Opinioni | 03 Ottobre 2012 | Autore: David Giardino

Vi chiedo di crederci e di riflettere

Potremmo accontentarci anche solo di dire “io l’avevo detto”.

Dalle pagine di Notiziario Motoristico abbiamo previsto da tempi insospettabili la rotta di collisione del mercato indipendente con quello del costruttore auto. È sempre stata una certezza per noi: prima o poi doveva emergere con tutta la sua evidenza e tutta la sua pericolosità e violenza. Ecco perché, sin da subito, abbiamo rinunciato alle campagne pubblicitarie dei costruttori; ecco perché abbiamo risposto duramente a chi sosteneva che “il mercato è libero, che vinca il migliore”.

Non è così: lo abbiamo già scritto a chiare lettere e per più di un motivo.

L’aggressività delle condizioni economiche combinate alla efficienza del servizio offerto da parte dei concessionari auto, che hanno dalla loro il vantaggio di informazioni più salde per l’individuazione del ricambio corretto rispetto alla rete indipendente, sono delle armi formidabili e in mano esclusivamente alla rete dei costruttori. Inoltre, il marchio sulle scatole, che ha indubbiamente il suo fascino, e in più il grimaldello delle garanzie riconosciute o meno a una officina cliente del concessionario rappresentano un potenziale colpo di grazia alla libertà di scelta dei ricambi da parte delle officine.

Ad aggiungersi a questo scenario, abbiamo visto come BMW abbia voluto comunicare ai propri clienti chiedendo loro di “riflettere” sulla opportunità o meno di rivolgersi ad un riparatore indipendente per qualità e per prezzo (si veda la notizia relativa).

La situazione è insopportabile e rischia di diventare ancora più grave se la categoria della distribuzione indipendente non inizia a far sentire la propria voce, attraverso l’associazione di categoria, alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Subire passivamente significa accettare di fatto un ruolo sempre più marginale della filiera della riparazione, ed espone il settore ad altri attacchi, che certamente non tarderanno ad arrivare. La fame di fatturato dei concessionari, data dalla mancata vendita di veicoli nuovi, non può che far crescere la tensione sui prezzi dei ricambi, assottigliando sempre di più la marginalità che ha permesso sino ad oggi al settore di poter utilizzare la filiera lunga della distribuzione di ricambi. L’abbassamento dei costi della riparazione in concessionaria, attraverso sconti e promozioni rivolte all’automobilista, erode giornalmente e silenziosamente lavoro tradizionale alle autofficine indipendenti.

Per controbattere questa evidenza servono coesione e condivisione, rafforzando ulteriormente la propria adesione ai network di riparazione indipendenti. Occorre puntare soprattutto sull’utilizzo dei ricambi alternativi a quelli dei costruttori per le riparazioni di qualsiasi genere, togliendo così le risorse economiche al proprio principale concorrente.

Non mi pare di chiedere troppo.


 

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