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Al convegno Focus on Scandinavian Aftermarket tenutosi durante Automechanika Frankfurt, esperti di Svezia, Danimarca, Germania e Finlandia hanno raccontato come elettrificazione e organizzazione stiano ridisegnando l'aftermarket indipendente nordico.
Quando si parla di elettrificazione dell'auto, i Paesi nordici rappresentano ormai qualcosa di più di un mercato particolarmente avanzato. Sono diventati un laboratorio reale nel quale alcune delle trasformazioni che il resto d'Europa sta ancora osservando stanno già producendo effetti concreti.È stato questo il filo conduttore del Focus on Scandinavian Aftermarket, organizzato nell'ambito di Automechanika Frankfurt dalla rivista Finlandese Automediat e moderato da Tommaso Caravani di Notiziario Motoristico, con gli interventi di Valentina Ahlavuo direttrice ed editore del magazine, Antti Wolk di Wolk & Nikolic After Sales Intelligence, Lars Bergmark di Svenska Fordonsbranschen, Harri Heininiemi di AAPT - Association of Finnish Automotive Service Providers, e Mads Engberg, direttore di AUTIG e presidente FIGIEFA.
La prima indicazione emersa dal confronto è che parlare genericamente di "mercato nordico" rischia di semplificare troppo una realtà molto articolata. A fornire la fotografia più completa è stato Antti Wolk di Wolk & Nikolic After Sales Intelligence, che ha mostrato come i quattro Paesi della regione stiano affrontando l'elettrificazione a velocità molto diverse. La Norvegia rappresenta il caso più maturo, con una quota BEV sul parco circolante indicata al 36,5%, seguita dalla Danimarca al 17,5%, dalla Svezia all'8,8% e dalla Finlandia al 4,8%. Nel complesso, secondo i dati presentati da Wolk, il 15% del parco nordico sarebbe già costituito da BEV, contro il 2,8% dei cinque maggiori mercati.
Numeri che spiegano perché ciò che accade in quest'area possa interessare anche operatori italiani, tedeschi o francesi. Ma l'elettrificazione è soltanto una parte della storia.
Secondo i dati presentati da Antti Wolk, i quattro mercati di Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia rappresenterebbero circa 8,98 miliardi di euro di fatturato nella distribuzione e nel retail IAM, una dimensione complessivamente paragonabile a quella della Polonia. Il dato più interessante riguarda però il valore generato per veicolo: circa 620 euro contro 309 euro nel resto d'Europa. Anche la concentrazione appare molto più elevata: i primi cinque operatori rappresenterebbero il 43,2% del mercato nordico, contro il 16,4% su scala europea.
Ancora più significativo per il mondo della riparazione è il grado di organizzazione delle officine. Secondo Wolk & Nikolic, il 55,6% delle officine indipendenti nordiche aderisce a un network, franchising o sistema organizzato, quasi il doppio rispetto al 28,4% registrato nel resto d'Europa.
Un dato che aiuta a comprendere anche il caso svedese raccontato da Lars Bergmark. Svenska Fordonsbranschen rappresenta oltre 2.200 aziende dell'aftermarket indipendente e stima per il settore un giro d'affari di circa 30 miliardi di corone svedesi, esclusa la manodopera, con circa 25.000 addetti. Ma un mercato molto organizzato non significa un mercato privo di problemi. Tra i temi evidenziati dall'associazione figurano l’accesso ai dati del veicolo, quello alle informazioni tecniche, specialmente ai libretti del service digitali, l’evoluzione della MVBER, l’arrivo dell’Euro 7 e in generale, una sempre maggiore necessità di aggiornare continuamente le competenze tecniche.
Ed è proprio il tema dell'accesso a diventare centrale quando il veicolo passa dall'essere prevalentemente meccanico a essere sempre più software-defined.
Lo ha mostrato bene anche il caso danese. Mads Engberg ha ricordato che nel primo semestre del 2026 le vetture elettriche hanno rappresentato il 79,9% delle nuove immatricolazioni in Danimarca e, a luglio, il 22,9% dell'intero parco circolante. Eppure, nello stesso mercato, sono ancora le vetture con motore endotermico tradizionale a sostenere gran parte della crescita dell'aftermarket indipendente.
È forse una delle contraddizioni più interessanti emerse durante la sessione: la trasformazione del mercato del nuovo e quella dell'aftermarket non procedono ovviaemnte alla stessa velocità, ma forse il distacco temporale è superiore alle previsioni di qualche anno fa.
La Finlandia ne rappresenta un esempio ancora più evidente. Harri Heininiemi ha mostrato un mercato nel quale l'elettrificazione cresce, anche attraverso l'importazione di veicoli usati, ma dove il parco continua a essere relativamente anziano. La conclusione dell'associazione AAPT è che, almeno fino a oggi, l'elettrificazione non abbia ancora modificato in maniera sostanziale l'attività quotidiana di molte officine indipendenti. Al tempo stesso, batterie, diagnostica e riparazione dei sistemi ad alta tensione potrebbero diventare nuove aree di lavoro negli anni a venire.
Ed è probabilmente questo il punto più utile per leggere l'esperienza nordica.
L'elettrificazione non elimina necessariamente il lavoro dell'officina: ne modifica la composizione. Diminuisce parte della manutenzione ordinaria, mentre acquistano peso diagnostica, gestione termica, ADAS, elettronica, certificazione dello stato di salute delle batterie e riparazione dei componenti ad alta tensione.
La domanda, quindi, è forse più ampia di quella relativa al numero di vetture elettriche presenti nel parco.
Il cambiamento che i Nordics stanno anticipando riguarda un aftermarket che diventa più organizzato, più dipendente dalle competenze e sempre più legato all'accesso a dati, sistemi e informazioni. Un modello nel quale essere indipendenti non significa necessariamente operare da soli e nel quale la capacità di entrare in un network, investire nella formazione e accedere correttamente al veicolo potrebbe diventare importante quanto la disponibilità del ricambio.
Per questo l'esperienza nordica merita di essere osservata con attenzione. Non perché Svezia, Finlandia, Danimarca o Norvegia rappresentino automaticamente il futuro dell'intera Europa, ma perché stanno già rendendo visibili problemi e opportunità che molti altri mercati incontreranno più avanti.
In questo senso, più che un modello da copiare, i Nordics rappresentano oggi un'anticipazione da studiare.
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