Opinioni | 03 Giugno 2015 | Autore: David Giardino

Se la paura fa novanta
Negli ultimi mesi, la distribuzione che definivamo tradizionale è cambiata molto e molto rapidamente.
Lo status quo che ha caratterizzato più di trent’anni di distribuzione di ricambi e ne ha assicurato sviluppo e risorse ha perso in pochissimo tempo tutti i riferimenti e tutti i paradigmi.
La territorialità, le esclusive di prodotto alle quali tutti erano abituati, anche solo guardandosi indietro di qualche mese, sono diventati argomenti che il nonno può raccontare ai nipoti vicino al caminetto anche quando non è stagione… Si ha la sensazione che ci sia una corsa, a volte razionale, a volte solo finalizzata a se stessa, per la paura che tutto questo porterà presto o tardi alcune delle realtà che hanno fatto la storia del nostro mercato a delle decisioni estreme, fino anche alla chiusura.

Gli spettri che aleggiano in alcune zone del Nord Italia, soprattutto nel Nord-Est, dove si aspettano l’impatto e gli effetti che gli asteroidi del centro Europa porteranno nel mercato a suon di condizioni irresistibili, fanno vivere gli operatori di quei territori in un clima da “Day Before”, sapendo che prima o poi ci sarà anche un “Day After”.
Così alcune decisioni che si sarebbero potute prendere per tempo, in momenti meno sospetti, oggi vedono una forte accelerazione e la composizione di alleanze, di nuove soluzioni e di nuove aggregazioni sono la formula che ognuno sta sperando sia quella corretta per sconfiggere le sfide presenti e future.

Aumenta in generale la ricerca di una massa critica, sufficiente a ottenere maggiori condizioni da parte dei componentisti, e sufficiente a sostenere i costi aziendali pur diminuendo, come è facile prevedere, il margine contributivo stante la fortissima pressione competitiva che stiamo vedendo.
Bisognerà vedere se, a furia di gridare “al lupo”, alla fine si manifesterà e se sarà in grado di mangiarsi il boccone più grande, che rischia di essere indigesto, oppure se approfitterà soltanto delle realtà più deboli, che non hanno saputo o voluto organizzarsi diversamente.

Quello che oggi spaventa è ciò che non si conosce: l’impatto degli operatori internazionali sul mercato italiano non è mai stato irresistibile e sebbene tutte le volte il confronto ha sacrificato dei margini, non ha mai comportato la sconfitta del mercato tradizionale, ma sempre la sua reazione.

 

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