Opinioni | 02 Aprile 2013 | Autore: David Giardino

Liberisti di nome, monopolisti di fatto

Buongiorno Andrea,

le mode passano, le tendenze rimangono.
Pensare, come ci è stato "venduto" da qualcuno, che la BER o l'attuale 461/10 fosse stata disegnata a vantaggio o svantaggio di un operatore economico, sia esso indipendente o autorizzato, è una vera "bufala". Piaccia o non piaccia, il legislatore ha voluto introdurre con l'ormai datato Reg. 1400/2002 il seme della LIBERA CONCORRENZA in un mondo, quello della riparazione, che ancora oggi stenta a recepire questo concetto.
La questione preoccupante è che la più forte resistenza al cambiamento non viene dal mondo dei costruttori auto, dove - a parte alcuni colpi di coda denunciati poc'anzi - la maggior parte ha abbassato i prezzi delle riparazioni, sino a volte a regalarla. La delusione nasce guardando al mondo della riparazione indipendente, dove appare evidente l'incapacità di essere in molti casi trasparente e pronto ad abbassare i prezzi dei ricambi e della riparazione agli automobilisti. Questa resistenza contamina anche l'atteggiamento di alcuni componentisti, che faticano a condividere informazioni tecniche e listini sulle varie piattaforme a disposizione della riparazione stessa. Stiamo scoprendo, strada facendo, che fra i più forti oppositori alla libera concorrenza vi sono coloro che agli albori della BER sembravano esserne i più forti sostenitori. Non piace la concorrenza, soprattutto a chi è riuscito a costruirsi il successo durante la sua mancanza. Oggi mettersi in discussione e prevedere nuovi modelli di crescita è faticoso, soprattutto per i più grandi che hanno di più da perdere. Recentemente sono andato al Convegno del Politecnico di Torino. La condivisione delle informazioni del mercato è una ottima iniziativa; avere informazioni per poterle utilizzare è sicuramente un esercizio meritevole di attenzioni e di plausi. Scopriamo poi per stessa ammissione del Professor Silvano Guelfi, responsabile dell'iniziativa di Ricerca Rischio Competitivo e Valore d’Impresa del Politecnico di Torino, che uno fra i maggiori gruppi distributivi indipendenti, Rhiag, non partecipa (legittimamente) alla ricerca, così come altri attori minori. Nulla da obiettare, essendo un atteggiamento del tutto leicito, ma allo stato attuale delle cose, mi chiedo se sia ragionevolmente sostenibile il fatto di chiedere a una parte minoritaria "ma di eccellenza" della distribuzione indipendente di continuare a "mettersi a nudo" a favore della maggioranza che però non condivide, ma utilizza le informazioni così raccolte. Mi piacerebbe che l'esperienza fatta sino a oggi fosse nel futuro volta a recuperare informazioni dal mercato dei costruttori, in maniera particolare nel caso dei consorzi di concessionari rappresentato da Asconauto. Almeno in questo caso tutta la filiera indipendente avrebbe delle informazioni utili per confrontarsi con il proprio e vero principale concorrente e immagino che anche il Politecnico troverebbe le risorse necessarie per continuare nel proprio lavoro. Sembra evidente, infatti, che nella situazione effettiva del nostro mercato, comportarsi in maniera attiva e trasparente sia più un rischio che un vantaggio. In mancanza di questa chiarezza di fondo, la chiusura di alcuni sembra più ragionevole della apertura di altri.

In risposta a:

"Oggetto: Provaci ancora Sam
Data: 8 marzo 2013
A: collins@netcollins.com

David,

delle “opinioni” espresse nei tuoi editoriali apprezzo da sempre schiettezza, chiarezza e capacità di colpire nel vivo.
Riguardo all'editoriale “Provaci ancora Sam”, volevo solo confermarti che il regolamento 461/2010 non è passato di moda proprio per niente. È solo che i nostri amici ricambisti e meccanici, dopo un iniziale entusiasmo, pensando che dalla BER derivassero “naturalmente” vantaggi per loro senza muovere un dito, hanno capito, invece, che devono darsi da fare per diffondere il messaggio e renderlo “fruibile” all’automobilista.
Hanno tutti atteso che fossero i soliti componentisti a darsi da fare e non hanno, invece, capito che dovevano essere proprio le loro organizzazioni a farlo.
Così il “fuoco” è andato spegnendosi progressivamente e adesso la BER (neanche la nuova versione) non è più di moda.
Ma proprio ieri, un ricambista “illuminato” me ne ha parlato come di una grande occasione persa a causa “dice lui” dell’insanabile frattura tra filiera commerciale e autoriparatore.
Io non so dire con certezza se la causa sia proprio questa, ma ritengo che l’argomento non sia affatto passato di moda e che occorra che i network aftermarket, i consorzi di autoriparatori e le associazioni di consumatori si diano una mossa.
Lo strumento? Il web, i social network, i blog.
Caspita! È così facile ed economico oggi generare flussi di opinione! Ma il nostro settore resta al giurassico anche in questo.
Ciao e buon lavoro.

Andrea Boni"


 

 

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