Opinioni | 04 Febbraio 2013 | Autore: David Giardino

Provaci ancora Sam
Sarebbe divertente, se non fosse invece tragico, “l’incidente di percorso” che ha visto come protagonista negativo il marchio coreano Kia. Nella fattispecie, Kia proponeva nei propri contratti di vendita in Svezia (dove è stata condannata) un allungamento sino a sette anni della garanzia legale, solo per quei clienti virtuosi che utilizzavano la riparazione della casa coreana per le manutenzioni ordinarie, limitando invece a tre anni quella per coloro i quali avessero scelto di effettuare i tagliandi altrove.
Un atteggiamento ritenuto discriminatorio e anticoncorrenziale dalla Corte svedese della Concorrenza e del Mercato.
A questo ultimo episodio, se ne aggiunge anche uno analogo nel quale Kia è stata condannata in Italia dalla Autorità competente, per aver comunicato ingannevolmente il contenuto della garanzia estesa a sette anni.
Insomma, sembra proprio che per la casa automobilistica orientale, la tentazione di legare gli acquirenti del marchio alla propria rete di assistenza sia superiore ai rischi ai quali incorre se sfida le leggi della libera concorrenza fra autoriparatori.
Non solo; se attraverso la comunicazione o le promozioni per la vendita di un veicolo non si spiegano chiaramente i confini della promozione, scatta una pesante multa per il costruttore.
Inesperienza o lucido disegno? Non sembra credibile pensare a una simile ingenuità o svista per queste ripetute “scivolate” del marchio su un argomento che, da ormai dieci anni, è conosciuto e maneggiato con cura da tutti i costruttori, tanto da concepire contratti separati e ben venduti al momento dell’acquisto del veicolo nuovo.
Traspare invece in maniera evidente che, nonostante i rischi di sanzioni anche pesanti da parte di coloro che sorvegliano il mercato europeo, si stia giocando una partita ancora più vitale, legata alla fidelizzazione ad ogni costo del cliente finale alla officina delegata dal costruttore per effettuare l’assistenza e le riparazioni in garanzia.
Le autofficine autorizzate soffrono per costi di affiliazione alti e per standard coerenti solo per un flusso alto di autovetture del marchio rappresentato. Se il numero di vetture scende sotto una soglia fisiologica, l’autofficina preferisce sciogliere il contratto di autorizzazione, affrontando il mercato da libero battitore senza vincoli, lacci e costi a volte insostenibili, visti gli scarni volumi.
E allora? Ecco le scelte al limite (e a volte oltre il limite) delle regole risalenti al 2001 (Regolamento Monti) e rinnovate dal 461/2010. Mi è parso di percepire, durante gli incontri con le autofficine e i distributori di ricambi indipendenti, una certa insofferenza verso il Regolamento Monti, perché ritenuto argomento ormai superato dal mercato.
Episodi come quello descritto, però, riaprono immediatamente il sipario a degli scenari che vorremmo fossero ormai solo del passato, ma così non è, anzi. La conflittualità fra il mercato dei costruttori e i loro ricambi da un lato e quello indipendente dall'altro è solo agli albori di un conflitto già largamente previsto negli editoriali di Notiziario Motoristico.

>>Leggi la notizia reativa al caso Kia:
Kia: la garanzia di 7 anni non rispetta le regole

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