il pallino della economicità, soprattutto sulla proposta dei ricambi, laddove bastano poche azioni su internet per avere l’informazione sul costo e soprattutto dove anche i costruttori stanno facendo una discreta azione di informazione (ricambi rigenerati, low cost, e altro), si rischia di essere pesantemente penalizzati dal consumatore.

Allora ben venga il “coming out” del ricambio indipendente, dichiarando in modo evidente il costo della riparazione, distinguendo la mandodopera, e il ricambio per quello che il cliente ritiene di voler effettivamente spendere, pur mantenendo adeguata la qualità della scelta proposta.

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