Opinioni | 02 Maggio 2013 | Autore: David Giardino

E tu da che parte stai?

Vi è mai capitato che vi abbiano suggerito di non reagire quando qualcuno vi mena, altrimenti colui che vi sta menando si arrabbierebbe di più e vi menerebbe più forte?

Se ritenete che sia un buon consiglio, allora risparmiatevi questo mio editoriale, perché se avete ragione, allora vuol dire che hanno ragione anche alcune delle persone con cui mi capita di confrontarmi e di non trovarmi perfettamente allineato sulla condivisione di alcune strategie che, a mio modo di vedere, sono e rimangono il cuore della libera concorrenza e della competizione fra il mercato dell’aftermarket e quello dei costruttori auto.

Insomma, ciò che mi sembrava ovvio, cioè la disponibilità da parte dei componentisti di offrire collaborazione pur di aiutare la distribuzione di ricambi a competere efficacemente, si è confermata solo in parte.

È emersa una certa perplessità, da parte di alcuni componentisti (per fortuna una minoranza), nel fornire degli strumenti efficaci alla distribuzione indipendente per individuare i ricambi corretti da proporre in alternativa ai ricambi dei costruttori. Mi riferisco alla mancata fornitura dei propri cross-reference con gli OES e alla mancanza di attenzione ai listini prezzi, che a volte superano quelli dei costruttori.

La reticenza sulla fornitura dei codici cross con l’OES, di norma, è “giustificata” dagli stessi componentisti con una certa “gelosia”, perché sono considerate “informazioni strategiche interne”; motivazione poi clamorosamente smentita quando le cross-reference sono messe a disposizione in sistemi informatici diffusissimi. Quindi c’è da chiedersi quale sia la vera ragione di questo atteggiamento.

Pur non volendo arrivare a pensare che ci sia una volontà puramente anticoncorrenziale privilegiando sistemi informatici anziché altri, vogliamo pensare che invece alcune aziende abbiano verso le informazioni un atteggiamento che appartiene al passato, quando, ancora prima della BER e dell’avvento della tecnologia collegata alla “rete”, chi aveva le migliori informazioni di cross-reference, e se le teneva strette, lavorava in aftermarket con maggiore profitto.

Oggi non è più così; nel mercato libero delle informazioni, lavora meglio solo chi ha buone informazioni e le mette a disposizione del mercato, per essere trovato, pesato e comprato attraverso qualsiasi sistema internet, che sia un e-commerce di proprietà o una piattaforma condivisa. Certo che tutto questo prevede un nuovo atteggiamento, una gestione e un controllo preciso delle qualità delle informazioni che circolano, altrimenti il rischio è essere pesati e giudicati non solo in base alla qualità dei ricambi, ma anche alla qualità dei file che ne permettono la vendita in luogo di quelli dei costruttori.

In buona sostanza, bisogna essere aperti alla concorrenza e al mercato. Questo comporta certo un nuovo atteggiamento, per alcuni una scocciatura, un ulteriore lavoro, ma indispensabile se si vuole che i propri distributori possano vendere i ricambi all’interno dei propri e-commerce o delle diverse piattaforme.

Non penso poi seriamente che questa attività possa veramente irritare i costruttori auto, non posso credere come suggeriscono alcuni che siano gli stessi costruttori che costringono i componentisti ad avere pessime relazioni per inficiare la concorrenza della distribuzione indipendente.

Sino a quando non verrò smentito da evidenze opposte, riterrò che, oggi, chi è veramente al fianco della distribuzione indipendente debba dimostrarlo concretamente, assumendo come proprie le necessità del mercato, cioè la gestione di informazioni di migliore qualità di cross e la maggiore corrispondenza e attenzione al posizionamento prezzi. Lo dimostra il fatto che, oggi, chi ha migliori performance sul mercato lo deve anche a questo modo di gestire il proprio lavoro.

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