Opinioni | 24 Febbraio 2011 | Autore: David Giardino

“Non è un mestiere per vecchi”
La riparazione è un mestiere definito dai più “anticiclico”; cioè si lavora di più quando, a causa della situazione economica non brillante, il consumatore, non volendo indebitarsi in un nuovo acquisto, “tira a campare” riparando il proprio veicolo. Ecco allora che le officine indipendenti, grazie alla maggiore fidelizzazione dei veicoli con più di quattro anni, ne traggono il maggiore beneficio. Proprio perché è un settore in controtendenza con le dinamiche economiche generali, dovrebbe essere capace di investire, soprattutto in periodi di crisi.
Ma è così? A noi non pare che questo ragionamento trovi una conferma nella realtà dei fatti.
Gli investimenti in attrezzature non sono certo economici, ma sono indispensabili per rimanere al passo con le nuove tecnologie che, crisi o no, continuano a equipaggiare i veicoli di nuova generazione. Questi ultimi, pur con minore dinamicità rispetto al periodo delle rottamazioni, conquistano percentuali sempre maggiori del circolante. Se non si vuole tornare indietro nel tempo, con l’ormai passata “sindrome da cofano”, è indispensabile continuare a investire in formazione e attrezzature, soprattutto in un periodo di crisi economica che, come abbiamo visto, alla fine aiuta anzichè ostacolare la riparazione  indipendente.
A volte è solo una questione di impatto emotivo, la paura di investire quando tutti i mass media parlano di crisi economica; ma la forza di questo mestiere è di guardare la propria professione soprattutto in un’ottica futura, per evitare di dover rincorrere ciò che oggi basta assecondare, senza il rischio di perdere la posizione faticosamente conquistata in questi anni.

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