Opinioni | 03 Novembre 2014 | Autore: David Giardino

Paese che vai, multe che trovi
Potete ben immaginare quale sia stato l’intimo piacere di leggere sui principali quotidiani nazionali di due sonore multe inflitte da India e Cina ai principali costruttori di autovetture per aver fatto cartello sui prezzi dei ricambi dei propri veicoli.
Centinaia di milioni di euro di ammenda - pur non essendo un colpo mortale per le aziende coinvolte - certificano indiscutibilmente un atteggiamento anticoncorrenziale che in Europa si fatica anche solo a prospettare alla Commissione Antitrust. Anzi, succede che in Europa siano i costruttori a vedersi riconosciuti dei risarcimenti per cartello dai loro fornitori, ma di questo abbiamo già parlato.

Sembra evidente che il luogo di produzione dei principali costruttori ne determini anche una sorta di immunità e di privilegio, giustificabile da una sensibilità politica verso la salvaguardia dei posti di lavoro e dell’indotto che queste industrie generano.
Se non ci possiamo aspettare da parte degli enti preposti, per le ragioni sopra descritte, un atteggiamento altrettanto neutrale in Europa, dobbiamo segnalare alle aziende produttrici di ricambi alternativi agli originali e di qualità equivalente, quanto sia pericoloso, per queste ragioni, esporre in Germania ricambi che facciano riferimento come descrizione ai nomi delle aziende costruttrici delle autovetture.

Succede così che durante la fiera di Automechanika ci siano agenti, sensibilizzati forse eccessivamente sul tema del controllo e sulla tutela dei marchi di fabbrica, che per semplici menzioni dei nomi dei costruttori delle autovetture sui cataloghi dei ricambi alternativi, senza la pubblicazione di alcun logo, o per una dicitura mancante o non esattamente scritta così come richiesto (su ogni pagina del catalogo), facciano sequestri e veri e propri arresti, senza la possibilità alcuna di spiegare e senza neppure una semplice valutazione della gravità e della buona fede della azienda e dell’amministratore coinvolto.
 
Questo atteggiamento, che spesso è un esplicito abuso di potere che si conclude alla fine con l’esborso in contanti di una salata ammenda non risarcibile neanche vincendo l’eventuale ricorso, è un orribile balzello, una pressione indebita che grava su tutte le aziende espositrici. Un vero peccato che un evento di così grande prestigio, che basa il proprio successo sulla proposta di aziende produttrici di ricambi alternativi a quelli dei costruttori auto, permetta alle autorità preposte di comportarsi così arbitrariamente e prepotentemente. 

Non sarebbe il caso di mettere a disposizione degli espositori un ufficio dove ci sia almeno una parte terza che parli quantomeno l’inglese e che possa così mediare fra le due esigenze, cioè il rispetto della legalità e il diritto di difendersi?

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