Opinioni | 01 Giugno 2008 | Autore: David Giardino

Le invasioni barbariche
Non sembra che il mercato della riparazione indipendente in Italia stia vivendo un periodo di grande effervescenza. Non riusciamo ad attribuire a una sola causa
lo stato delle cose, ma abbiamo provato a raccogliere alcune possibili motivazioni. L’incertezza politica dovuta al periodo pre-elettorale che, come tradizione del
tutto italiana, è durato 48 mesi (sì, perché si parlava già di elezioni anticipate al momento stesso della formazione dell’ultimo Governo Prodi); oppure i numerosi giorni di ferie, il rincaro eccezionale dei carburanti, l’effetto delle rottamazioni e degli allungamenti delle garanzie, la inflazione cresciuta in generale, l’accumulo di balzelli che questo Stato inefficiente, ma creativo in materia di nuove e sempre maggiori tasse, ha saputo creare negli anni. La sensazione è quella di essere arrivati alla frutta, al punto di maggiore tensione di una corda sociale allo stremo delle forze.

In attesa che ci sia qualcuno capace di invertire la rotta della macchina statale riducendone il costo, per restituire ossigeno all’economia e alle tasche degli italiani, il nostro mercato dovrà trovare la forza di ripensare al proprio modello restituendo efficienza al sistema. La concorrenza, in mancanza di crescita del mercato, è crudele. Non si tratta più di conquistare nuovi spazi, ma di erodere percentuali al proprio concorrente.
Una lotta senza quartiere all’ultimo prezzo (che non è mai l’ultimo). Come se non bastasse, è proprio quando il mercato è debole che diventa più vulnerabile all’ingresso di organizzazioni internazionali. AD France, che ha disdettato Tuttemarche, ha incaricato l’Ing. Roberto Gatti di riorganizzare il colosso francese in Italia (il progetto nel dettaglio a pag. 56). Per la prima volta mettendoci del capitale proprio e mantenendo il controllo della società preposta allo sviluppo del network. Questa formula (piattaforma distributiva-ricambista-officina), sostenuta dal modello che detiene il 40% del mercato indipendente francese, potrebbe sconquassare alle radici l’organizzazione della distribuzione di ricambi in Italia, magari dando il “la” a iniziative analoghe di numerosi attori non ancora protagonisti nel nostro paese, ma estremamente forti sia in Germania, sia in Svizzera e Austria.

La logica del gruppo di acquisto ha finito il proprio slancio innovativo, se non ha prodotto un network credibile di officine indipendenti sufficientemente omogenee e fidelizzate. Coloro che hanno sprecato le risorse, che negli anni sono state messe a disposizione per rafforzare la filiera, sono oggi nell’occhio del ciclone di una tempesta annunciata da troppo tempo e che segnala ora il suo inesorabile arrivo.

 

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