Opinioni | 24 Novembre 2010 | Autore: David Giardino

Competere ad armi dispari

Sinceramente non riesco a farmene una ragione; sono anni che si dibatte su come rendere competitivo il mondo della riparazione auto. Il tentativo, attraverso Regolamenti europei, di mettere in condizione i riparatori indipendenti di poter accedere alle stesse informazioni di quelli autorizzati si è sempre scontrato con la difficoltà di applicazione piena, talmente rapida ed efficace è la risposta delle case automobilistiche.
Aggiramenti della norma attraverso gli allungamenti della garanzia legale prima, per poi passare oggi alla manutenzione “gratuita”, cioè occultata nel prezzo del veicolo. Questo è solo un esempio di come con estremo dinamismo, si riescono a eludere gli effetti del Regolamento appena uscito fresco dalla Commissione, ancora prima di riscontrarli concretamente sul mercato. I tempi della politica sono lunghi, le strategie delle case automobilistiche partono ancora prima della stesura definitiva di qualunque norma. Gli effetti sono palesi e la discriminazione fra i due mondi, quello autorizzato e quello indipendente, sono evidenti. In un mio recente incontro con un ricambista di quelli “tosti” di Varese, ho toccato con mano le difficoltà che gli operatori indipendenti incontrano tutti i giorni per operare sul mercato. Le officine ordinano ricambi equivalenti spesso cercando il modello dell’auto con il numero di telaio, così come fanno i loro colleghi autorizzati con le case mandanti. Peccato che con il numero di telaio possa lavorare solo il costruttore e che, per riuscire ad arrivare al ricambio equivalente per quel modello d’auto, il ricambista debba fare 2-3 passaggi come minimo, con tutte le complicazioni e la perdita di tempo che ne con seguono. Vi sembra che in queste condizioni si possa pensare di vendere più ricambi anche nel mercato autorizzato? Parlando sostanzialmente due lingue differenti, il mercato indipendente sarà sempre discriminato; possibile che non si riesca a costringere le case costruttrici a mettere a disposizione del mercato queste informazioni per l’individuazione certa e univoca dei modelli auto? Il continuo variare dei codici dei ricambi originali, che i costruttori auto attuano per smarcarsi dalle cross-reference di quelli equivalenti, sono l’ennesima riprova della evidente condizione subalterna del nostro mercato. I tecnici della politica della libera concorrenza riusciranno prima o poi a incidere seriamente per la soluzione di questi problemi?

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