Opinioni | 02 Febbraio 2015 | Autore: David Giardino

Cresce la febbre dell’oro, e se fosse di Bologna?

Da quando i principali attori di vendita sul web di ricambi auto sono diventati di dominio pubblico nel nostro settore, grazie all’enfasi data in presentazioni pubbliche senza contraddittorio o approfondimento, quella di vendere ricambi online direttamente al consumatore finale è diventato uno degli argomenti più trattati o più desiderati da molti protagonisti della distribuzione indipendente.

Si conoscono troppo i fatturati dei principali player, mentre sono troppo poco noti i bilanci di una attività che comporta sicuramente moltissime aree di rischio, che non è sempre calcolabile.

Intanto mi chiedo: ma ne vale la pena? Certo per un “marziano” del settore come può essere Amazon non fa differenza, commercializzare pentole o ricambi auto è la stessa cosa, basta vendere il prodotto. E certo i numeri non gli danno torto, visti gli incrementi di fatturato che, pur essendo relativi rispetto al valore totale del mercato, aumentano in maniera consistente ogni anno.

Mi piacerebbe sapere però cosa si vende e a quanto e quanto costa vendere in termini di personale coinvolto, corrieri, resi e garanzie. Certo, ai “primi della classe” non conviene dire nelle presentazioni quali sono effettivamente i problemi legati alle intermediazioni di ricambi online con utenti che spesso non sono dei professionisti del settore (e non solo nel caso francese). Criticità che nascono anche dall’utilizzo di sistemi di ricerca con database di ricambi che danno come risultato un’alta percentuale di errore (dal 20% al 30%) sui modelli interrogati.

A mio parere, solo i costruttori auto, attraverso l’interrogazione del VIN (il numero di telaio), avrebbero la possibilità di fornire ricambi al consumatore finale senza il rischio di “affogare” nei resi. Una situazione che la mancanza di strumenti professionali di ricerca analoghi a quelli dei costruttori rischia di appannare il luminoso eldorado rappresentato dalle vendite al pubblico di ricambi sfruttando la rete.

Ecco perché, effettivamente, alcuni costruttori auto hanno inserito nel proprio sito istituzionale la possibilità per il consumatore finale di ricercare il ricambio e poi successivamente di ritirarlo e acquistarlo presso il dealer più vicino.

Al momento un sistema misto di vendita, che accontenta la rete se non la stessa casa auto (laddove il concessionario sia già di proprietà del costruttore).

La comunicazione al consumatore finale di informazioni rispetto alla possibilità di utilizzare ricambi alternativi a quelli della casa auto, con la possibilità di risparmiare anche molto, è sicuramente un’ottima iniziativa. Se poi viene coinvolta anche la rete sottostante, forse è il modo migliore per creare valore anziché distruggerlo.

 

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